Il tempo non sembra più esistere, i ricordi affiorano vividi e reali: memorie olfattive

Questo articolo fa parte del numero 23 di Web Garden: Essenza d’estate

Sento nell’aria il profumo dell’ambra ed immediatamente, senza nemmeno accorgermene, mi guardo intorno per cercare mia madre. Un certo tipo di brillantina per capelli, e tutto d’un tratto mi rivedo bambina mentre da sotto in su, un po’ intimorita, osservo mio nonno ordinato, elegante e sento su di me il suo sguardo fiero ed accigliato, grigio come il metallo.

Il borotalco mi porta quasi a percepire di nuovo fra le dita la carne tenera dei miei figli da piccoli, quando sul fasciatoio mi attardavo a mordicchiarli e posavo il naso fra le loro pieghe mentre li vestivo, per inspirare il più a fondo possibile tutta la loro innocente essenza di esseri nuovi.

Il tempo non sembra più esistere, i ricordi affiorano vividi, reali, pervasivi e le immagini, le sensazioni, mi immergono completamente in una sorta di presente alternativo.

È proprio così che funziona la memoria olfattiva, quella specifica abilità che hanno gli odori di risvegliare in noi ricordi ed emozioni non edulcorati dal tempo. Il senso più potente ed arcaico di cui siamo provvisti, l’olfatto si sviluppa già nei primi mesi di gestazione, per permettere al feto di riconoscere la propria madre.

E poiché l’area del cervello che elabora questo tipo di informazioni è collegata al sistema limbico, l’esperienza olfattiva è intrinsecamente connessa alle nostre emozioni, attraverso l’amigdala, ed alla nostra memoria, attraverso l’ippocampo.

Tale è la potenza evocativa che gli odori esercitano su di noi, che uno studio della Rockfeller University di New York ha dimostrato che le persone ricordano il 35% di quanto annusano, rispetto al 5% di quanto vedono, al 2% di quanto sentono e all’1% di quanto toccano. Non solo, ma ulteriori studi nel campo del neuromarketing hanno evidenziato che il 75% delle nostre emozioni è scaturita proprio dai profumi.

Questo tipo di reazione, involontaria e potentissima, è la più istintiva e la meno mediata dalla realtà di quelle scaturite dai nostri sensi ed è nota anche come sindrome di Proust, dal celeberrimo e poetico passaggio tratto dalla “Ricerca del tempo perduto” in cui l’autore non solo si abbandona, ma anche ritrova sé stesso attraverso il ricordo delle madeleine della sua infanzia:

“E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un domani malinconico, mi portai alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato che s’ammorbidisse un pezzetto di madeleine. 

Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, isolata, staccata da qualsiasi nozione della sua casa. Di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, quell’essenza non era dentro di me, io ero quell’essenza.”

La poesia e la letteratura forniscono gloriosi esempi del potere evocativo dei profumi. Ricordiamo le opere sinestetiche de “I fiori del male” di Baudelaire, in cui il poeta stimola il lettore attraverso la sollecitazione contemporanea di sensi diversi come in questo passaggio di “Corrispondenze”: 

“Vi sono profumi freschi come carni di bambini, / dolci come oboi, verdi come prati, / – e altri, corrotti, ricchi e trionfanti, // che hanno l’espansione delle cose infinite, / come l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso, / che cantano i trasporti dello spirito e dei sensi.”

Oppure il celebre romanzo dell’autore tedesco Patrik Suskind, “Il profumo”, in cui il protagonista è privo di un suo proprio odore, ma dotato di un olfatto straordinario attraverso il quale, perversamente, cerca di fondersi con il resto dell’umanità: 

“Gli uomini possono chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non possono sottrarsi al profumo. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere.”

E per finire, come non ricordare una delle frasi più celebri del premio Nobel per la letteratura, Gabriel Garcia Marquez: “Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati”, da “L’amore ai tempi del colera.”