In Oriente, il fiore di loto è investito di una forza spirituale così potente da dare il nome a uno dei testi sacri del Buddhismo, il Sutra del Loto.

Questo articolo fa parte del numero 22 di Web Garden: I fiori degli dei

Quando gli asportano la milza nel 1917, Bach – il medico inglese, non il compositore – ha 31 anni e un’aspettativa di vita di 12 settimane. Le metastasi gli hanno compromesso il fegato. Per ottimizzare il poco tempo rimasto, si chiude in laboratorio e sperimenta. Passano tre mesi, poi sei, quindi un anno. Edward Bach non muore: è piuttosto occupato nel suo percorso spirituale di guarigione con l’ausilio (pseudo-scientifico) dei fiori.

I suoi 38 rimedi floreali, oggi noti come Fiori di Bach, nascono dalla convinzione che «la salute è l’unione armonica di anima, mente e corpo» e che l’energia dei petali («che devono essere raccolti nella loro massima fioritura nelle prime ore del mattino di un giorno assolato, senza nubi in cielo») entra in vibrazione con l’energia umana, ripristinando un equilibrio che – dallo spirito – passa al corpo, guarendolo.

Al netto dello scetticismo della medicina tradizionale, che riconosce ai Fiori di Bach un semplice effetto placebo, Bach (che, intanto, sopravvivrà altri 19 anni) non è il primo a considerare la spiritualità dei fiori, e talvolta il loro tramite con il divino.

In Oriente, il fiore di loto è investito di una forza spirituale così potente da dare il nome a uno dei testi sacri del Buddhismo, il Sutra del Loto. Simbolo di purezza, nasce nel buio e nel fango senza esserne contaminato; e quando affiora in superficie, intatto sull’acqua, spalanca i suoi petali immacolati alla luce del sole.

Nell’induismo, Brahma – divinità creatrice dell’universo materiale – è raffigurato sopra un fiore di loto; e la pratica spirituale dello yoga non prescinde dalla più celebre delle sue posizioni, la padmasana o «posizione del loto»: gambe incrociate e schiena eretta, per innalzarsi verso il Cielo e ricongiungere mente e spirito. 

Nella Grecia classica, il dianthus – che noi chiamiamo garofano – è il «fiore degli dèi» (dal greco dìos, divino, e ànthos, fiore) ed è sacro a Diana, dèa della caccia. Per gli antichi Romani, la sua energia è tale da sconfiggere i veleni e annientare la peste. Nella mitologia cristiana, la prima apparizione del garofano sulla Terra si deve alle lacrime versate dalla Vergine Maria per Gesù sul Monte Calvario. 

La strada verso l’alto (o l’altrove) è cosparsa di petali. L’Eden è un giardino, così come lo è la Jannah, il Paradiso dei musulmani. Persino nei Karesansui – i giardini di pietra dello shintoismo giapponese, che in Occidente conosciamo come «giardini Zen» – alla fisionomia originaria di sassi e ghiaia si aggiungono piante e fiori per aiutare la meditazione.

Pink Water Lily in a Peaceful Natural Setting

Questo mese, il Magazine di Web Garden è dedicato alla spiritualità nei fiori, che trascendono la propria materialità – forma, profumo, colore – per diventare voce, simbolo o ponte con l’infinito. 

È con un fiore tra le mani che accostiamo i grandi misteri della vita. Diamo il benvenuto a chi nasce. Diciamo addio a chi muore. Esprimiamo innamoramento e amore: quel sentimento che, qualunque sia la sua declinazione, più d’ogni altra cosa avvicina l’uomo all’eternità. 

La scorsa settimana, il video di maggio ci ha accompagnati sulle Prealpi biellesi alla scoperta del Parco Burcina: un’esplosione di colori che, da metà Ottocento, gli uomini della famiglia Piacenza – nonno, padre, figlio – hanno perseguito come una religione, acquistando terreni e coltivando piante con nessun altro scopo se non lasciare al mondo una scia di Bellezza. 

L’articolo di venerdì prossimo sarà dedicato ai Fiori degli Dei, per poi concludere il Magazine del mese (troppo breve per approfondire come avremmo voluto) con il consueto Herbarium di Cristiana Ruspa.

Il maggio di Web Garden non si esaurisce nel suo Magazine. Il 26 e il 27 parteciperemo al Festival del Verde a Torino, che per una settimana (22-28 maggio) si snoda tra i Giardini di Palazzo Reale e la Cavallerizza. Web Garden sarà lì, con un piccolo stand color fucsia, dopo aver organizzato per il programma del Festival due open garden: mercoledì 24, una visita al parco del Castello Provana di Collegno; venerdì 26, un tour in 6 giardini privati di Torino. 

I padroni di casa apriranno i cancelli ai visitatori (gratuitamente, tanto per chiarire) per puro spirito di condivisione. Il profumo di un fiore, l’incanto di un’aiuola, la maestosità di un albero. Un istante di meraviglia che qualcuno chiama dono.