Intervista a Roberta Conzato

Questo mese è dedicato a uno dei cinque sensi: l’olfatto. Per questo abbiamo deciso di intervistare una imprenditrice, Roberta Conzato.

Questo articolo fa parte del numero 23 di Web Garden: Essenze d’estate

Questo mese il Magazine di Web Garden è dedicato a uno dei cinque sensi: l’olfatto. Per questo abbiamo deciso di intervistare una imprenditrice, Roberta Conzato, che fin da piccola ha inseguito il sogno di realizzare i suoi profumi.

Roberta, come nasce questa tua passione per le essenze?

«Fin da bambina sono stata predisposta a sentire gli odori. Mia madre subiva i miei capricci: non indossavo i vestiti se non profumavano come volevo. Solo al termine degli studi sono finalmente riuscita a dare voce a questa mia passione, andando a Parigi per approcciare la profumeria di nicchia. In Italia, a quei tempi, non esisteva un’università per “nasi”, né tantomeno corsi di formazione e apprendimento.

Parigi mi parve la scelta più adatta. Tuttavia, la ISIPCA (Institut Supérieur International du Parfum, de la Cosmétique et de
l’Aromatique Alimentaire), che si trova a Versailles e che già all’epoca era riconosciuta come scuola d’eccellenza, era economicamente inavvicinabile.

Ecco, allora, che passavo le mie giornate nelle profumerie per approfondire le diverse note che sentivo nelle boccette. Per creare un profumo è necessario avere una grande conoscenza delle materie prime, scegliere e miscelare le essenze per creare fragranze dotate di una tale personalità da diventare riconoscibili. In quel periodo ho capito che quello era il mio futuro».

Che cosa è successo dopo?

«Al mio rientro a Torino ho iniziato a frequentare la titolare della storica profumeria San Federico, Simona, e poi anche Terry di Floris. Queste due signore, che potrei definire le mie mentori, mi hanno aiutata facendomi conoscere diversi distributori, portandomi ai saloni dedicati alle essenze, come quello di Milano e quello di Firenze, e presentandomi i “nasi” più conosciuti a livello internazionale che hanno contribuito a creare la profumeria di nicchia».

Qual è a tuo avviso il più importante naso italiano?

«Lorenzo Villoresi. Per me il suo libro “Il profumo. Storia, cultura e tecnica”, è Vangelo. In quel testo l’autore, oltre a narrare la sua esperienza lavorativa, approfondisce le materie prime e la storia della profumeria».

Su quali altri testi di studio ti sei soffermata?

«Sono poi passata a “I profumi” di Teofrasto e a “Essenze e alchimia” di Mandy Afte e da lì non mi sono più fermata, fino ad arrivare a realizzare la mia personale libreria sui profumi».

Quando hai creato il tuo primo profumo?

«Dopo aver fatto un training con un “naso” italiano, ho creato il mio profumo a base di patchouli e fiori d’arancio. Si chiama “Be my patchouli” ed è ancora in distribuzione malgrado siano passati già diversi anni da quando l’ho ideato.

Da quel momento possiamo dire che è iniziata la mia vita professionale. Mi facevo spedire il materiale dalla casa essenziera Farotti di Rimini; poi, una volta ideato e creato, mandavo i campioni ai laboratori affinché li producessero in osservanza dei protocolli previsti dalla normativa di riferimento. I primi profumi li ho prodotti con il laboratorio Reyinaldi. Ho iniziato con 50 campioni, poi 100 e via di seguito».

Quando hai costituito la tua associazione Per Fumum?

«Contemporaneamente al periodo in cui ho fatto da consulente ad un grande gruppo quale QC Terme, ho fondato l’associazione Per Fumum con Sabrina Fichera, con l’obiettivo di aprire una scuola di “nasi”. Su suggerimento dello storico dell’arte Guido Curto ho iniziato a progettare le mostre “Perfumum – i Profumi della storia” a Palazzo Madama, e due anni dopo a Palazzo Reale con “ Incensum”, e ciò al fine di verificare se ci fosse interesse da parte delle persone ad avvicinare questo incredibile mondo delle essenze.

Realizzare una scuola per “nasi” in Italia, che sia accessibile a persone che hanno la mia stessa passione, a prescindere dalle possibilità economiche e dal luogo in cui vivono, è diventato un po’ il mio progetto di vita».

Qual è stato, se c’è stato, un momento particolarmente difficile della tua carriera?

«L’olfatto mi guida in tutto, per me il naso è importantissimo: ammetto che, durante il Covid, avevo il terrore di rimanere senza olfatto, o che in qualche modo si modificasse la mia percezione delle fragranze. Fortunatamente non è stato così».