Quale luogo quindi si presta meglio al connubio fra eterico e materico se non il giardino?

Questo articolo fa parte del numero 31 di Web Garden: I Giardini Magici

La natura è tradizionalmente ispirazione e strumento del mago, dell’alchimista, dello studioso di esoterismo, che da millenni analizza e misura i cicli ed i ricorsi dell’Universo per trovarvi una connessione metafisica con il divino. Quale luogo quindi si presta meglio a questo connubio fra eterico e materico se non il giardino?

Oasi non solo di contemplazione, ma mappa su cui disegnare precisi percorsi spirituali per l’estasi dell’iniziato e per il piacere del novizio. In Italia ve ne sono diversi, con differente genesi ed altrettanto diverso scopo, ma tutti incredibilmente affascinanti. 

Seguendo un ordine del tutto casuale, Web Garden vi porta alla scoperta dei tre fra i più emozionanti percorsi estetici e spirituali del nostro territorio. Possiamo cominciare con l’opera recente del Giardino dei Tarocchi, ideato nel 1979 dall’artista franco-americana Niki de Saint Phalle. Situato nei pressi di Capalbio, in provincia di Grosseto, è uno degli esempi di arte ambientale più importanti d’Italia. Immerse in quasi due ettari della maremma, si stagliano le ventidue ciclopiche sculture, di una dimensione che varia dai 12 ai 15 metri, che raffigurano gli arcani maggiori del mazzo dei tarocchi.

Bomarzo

Prendendo l’iconografia di questi archetipi, l’artista la rielabora trasformandola in forme sinuose, dai colori intensi, dalle involuzioni rotonde, tra il grottesco e l’erotico. Imponenti e quasi ipnotiche, queste statue, così come gli arcani a cui si riferiscono, raccontano del passaggio dell’anima in terra e di tutte le sue vicissitudini lungo questo viaggio di conoscenza ed introspezione di se stessi e della natura umana. Per preservare questo prezioso luogo, le visite sono limitate, e si svolgono esclusivamente fra aprile ed ottobre.

Si trova invece nella Tuscia viterbese il Sacro Bosco di Bomarzo, realizzato nella seconda metà del Cinquecento da Pier Francesco Orsini, detto Vicino. Si dice che l’incredibile progetto fu opera dello stesso Orsini, anche se alcuni hanno attribuito il lavoro al Vignola o Pirro Ligorio, molto attivi all’epoca. Il parco, noto anche come “giardino dei mostri” è caratterizzato da enormi sculture e strutture in pietra basate su conoscenza misteriche, riconducibili al testo “L’Idea del Theatro” di Giulio Camillo del 1550, in cui l’autore, a cui si sarebbe ispirato il principe Orsini, esprime la sua idea sulla costituzione del cosmo.

In questo luogo i visitatori sono portati a compiere un cammino iniziatico partendo dal punto più basso del giardino, per poi attraversare una selva – simbolo della materia – che conduce verso un cammino di conoscenza e salvezza articolato in tre livelli che rappresentano il mondo, la terra e l’occhio.

Il percorso culmina con il simbolico abbandono della struttura fisica e il ricongiungimento al divino. Il parco nel corso dei secoli cambiò più volte di proprietà, suscitando sempre un grande interesse fra gli studiosi e gli intellettuali. Anche nel corso del ‘900 furono numerosi gli artisti che vi si dedicarono e che vi diedero il proprio contributo, fra questi Salvador Dalì, Michelangelo Antonioni, Paolo Portoghesi e Marcel Duchamp.

Ha un impianto invece del tutto alchemico il giardino fiorentino di Boboli, che accoglie ben 800.000 visitatori l’anno e che dal 2013 è patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Il giardino è stato voluto e concepito sotto l’egida medicea e fu acquisito ed ampliato da Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I. Dal cortile dell’Ammannati inizia un percorso allegorico-alchemico con le due fontane del Carciofo e di Mosè, poste simmetricamente una sull’altra a rappresentare il principio espresso nella tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto “come in cielo, così in terra, come sopra, così sotto”. Si prosegue poi con una serie di simboli astrologici ed alchemici voluti da Cosimo I e dal figlio Francesco, che conducono all’ascesa verso il teatro con un grande obelisco egizio e la statua dell’Abbondanza.

Da qui si prosegue verso il “Viottolone” che porta alla vasca in cui prima dell’odierna scultura di Oceano vi era posta una Venere, custode dei “pomi d’oro” che erano non solo i simboli dello stemma mediceo, ma anche il frutto di cui poteva godere chi aveva compiuto il percorso interiore dell’iniziato. 

Discendere nella terra e risalire con il frutto della conoscenza, questo lo scopo dell’alchimista alla ricerca della verità come nell’antico acronimo VITRIOL: “Visita interiora terrae rettificando invenies occultum lapidem”: visita l’interno della terra e sulla retta via troverai la pietra nascosta, dove la pietra nascosta, o filosofale, rappresenta la congiunzione al divino.

E  dove meglio di un giardino per liberarsi da se stessi e se stessi ritrovare?