Anna Chiusano e Vanni Pavesio intervistano Franco Marinetti, il re del Tartufo

Questo articolo fa parte del numero 27 di Web Garden: Tartufo il tesoro nascosto

Che cos’è il tartufo?

«Il tartufo è un fungo ipogeo. Molti sbagliano chiamandolo tubero: si tratta di un equivoco sorto con il tartufo bianco, cioè il Tuber Magnatum Pico, nome che arriva dalla persona che studiò questa forma di fungo nel periodo precedente alla Rivoluzione Francese, il dottor Picco di Torino (1788). In suo onore venne scelta questa nomenclatura. Premesso ciò, il tartufo è un fungo ipogeo che – diversamente dai porcini, funghi epigei che crescono in superficie – cresce e si sviluppa sottoterra, vivendo in simbiosi con determinati alberi e sulle loro radici».  

Quali sono questi alberi?

«Principalmente sono quattro: il tartufo è prodotto dalla quercia, dal tiglio, dal pioppo e dal salice. Poi ci sono alcune eccezioni, ma rimarrei sui fondamentali. Riconoscere il tipo di tartufo è abbastanza facile anche per un neofita. Il tartufo bianco di quercia, quando viene affettato, presenta all’interno una marezzatura di colore nocciola. Quello di tiglio è il più riconoscibile, perché ha delle venature rosse quasi color minio. Infine, quello di pioppo ha una polpa bianca mentre quello di salice ha un colore a metà tra pioppo e quercia».  ù

Cambia anche il profumo?

«Senz’altro. Il tartufo più delicato e più elegante è quello di tiglio, ma normalmente viene consumato quello di quercia. Parlando di tartufi con lo stesso grado di maturazione, quello di quercia è più aggressivo ed è quello che normalmente assale di più il consumatore a livello di naso. Gli altri sono ottimi tartufi. che convivono benissimo con queste qualità. Naturalmente parlo di pari maturità, perché un tartufo acerbo di quercia sarà meno profumato di un tartufo di pioppo maturo».  

Come incide il terreno sulla qualità?

«Certamente ci vuole un terreno particolare. In Piemonte, soprattutto nel Monferrato e nelle Langhe, troviamo terreni adatti. Ma in Italia ci sono altri posti dove crescono buonissimi tartufi. Ad esempio, a San Miniato in Toscana, sull’Appennino tosco-emiliano e ad Acqualagna nelle Marche. Sul mercato oggi troviamo tartufi che arrivano dall’Istria e dalla Slovenia. Costano di meno e spesso vengono mescolati agli altri, sebbene non abbiano la qualità dei nostri, che sono molto più profumati».  

Qual è il periodo del tartufo?

«Il tartufo comincia nel mese di settembre fino a tutto gennaio. Il periodo migliore per raccogliere il tartufo è sempre stato il mese di novembre. Tuttavia, con i cambiamenti climatici, oggi i tempi si sono allungati e può capitare che a novembre il tartufo non abbia ancora raggiunto la piena maturazione, che magari arriva a inizio-metà dicembre».  

Bolgheri and Castagneto vineyard on sunset in backlight. Maremma Tuscany, Italy, Europe.

A che profondità si trova il tartufo?

«Questo dipende dal terreno. Se c’è un terreno più umido, il tartufo si trova più in superficie; se invece il terreno è più asciutto, il tartufo sta più in profondità. Il terreno incide anche sulla forma del tartufo, che è regolare se il terreno in cui nasce è soffice, in quanto gli permette di espandersi. Se invece il terreno è molto compatto, il tartufo si sforza a crescere e quindi la sua forma diventa più irregolare. I tartufi più belli sono quelli rotondeggianti, ma esistono anche tartufi piatti – che in termine tecnico vengono chiamati “piattine” – ugualmente molto apprezzati dai consumatori».  

Come si cerca il tartufo?

«La ricerca dei tartufi avviene attraverso il cane che è addestrato a cercarli. Quando il cane è ancora cucciolo si nascondono dei pezzi di pane in giro per casa o per il giardino e lo si incita a trovarli. Quando accade, viene ripagato con una carezza e con un pezzettino di biscotto. Da lì poi si passa a prodotti più odorosi, come formaggi, croste di formaggi stagionati e gorgonzola. Se ne nascondono dei pezzi su terreni sabbiosi, in modo che il cane sentendo l’odore non abbia difficoltà a trovarli e a raspare il terreno. Infine, si passa al tartufo. Quando iniziai ad andare per tartufi, si andava a metà agosto, cosa oggi vietata: si raccoglievano i primissimi tartufi, che però producevano all’interno dei vermetti, e quindi si adoperavano per addestrare i cani. Il cane va incitato, bisogna motivarlo. L’albero che fa il tartufo lo fa tutti gli anni ma potrebbe farlo in tempi diversi».  

Qual è il momento migliore per cercarli?

«Per me è la notte, per tre ragioni fondamentali. Innanzitutto, essendoci meno rumore, il cane è più tranquillo e ha più facilità a trovarli. Secondo, essendoci più umidità questo fa sì che l’odore del tartufo emani maggiormente dal terreno. Infine, essendo i posti del tartufo luoghi segreti di notte ci sono poche persone. A questo proposito le racconto un aneddoto. Anni fa avevo un cane spinone bianco di nome Dick, che avevo abituato a essere ripagato per aver trovato i tartufi con gallette Petit Beurre . Una sera andai per tartufi, ma non avendo le gallette portai dei grissini. Una volta trovato il tartufo, diedi a Dick il grissino: lui mi guardò, si accucciò e smise di cercarli. Allora ripresi il cane, andai dal panettiere del paese – erano circa le 11 di sera – e gli chiesi la cortesia di aprire la bottega per acquistare un pacco di Petit Beurre. Brontolando, mi accontentò. E così io potei proseguire nella mia ricerca dei tartufi».  

Com’è il mondo dei trifolai?

«È un mondo segreto. Si va per boschi di notte, c’è un’atmosfera di magia. Poi ci sono momenti in cui la magia si alterna alla paura delle tenebre. Faccio un esempio. A novembre, quando brina, camminando sopra i prati sembra di rompere i grissini. Cric-crac-cruc. Tu cammini nella notte e sei solo con il tuo cane; non lo lasci andare lontano, lo tieni vicino, e c’è la paura della oscurità ma al tempo stesso anche la magia dell’atmosfera che si crea».  

Quando si parla di tartufo tutti pensano al tartufo bianco di Langa ma, come ci ha spiegato, i tartufi possono arrivare anche da altri luoghi. Che cos’ha di speciale il tartufo albese?

«Chi ha inventato il brand “tartufo d’Alba” è stato Morra, un ristoratore del luogo. Poiché aveva capito che i tartufi erano un bene particolare, ogni anno regalava dei tartufi a una personalità. Il primo tartufo lo regalò all’allora Presidente degli Stati Uniti Harry Truman. Questa notizia venne riportata dai giornali e anche nella Settimana Incom, un cinegiornale italiano proiettato settimanalmente nelle sale cinematografiche. Morra, essendo di Alba, legò il tartufo al suo paese. In realtà, c’è più tartufo nel Monferrato che nell’albese: non a caso, nell’astigiano c’è un’agricoltura più estensiva, c’è del seminato, dei prati, dei boschi; mentre nelle Langhe c’è una agricoltura più intensiva, fatta di vigneti, e quindi ci sono meno tartufi».  

Esistono vari tartufi e varie stagionalità. Ci può spiegare?

«Esiste una grande confusione sul tartufo nero anche da parte dei ristoratori, che a volte ti propinano un tartufo nero che – diciamo – lascia il tempo che trova: magari è nero solo esteriormente. Esistono diversi tipi di tartufo, che si raccolgono da giugno a gennaio. Il primo è il Tuber aestivum, esternamente nero e, dentro, di color nocciola chiaro; è un tartufo che ha poco gusto e viene utilizzato principalmente in gastronomia. Gli altri due sono il Tuber uncinatus e il Tuber brumalis, che si trovano nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Dei primi tre, l’uncinatus è quello migliore, ma il vero tartufo nero è l’ultimo: nasce a fine dicembre e lo trovi fino a fine a marzo. Si chiama Tuber melanosporum. Questo costa molto di più degli altri perché è molto più pregiato, ed è facile da riconoscere perché, quando lo tagli, è nero anche internamente. Quanto al tartufo bianco, si tratta di un condimento che esalta il piatto. È sempre meglio grattarlo su piatti caldi come risotti, uova, fonduta o patate, così che risalti al suo meglio. In Piemonte c’è la cattiva abitudine a servire il tartufo sulla carne cruda, che però – essendo fredda – non lo fa risaltare. Invece il tartufo nero non è un condimento ma un proprio ingrediente del piatto».  

Ci tolga una curiosità: il tartufo è afrodisiaco?

«Come tutti i cibi un po’ rari e ricercati, si tende a dare loro una motivazione e una funzione un po’ dissacrante. Lo si dice anche dell’ostrica e del tartufo bianco. Secondo me sono solo dicerie, però lasciarlo credere fa parte del gioco».