Le palme di Schönbrunn e i cetrioli dell’imperatore

Le palme di Schönbrunn e i cetrioli dell’imperatore

Questo articolo fa parte del numero 30 di Web Garden: Incubatore di vita

Con la primavera alle soglie, anche se in questi giorni non si direbbe, il Magazine di Web Garden torna a parlare di vita: quella delle piante. In tempi remoti, il rigore dei mesi invernali costringeva orti e giardini a dormicchiare sotto la neve. Finché, nel 30 d.C., l’imperatore Tiberio si ammalò e il medico gli prescrisse un cetriolo al giorno per via orale.

Come racconta Mark Crumpacker nel suo A Look Back at the Amazing History of Greenhouses, giardinieri e ingegneri di corte non si persero d’animo, inventando la prima coltivazione in ambiente artificiale della storia. Plinio il Vecchio la descrive come una struttura semovente, simile a una carriola, con un tetto in materiale traslucido e oliato, per far entrare la luce di giorno e non far uscire il calore di notte. Fu così che – un carretto via l’altro – Tiberio ebbe i suoi 365 cetrioli l’anno, e se pure morì dopo un totale di 2.555 somministrazioni, l’agricoltura aveva ormai compiuto un passo strategico.

Con un bel balzo in avanti, sempre a Roma, nel XIII secolo nacquero i primi giardini botanici al mondo, dotati di proto-serre per custodire le piante e gli ortaggi tropicali che gli esploratori portavano dai loro viaggi. Del più leggendario, che si trovava in Vaticano, oggi non esiste altro che materiale storiografico.

Due secoli dopo, nella Corea del 1450, il medico della famiglia reale Soon ui Jeon descrisse nel suo manoscritto Sangayorok una serra riscaldata grazie a un sistema artificiale – detto “ondol” – che, attraverso un tubo, convogliava nell’ambiente il calore prodotto da una caldaia sotto il pavimento. La modernità delle serre coreane stava nella possibilità di controllarne la temperatura, senza affidarsi alla casualità dell’energia solare. Fu così che, per tutto l’inverno 1438, la corte poté cibarsi di mandarini a sazietà.

In Europa, le cose non funzionavano altrettanto bene. Nei Paesi Bassi e nell’Inghilterra del XVII secolo il problema di fornire alle serre il giusto calore non era stato risolto. Solo nel 1681, al Chelsea Physic Garden, fu costruita la prima struttura riscaldata a stufa. Intanto, a Versailles, le dimensioni crescevano, fino a raggiungere i 150 metri di lunghezza.

Va però al nipote di Napoleone Bonaparte, il botanico francese Charles Lucien Bonaparte, figlio del fratello minore dell’imperatore, il merito di aver costruito in Olanda la prima serra moderna per coltivare piante tropicali medicinali. Da lì la strada fu tutta in discesa. Nell’Inghilterra vittoriana sorsero serre imponenti e altissime per contenere piante esotiche: uno spettacolo per celebrare la vastità dell’impero coloniale e intrattenere il pubblico. La moda dilagò. Nel 1882, a Vienna, nel parco del castello di Schönbrunn fu inaugurata la Palmenhaus – la casa delle palme: tre padiglioni per un totale di 2.500 metri quadrati che, assieme ai Kew Gardens di Londra, sono a tutt’oggi tra le più grandi serre in Europa di questo genere.

Belgio, Monaco, New York, Giappone. Ormai le serre avevano abbandonato il loro utilizzo originario di coltivazione in ambiente artificiale per diventare attrazioni. Il XX secolo portò la cupola geodetica, a forma di sfera, e le serre piramidali, come quella del Louvre: strutture dove la firma dell’architetto è più importante dell’ospitalità per le piante.

Parallelamente, le coltivazioni in ambiente artificiale non hanno mai smesso di evolversi e diversificarsi, sostenute più dalla tecnologia che da questioni estetiche. Oggi ci sono serre d’ogni tipo: fredde, temperate, calde, idroponiche; multiple, fisse, gemellate, mobili. Una delle ultime applicazioni la racconta Anna Chiusano nell’intervista della prossima settimana, alla scoperta della startup Agricooltur, nata a Carignano (Torino) nel 2018 e specializzata in serre aeroponiche, che permettono la coltivazione fuori suolo. Il video di Marco Beck Peccoz ci descrive per immagini questa nuova frontiera agricolo-industriale. Chi predilige il fai-da-te dovrà attendere i consigli di Ginevra Roselli Lorenzini sugli orti da terrazzo, per finire marzo con la rubrica di ricette di Cristiana Savio. Confidiamo nei cetrioli.

Mercatini di Natale, a ciascuno il suo

Mercatini di Natale, a ciascuno il suo

Questo articolo fa parte del numero 29 di Web Garden: Oh, albero

Belli sono belli e hanno la capacità di “fare Natale” a qualunque latitudine riportando ovunque il fascino del tempo passato e quelle ambientazioni incantate tipiche del Natale. Lo stile – praticamente un format esportato a livello culturale tanto da essere riprodotto in tutto il mondo dagli Stati Uniti al Giappone, fino all’India – è sempre lo stesso, casette di legno, lucine, cibo, musica natalizia di sottofondo e una miriade di oggettini in vendita, ideali per regali e pensierini.

L’atmosfera un po’ magica che si respira passeggiando fra le casette illuminate ha fatto dei mercatini di Natale una vera mania, tanto da sviluppare un turismo a sé; si calcola, infatti, che 40 milioni di italiani ne abbiano visitato uno almeno una volta, mentre 6 su 10 nostri connazionali sono degli habituè del genere. 

Tradizione secolare che ogni Natale si rinnova, i mercatini regalano ai visitatori un’esperienza sospesa fra storia e folklore, ma perché e quando sono nati? Le prime notizie relative a qualcosa di simile, per la necessità di fare provviste in vista dell’inverno, risalgono all’Alto Medioevo in alcune zone del Sacro Romano Impero.

Pare che il loro precursore sia il Dezembermarktmercato di dicembre – di Vienna, risalente al 1298 quando i commercianti, grazie ad un permesso dell’imperatore Albrecht, poterono organizzare un mercato per un paio di giorni all’inizio della stagione fredda in modo da consentire alla gente di fare scorte di cibo. Un esempio di marketing che si diffuse velocemente in tutta Europa e dagli alimenti si passò a vendere anche cesti, sculture in legno, tessuti. Erano per lo più prodotti realizzati dai Bauer, contadini di montagna delle zone di lingua tedesca, realizzati nelle lunghe giornate invernali.

L’usanza di rivenderli a valle nel periodo dell’Avvento, con il tempo ha dato vita a vere e proprie giornate di festa accompagnate da canti e balli.

Christmas markets in the north of Italy in a december evening

Curiosa è la virata imposta ai mercatini dalla Riforma Protestante che ne cambia data e festeggiato. Dal 6 dicembre, giorno dedicato tradizionalmente a San Nicola, si passa al giorno della nascita di Gesù con buona pace di tutti i santi ai quali la Riforma, è il caso di dirlo, “fece la festa”. Correva l’anno 1517 e con l’abbandono del culto dei santi voluto dal luteranesimo, il Mercatino divenne “di Natale” cambiando nome in ChrisKindlmarkt, ovvero Mercatino del Bambino Gesù. Nome che in buona parte viene mantenuto ancora oggi. 

Ai giorni nostri tra i mercatini di Natale più particolari in Italia c’è quello di Canale di Tenno, in Trentino. Le bancarelle sono allestite all’interno delle case, delle botteghe e delle stalle del villaggio. In Piemonte il bellissimo borgo di Santa Maria Maggiore, che vanta la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, si anima del suo rinomato Mercatino di Natale, riconosciuto tra i più grandi d’Europa. Di fatto un mercatino diffuso tra le Valli Vigezzo e Ossola che si può visitare con il comodo e suggestivo trenino Vigezzina-Centovalli di cui vi abbiamo parlato nello scorso numero del nostro magazine. 

Dopo le restrizioni luterane, il fascino dei mercatini di Natale trova nuovo slancio con la Rivoluzione Industriale che, grazie ad un maggiore agio economico della popolazione, ne ha alimentato sviluppo e diffusione. Ma i malumori dei proprietari dei grandi magazzini, per niente contenti della concorrenza dei mercatini si fecero sentire fino a farli spostare in periferia, dove rimasero per decenni. Negli anni Trenta del Novecento, con l’aiuto del Partito Nazista, i mercatini tornano nei centri cittadini ma solo con la vendita di oggetti e prodotti locali, in linea con l’ideologia autarchica del Terzo Reich, per sparire poi con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Ricompaiono negli anni ‘60 e ‘70 rinvigoriti dal boom economico del periodo. Corsi e ricorsi storici.

Da allora i mercatini di Natale si sono diffusi dall’arco alpino – principalmente da Germania, Austria e Francia – fino all’Italia ma in tempi molto più recenti di quanto si possa pensare. Il più vecchio mercatino di Natale italiano infatti è quello di Bolzano che però è decisamente giovane, poiché risale solo al 1990. Da lì al Piemonte e alla Valle d’Aosta e lungo tutto lo Stivale è stato un attimo.  

Beautiful young women enjoying Christmas on the Winter market.

Il più grande mercatino tirolese d’Italia è ad Arezzo, mentre a Verona la fiera di Santa Lucia è il mercatino di Natale più grande della città. A Genova il Natale si vive nelle botteghe storiche di via Zena. Le antiche pasticcerie, le cioccolaterie, le sartorie e le botteghe diventano lo scenario ideale per il Natale più dolce. A Torino il cuore del Natale si apre nell’Antico Borgo degli Stracci, tra botteghe di antiquariato, trattorie storiche, chalet e bancarelle che trovano posto in Piazza Borgo Dora e nel suggestivo Cortile del Maglio. Sempre in Piemonte, il paese di Govone a dicembre si trasforma nel Magico Paese del Natale dove la caratteristica principale è l’atmosfera. L’antico carosello è una giostra in stile Belle Epoque affiancata al Pastry Chef, un angolo di pasticceria dove gustare i dolci sabaudi di quell’epoca. 

Storico l’appuntamento a Napoli. Nella via degli artigiani del presepe, la mitica via San Gregorio Armeno, si respira il Natale più tradizionale e forse più sentito. Negozietti, bancarelle e botteghe vendono statue del presepe di ogni manifattura e per tutte le tasche, ma su tutti quelle del celeberrimo presepe napoletano

Nel beneventano un castello speciale ospita uno dei mercatini di Natale più belli d’Italia: 

Il castello guarda dall’alto il borgo medioevale di Limatola e ospita giullari, corte medievale, falconieri, stand gastronomici e, ovviamente, la casa di Babbo Natale. 

Nelle Marche, vicino a Pesaro, nel borgo collinare di Candelara si tieni uno dei mercatini più particolari e suggestivi e già il nome del borgo può dare un indizio sul tema: la candela di cera d’api. Ogni fine settimana l’illuminazione elettrica del borgo si spegne e il paese viene illuminato soltanto dalle fiammelle delle candele di cera. 

Insomma, quella dei mercatini è una magia che non stanca mai, allieta e scalda il nostro Natale, regalandoci atmosfere avvolgenti di addobbi, luci e profumi. Su tutti quelli nostalgici e un po’ evocativi del vin brulè e dei tradizionali dolcetti del nord.  


I MERCATINI NEL MONDO

I più grandi? Quello di Vienna sulla Rathausplatz con circa 200 bancarelle stile casette di legno, quello di Colonia con 160 bancarelle divise in sette mercati di cui uno a bordo di una imbarcazione sul Reno e quello inglese di Bath con 180 espositori. 

Il più scintillante?  Il Christmas Wonderland di Singapore che ogni anno ospita oltre 3 milioni di visitatori. Le strutture sono realizzate a mano da artigiani italiani con legno bianco toscano, il laboratorio di Babbo Natale è allestito all’interno di una palla di neve nella foresta e la Walk of Peace è un tunnel di 50 mt illuminato da 60.000 lampadine.

Il più alto? Quello sul Monte Pilatus in Svizzera.  Allestito a 2.132 mt di quota è considerato il più alto d’Europa.

I più famosi?  Quelli di Augusta, Norimberga, Dresda.

L’albero di Natale

L’albero di Natale

Questo articolo fa parte del numero 29 di Web Garden: Oh, albero

Il Natale, con la sua magia ed il suo calore, è una festa celebrata in tutto il mondo. Uno degli elementi più iconici di questa festività è senz’altro l’albero di Natale, splendidamente addobbato con luci scintillanti e ornamenti vari. Ma qual è l’origine di questa tradizione secolare che ha portato all’affascinante pratica di decorare l’albero?

Il primo riferimento documentato dell’uso dell’albero di Natale risale al VI secolo, nella Germania settentrionale. Lì, gli abitanti decoravano gli alberi con mele, noci e altri frutti, rallegrando così le loro case. Questo gesto non solo conferiva un tocco di bellezza e calore all’ambiente domestico, ma era volto a simboleggiare anche l’abbondanza e la prosperità.

Una successiva evoluzione nella decorazione dell’albero natalizio si ebbe nel XVII secolo, quando si iniziarono ad utilizzare piccole lanterne e candele per illuminare gli alberi. Questa novità fu ispirata dalla tradizione del “Paradise Play”, una rappresentazione teatrale di storie bibliche che veniva eseguita durante le festività del Natale.

Gli alberi erano posti al centro del palcoscenico e illuminati per donare un tocco magico ed etereo alla performance.

Gift Box Under Christmas Tree With Ornament In Interior With Fireplace And Abstract Defocused Bokeh

uttavia, il vero punto di svolta si ebbe nel XIX secolo in Inghilterra.

La regina Vittoria ed il suo amatissimo consorte, il principe Alberto, erano noti per la loro influenza sulle mode e sulle tendenze dell’epoca, e la loro adozione dell’albero di Natale come elemento centrale decorativo contribuì a diffonderne l’uso in tutta la società. Furono loro ad introdurre l’uso delle decorazioni fatte a mano, tra cui piccoli regali, caramelle e giocattoli, appesi all’albero con cura.

Un altro elemento chiave nell’evoluzione della storia del nostro amatissimo albero di Natale fu l’avvento dell’industrializzazione. Nel corso del XIX secolo si diffuse la produzione in serie delle decorazioni natalizie, rendendo gli ornamenti, dalle palline di vetro soffiato, ai campanellini e i giocattoli in miniatura, più accessibili a tutte le classi sociali.

Closeup photo of traditional Christmas decorations and candles on wooden table against fireplace

Sempre nello stesso secolo, anche negli Stati Uniti l’addobbo dell’albero divenne una tradizione diffusa, grazie anche all’influenza della moda europea sulla cultura americana. Nel 1880, Thomas Edison brevettò la lampadina elettrica, un’invenzione che segnò la svolta nella storia delle decorazioni, dove le lampadine, più durature e sicure, andarono via via a sostituire le fiammelle delle candele, tanto romantiche quanto pericolose. 

Nel XX secolo la tradizione della decorazione dell’albero di Natale divenne universalmente diffusa, tanto da arrivare a trascendere anche la sua origine religiosa: sono molte le famiglie di confessione diversa da quella cristiana che oggi decidono di rallegrare la loro casa con quest’usanza, divenuta più un simbolo del focolare domestico e dell’unione familiare che non del Natale religiosamente inteso.

Oggi l’albero di Natale è immancabile, ed ognuno trova la sua espressione estetica nel decorarlo. Ve ne sono di maestosi e barocchi, pieni di ori, luci, nastri, scintillii, altri estremamente creativi, con decori di forme e colori bizzarri, fino a quelli più essenziali, composti dalla sagoma di un solo ramo e poco altro. Ma che il vostro sia un albero minimal o maximal, Web Garden vi augura di trovare attorno ai suoi rami il calore delle feste trascorse nell’amore dei vostri cari.

Buon Anno da Web Garden

Buon Anno da Web Garden

Il team di Web Garden vi augura di passare un felice Anno Nuovo.

Nel farlo vi proponiamo la canzone “Who Wants to Live Forever” dei Queen interpretata da Lorenzo Licitra dall’evento di Natale del 2021 al Duomo di Torino!

Buon Natale da Web Garden

Buon Natale da Web Garden

Il team di Web Garden vi augura di passare un felice Natale con le vostre famiglie e amici, nell’attesa di ripartire con un nuovo anno ricco di novità, giardini, articoli e news.

Nel farlo vi proponiamo la canzone “White Christmas” interpretata da Lorenzo Licitra dall’evento di Natale del 2021 al Duomo di Torino!