Già nel mondo antico come in quello medievale la botanica era una disciplina straordinariamente importante.

Questo articolo fa parte del numero 17 di Web Garden: Il Giardino dei Semplici

Nei secoli bui del Medioevo, quando l’unico riparo dalle orde dei Barbari che scendevano da Nord erano le mura di un castello o di un monastero, la Storia disegnava una nuova fisionomia dell’Europa.

L’architettura, seguendo le leggi della sopravvivenza, confinava la quotidianità tra le cinta dei nuovi insediamenti. Tutto era chiuso e sicuro: nascita, morte, preghiere, artigianato e studi, svaghi e mercati, allevamento, orti, campi e frutteti. Nel mondo la Natura si riappropriava dei suoi spazi. Le terre che erano state bonificate e coltivate fino alla caduta dell’Impero romano tornavano al proprio stato originario.

Fuori dilagavano i boschi. Dentro, ordinato come una liturgia, nasceva il giardino monastico.

Benché coltivato all’interno dei centri religiosi medievali, il Giardino dei Semplici non indicava alcuna virtù cristiana.

Era un orto destinato a piante ed erbe officinali: Simplicis Medicinae e Simplicis Herbae, medicamenti preparati con una sola pianta, a differenza dei Composita, i rimedi misti, dove gli ingredienti erano mescolati dai monaci con sapienza e qualche azzardo. Poco più in là, nello stesso spazio recintato del monastero (Hortus Conclusus), crescevano ortaggi.

Già nel mondo antico la botanica era una disciplina straordinariamente importante. Plutarco (I-II secolo d.C.), il prolifico biografo greco di cui gli ex studenti ricordano con vaghezza le Vite Parallele, attestava la presenza di un giardino di piante medicinali e velenose nell’Asia Minore del III secolo a.C. voluto da Attalo, re di Pergamo.

Intanto Teofrasto (IV-III secolo a.C.), discepolo di Aristotele, scriveva due corposi trattati sulle piante, classificandone 455 specie e passando alla storia come “il padre della botanica”. Il greco Dioscoride (I secolo d.C.) si concentrava Sulle erbe mediche, testo sacro della farmacopea antica, utilizzato fino al XVII secolo quando fu scavalcato dalla nascita della medicina moderna.

Orto Botanico di Pisa

Nel frattempo, in Italia, Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) dedicava sedici libri della sua mastodontica Naturalis historia a erbe, coltivazioni e medicamenti.

Poi calarono gli Unni, e con essi un’altra ventina di tribù germaniche. Roma cadde, l’Impero si disgregò, si instaurarono i regni romano-barbarici. Iniziò il Medioevo. In quei centri di cultura e salvaguardia della memoria che furono abbazie, monasteri e conventi, la giornata – fitta di impegni – era organizzata con meticolosità. Grazie a questa disciplina Ildegarda di Bingen (1098-1179) poté essere monaca, musicista, badessa, artista, teologa, compositrice, poetessa e diventare infine Santa, ma anche passare alla storia come una botanica formidabile.

Nel suo Liber Simplicis Medicinae sono raccolte oltre 300 specie vegetali da usare come farmaci “semplici”. Per la ritenzione idrica e le infiammazioni renali c’era il levistico (Levisticum officinale); contro i vermi parassiti il tanaceto (Tanacetum vulgare), ottimo anche per la gotta e i reumatismi. Le malattie infettive dell’apparato respiratorio erano curate con la santoreggia (Satureja L.), il diabete con il cumino (Cuminum cyminum). Ogni disturbo aveva la sua pianta, e se è vero che molte cure erano palliative, se non talvolta dannose, è anche vero che oggi la scienza ha confermato l’utilità di certi antichi rimedi.

Intanto il lungo millennio del Medioevo avanzava verso il Rinascimento. Nei Giardini dei Semplici si affacciavano altre specie, spesso non medicinali. Gli orti dei monaci si spostavano in quei nuovi centri della cultura e del sapere che erano le università, dove le piante erano coltivate a scopo didattico e scientifico, da professori e studenti non sempre interessati a indagarne le proprietà officinali.

Fuori le mura dei conventi, nel 1543 Cosimo I de’ Medici fondava il primo orto universitario al mondo, quello di Pisa (la cui posizione attuale risale però al 1591, ndr). Due anni dopo (1545), l’ateneo di Padova inaugurava quello che è a tutt’oggi il più antico orto botanico ancora nella sua collocazione originaria. Nello stesso anno nasceva quello, maestoso, di Firenze (1545). La botanica stava diventando una scienza autonoma, si distaccava dalla Medicina, e dal Giardino dei Semplici germogliava semplicemente il giardino.