Giardino dell’ES – Villa La Sughera

6 Apr 2024

Località

Fortezza di Montignoso (MS)

Proprietà

Giardino

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"Kairos"... come dicono gli arabi, l'uomo di sicuro conosce solo la mamma: tutto il resto è incontrato... L'uomo può incontrare donne, uomini, animali ma anche luoghi.

Testo di Tiziano Lera

Kairos“… come dicono gli arabi, l’uomo di sicuro conosce solo la mamma: tutto il resto è incontrato… L’uomo può incontrare donne, uomini, animali ma anche luoghi. lo ho incontrato quel lembo di territorio, assurdo per le sue caratteristiche uniche: è il territorio collinare più vicino al mare di tutta la Versilia, a un’altezza di circa 250 m su un massiccio di calcare cavernoso, esposto al cammino del sole in tutte le stagioni, distante dal libeccio marino e protetto dalle Apuane dal vento di tramontana, in un microclima unico con presenza di piante e animali sia autoctoni che migratori, in particolare rapaci e farfalle, che in tutta la Versilia si trovano solo in questa zona: per sintetizzare, un lembo di Corsica.

Regina è la sughera, seguita da tutti gli altri alberi con sottobosco di mirto, corbezzolo, ginepro, lentisco, phillyrea, lantana, agrifoglio, maggiociondolo fino all’euphorbia delle isole, helichrysum, orchidee, genziane, ciclamini, helleborus… In tutte le stagioni è un continuo tripudio di fioriture e dei loro profumi spontanei.

Questo territorio collinare è il più vicino al mare, si trova sulla via Francigena e sulla linea di guardia dei castelli e gode della vista di ben otto isole, Corsica, Elba,Gorgona, Capraia, Montecristo, Palmaria, Tino e talvolta le isole Porquerolles, e delle Alpi Marittime francesi. Alle spalle si trovano le Apuane, in particolare il monte Altissimo, da cui Michelangelo estraeva lo “statuario” per le sue sculture.

Quindi, consapevole della preziosità di questo luogo, mi sono sentito responsabile e custode della sua trasmissione, intatto, al futuro.

Ho ideato un’associazione che si chiama “La Periploca” — visto che alla Sughera questa rara liana del Quaternario è presente, insieme a una felce nana che esiste solo qui e sul monte Olimpo — per proteggere e far capire i valori del nostro territorio.

Ne è nato un libro sulla Via dell’Arte, realizzato insieme ai professori dell’Università di Pisa (visto che il mio motto come architetto è “storia-arte-natura-architettura”, e che seguendo questo percorso forse si incontra “la poesia”) partendo da geologia, archeologia, storia, climatologia, flora e fauna. Con questa pubblicazione ho racchiuso tutto in una sorta di scatola nera per consegnare alla politica una testimonianza esatta dei valori e dell’importanza del mio territorio. Il progetto è piaciuto talmente tanto che Botero ha fatto il disegno della copertina, Luzi mi ha dedicato una poesia e il Papa ha benedetto il libro.

“Il giardino-non giardino” della Sughera è costituito da un “percorso zen”, con soste — nel senso di possibilità di sedersi, bere acqua sorgiva, gustare un frutto o un fiore o un profumo — e viste paesaggistiche e valori estetici e culturali che variano a seconda delle stagioni o in base alla posizione della sosta in zona ombratile o solare, Questi punti, individuati per le loro valenze e per la loro energia ctonia, secondo il Feng Shui sono carichi di ch‘i, inondati da triboelettricità, l’energia ionica creata dalla brezza di mare mentre attraversa le piante balsamico-aromatiche mediterranee, che riequilibra, attraverso la respirazione, le energie interiori.

Ho chiamato queste soste “estetico-estatiche” perché anche chi non pratica yoga ritrova se stesso attraverso una meditazione naturale o spontanea.

Il mio giardino, come dicevo al duca Amedeo d’Aosta durante il convegno internazionale “| protagonisti del paesaggio” tenutosi al Vittoriale, cui ho partecipato come relatore, è il giardino delle piante rubate, delle piante trovate, delle piante salvate: questo vuol dire talee prese senza offendere la pianta madre, piante morenti raccolte nei cassonetti oppure salvate dai cantieri dove altrimenti sarebbero state tagliate.

Non c’è giorno in cui non semini, non pianti, non faccia una talea o divida un cespo di una pianta. È una formadi maniacalità, in cui la mia presenza e la mia attività di giardiniere-sacerdote del mio piccolo tempio è continuamente stimolata, in cui mi sento continuamente in colpa e continuamente gioisco per qualcosa che tripudia, vive, soffre e muore.

Sui tavoli delle soste “estetico-estatiche” si trovano dei miei scritti, e in particolare nell’ultima postazione:“ciò che più amo del mio giardino è quello spazio fra l’abbandono e la cura”.

In accordo con questa filosofia, sono state mantenute le coltivazioni storiche esistenti, castagneto, oliveto, vigna, frutteto e orto, ed è stata creata una fattoria autosufficiente con bovini di razza Jersey, scelti per il latte ricco di proteine e per la dimensione adatta alle caratteristiche orografiche del luogo, maiali Cinta senese, capre apuane, polli, conigli, anatre, piccioni e cavalli, tutti nei loro ambiti naturali allo stato brado.

Tenendo conto del microclima eccezionale, partendo sempre da semi o da talee, ho creato intorno alla casa un agrumeto con decine di qualità, fra cui la papeda di Mauritius, il cedro mano di Buddha, il pomelo, il lime ecc., e una collezione di piante tropicali che fruttificano come l‘avocado, il passion fruit, il noce pecan o anche il banano, la phoenix dactylifera e altre. Così come fiori incredibili tra cui la jacaranda e l’aristolochia gigantea, aromi meravigliosi come la canfora oppure forme inusuali come la chorisia speciosa…

Naturalmente il giardino non è solo dell’uomo ma anche della donna e ognuno ha i suoi fiori: da qui nasce una collezione, in omaggio a mia moglie Lalla, di rose antiche e profumate e di ortensie, naturalmente poste in maniera da non intaccare la macchia mediterranea autoctona.

Questo progetto è frutto dell’amore e della ricerca dell’omeostasi fra le essenze preesistenti e quelle inserite, autoctone e non, in maniera tale che l’equilibrio fra le specie sia mantenuto nel tempo.

Come il giardino anche le costruzioni, le strade, i percorsi sono realizzati con materiali e tecniche reperiti sul luogo, come in antico, e con materiali di recupero o riciclati. Questa realtà in divenire è non solo l’abitazione della mia famiglia, ma anche un centro d’arte e di cultura con un laboratorio di scultura, di architettura, di pittura e una piccola fonderia, con ospiti e amici del mondo dell’arte come Botero, Finotti, Ciulla, Barberi, Treccani, Cascella, Timer, Kan Yasuda, Mitoraj, o della poesia come è stato Luzi.

La Sughera è la summa della mia visione di architetto del paesaggio, quella che ho chiamato il “giardino dell’Es” in omaggio al grande filosofo Georg Groddeck con cui mi identifico.

Tiziano Lera

Foto di Tiziano Lera



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