Il collezionista di treni

Il collezionista di treni, o railway enthusiast: un viaggio nel collezionismo con Anna Sartorio

Questo articolo fa parte del numero 28 di Web Garden: Sì, viaggiare

Mentre i passeggeri dai treni ammirano i paesaggi, c’è qualcuno – dall’altra parte della scena – che ammira i treni. È una curiosa tipologia di collezionista, che Wikipedia chiama “feramatore”: neologismo che non esiste nei dizionari della lingua italiana, e nemmeno nell’enciclopedia Treccani. Anche l’Accademia della Crusca lo rispedisce al mittente; impossibile trovarne traccia nei suoi aggiornamenti. 

Tant’è: pur senza un’etichetta ufficiale, il collezionista di treni esiste e ha una fisionomia multiforme. Ci sono quelli che guardano e basta, un po’ come chi fa birdwatching, che in questo caso si chiama train spotting, come il primo romanzo dello scrittore scozzese Irvine Welsh, da cui nel 1996 il regista britannico Danny Boyle trasse il cult-movie che lanciò Ewan McGregor. 

Già nel 1938, per i tipi di Gallimard, Georges Simenon pubblicava L’uomo che guardava passare i treni, che erano per lui metafora di chi «è abituato a spartire le sue ore con perfetta regolarità» e prova sentimenti che «non usano deviare». 

Non ci è dato sapere se i feramatori siano mossi dal bisogno di sublimare emotivamente un’esigenza esistenziale lineare e ben tracciata – non siamo mica Freud: siamo Web Garden. Sappiamo, però, che ce ne sono migliaia. E che migliaia sono le loro collezioni.

I meno ingombranti sono i feramatori-fotografi, che riempiono album di immagini con treni, carrozze, infrastrutture, ponti, gallerie e che hanno creato numerosi forum online, destinati a quelli che in inglese sono chiamati – più correttamente – railfanrailway enthusiast.

Ci sono poi gli appassionati di modellistica ferroviaria, e no: non sono i bambini. Anche se con un trenino, prima o poi, ci abbiamo giocato tutti, l’eminenza grigia dei feramatori-modellisti è il novantacinquenne francese Georges Golaz, che a 20 anni ha iniziato a montare binari (veri) e a 25 ha cominciato una delle più ricche raccolte conosciute.

In Italia, l’ex pilota automobilistico e campione del mondo con i kart Riccardo Patrese possiede una collezione di grande valore (quanto, non è stato ufficializzato), mentre in Serbia un imprenditore ha arredato le pareti di casa con file orizzontali e sovrapposte di treni in miniatura, dal pavimento al soffitto, che detto così fa tanto manicomio ma il risultato visivo – colorato e geometrico – è una vera opera d’arte.

Anche nel costo.

Chi ha molto più denaro e ancora più spazio a disposizione, colleziona e restaura locomotive o carrozze vere. Sono i feramatori-anonimi, nel senso che di rado escono allo scoperto. Fortuna esistono i musei, numerosi anche in Italia: dal Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, dov’è nata la storia delle ferrovie italiane (andate: è strepitoso), al Museo Ferroviario Piemontese di Savigliano, alla sezione treni del Museo della Scienza di Milano. All’estero, si viaggia dal National Railway Museum (York, UK) al Railway Museum di Kyoto (Giappone) fino a un formidabile cimitero dei treni in Bolivia, poco distante da Uyuni, dove si trovano le saline più grandi del mondo. 

L’ultima stazione dei feramatori sono le collezioni di oggetti legati alle ferrovie, i più disparati: attrezzi, divise, lampade, telefoni, maniglie, sedute e placche dei treni. A loro, Web Garden suggerisce di fare al più presto un salto alla Stazione Centrale di Milano, dove fino al 23 novembre si può visitare gratuitamente una delle prime sale d’attesa vip nella storia d’Italia: il Padiglione Reale, 750 mq su due piani al binario 21 riservati ai Savoia, con un passaggio segreto nascosto dietro uno specchio della toilette da usare come via di fuga in caso di attentato. 

Ai torinesi, però, va il primato della sala d’attesa più antica e segreta: 75 mq all’interno della stazione di Porta Nuova, ultimati nel 1864 per la famiglia reale e affrescati dal pittore Francesco Gonin. Come vederla? Tenendo d’occhio le giornate del FAI, che organizza aperture straordinarie per visitare questo capolavoro nascosto.