Villa Anelli – Gonde di Oggebbio (VB)

Villa Anelli – Gonde di Oggebbio (VB)

Un giardino storico in quella che viene definitiva la Valle del Paradiso. Villa Anelli si trova nella parte piemontese del Lago Maggiore tra Verbania e il confine svizzero.

Il giardino, in stile romantico inglese, ti lascia incantato per i suoi colori poetici e delicati nonché per le suggestive vedute panoramiche.

È un giardino privato molto celebre tra gli appassionati per la collezione di camelie, tanto da venire considerato uno dei più importanti camelieti del mondo e da essere inserito nel prestigioso elenco Gardens of Excellence della Internarional Camelia Society.

Numerosissime sono le varietà di piante di camelie presenti a partire da quelle della Collezione delle Antiche Camelie dell’800 a quelle provenienti da ogni parte del globo, in particolare dall’Inghilterra, Australia, Giappone, Nuova Zelanda.

Quando si entra nel giardino si ha da subito l’impressione di venire catapultati in una fiaba. Vieni accolto in un piccolo giardino completamente verde tanto sono ricoperti di vegetazione i muri di cinta, per poi proseguire tra sentieri e scalette in pietra che collegano i terrazzamenti che scendono verso il lago.

Vi è una flora ricca e rigogliosa dove le piante di camelie regalano sprazzi di colore che passano dal rosso al rosa pallido fino al bianco immacolato.

Video di Marco Beck Peccoz



Galleria Immagini

Villa Chigi Zondadari  – Vicobello – (SI)

Villa Chigi Zondadari – Vicobello – (SI)

La Villa di Vicobello, attribuita a Baldassarre Peruzzi, si trova in cima ad una collina che si affaccia su Siena, ed è uno degli esempi più belli di residenza rinascimentale, da sempre appartenuta alla stessa famiglia Chigi- Zondadari.
Circondata da un meraviglioso parco che rappresenta un perfetto modello di giardino all’italiana, la dimora acquista un’importanza unica.
Si contano ben sei terrazze una diverse dall’altra collegate da rampe di scale secondo due direttrici.

Al loro interno troviamo il bosco inglese, la limonaia, i pratini, il pomario, il giardino di azalee ed infine un terrazzamento chiamato la “stufa” in quanto all’interno del giardino, vi è una serra che contiene una enorme stufa che serviva per tenere ad una temperatura adatta le varie piante che venivano ricoverate durante l’inverno.

Notevoli sono gli alberi piantati nel giardino botanico voluto e creato da Bonaventura Chigi a metà dell’800, quali un gingko biloba e un cedro del Libano.

Foto e video di Marco Beck Peccoz



Galleria Immagini

Villa Oldofredi Tadini

Villa Oldofredi Tadini

A Cuneo, in fondo a un viale delimitato da piante di platano, c’è una dimora ricca di storia e bellezza, col suo giardino di piante secolari, peonie, rose, camelie e fiori d’arancio, censito tra i Parchi storici e botanici dalla Regione Piemonte.

È Villa Oldofredi Tadini, edificata nel Basso Medioevo come torre di osservazione a difesa della città, status conferito a uneo dal duca Emanuele Filiberto di Savoia il 31 gennaio 1559, dopo l’assedio francese del 1557 e l’eroica resistenza dei suoi abitanti.

La torre di avvistamento, la parte più antica della residenza, risale al 1400 ed è senz’altro una delle più vecchie costruzioni di Cuneo. L’intera proprietà è riconducibile ai Mocchia di San Michele, una tra le poche famiglie presenti fin dalla fondazione della città, il cui ultimo erede – nel 1822 – sposò la nobildonna Maria Oldofredi Tadini, alla cui famiglia è oggi intitolata la tenuta.

Ma le trasformazioni di Villa Oldofredi Tadini e del suo parco, nel cui giardino all’inglese passeggia placida una tartaruga da terra, affondano le proprie radici quasi tre secoli prima. Nel 1600 i Mocchia ne convertirono la cascina in residenza estiva, e decisero di abbellirla realizzando un giardino alla francese, nel quale si trova ancora un faggio dal diametro di 4 metri e 20 centimetri.

Due secoli dopo, in pieno periodo napoleonico, la Storia fece la sua tragica irruzione tra quelle antiche mura: il conte Mocchia di San Michele, acerrimo nemico dei francesi, fu catturato e decapitato; la proprietà distrutta.

Toccò al figlio Luigi, all’epoca minorenne, risollevare le sorti della proprietà. Con sorprendente lungimiranza, vendette il palazzo di famiglia nel centro storico di Cuneo e investì il ricavato per trasformare quella residenza di villeggiatura (che non a caso si chiama Villa) nella sua dimora principale. Ma fu la moglie, Maria Oddifredi Tadini, a completare la ristrutturazione della dimora e dell’annesso giardino. Donna tanto raffinata quanto pragmatica, sorella di quell’Ercole Oldofredi Tadini che – con la moglie Mimì Terzi – si schierò contro l’Austria entrando nel glorioso elenco degli eroi del Risorgimento italiano (e trascorrendo proprio a Villa Oldofredi Tadini 10 anni d’esilio), fu Maria a terminare i lavori di trasformazione architettonica interna ed esterna, di cui restano oggi i mirabili resti.

Del giardino alla francese, per esempio, si può ancora ammirare il viale con la rotonda e due berseaux . Il viale d’accesso al giardino, che ha inizio davanti all’ingresso principale, è delimitato da siepi di spirea che separano in due aree geometricamente uguali i lati del giardino. La siepe di bosso adorna invece la rotonda, che riceve ombra da quattro notevoli arbusti di Chimonanthus praecox.

Ai lati estremi del giardino sono ancora conservati i due berceaux di carpini (Carpinus betulus), tipici dei giardini alla francese e molto in voga nei parchi dell’Ottocento. Tra le rarità, ecco invece un Aesculus flava, un ippocastano giallo coi suoi bei fiori sgargianti, unico esemplare presente in Cuneo.

Tra le piante ad alto fusto, meritano di essere citati un gigantesco cedro dell’Himalaya, risalente alla fine Ottocento, e un coevo Abete di Douglas. Entrambi gli esemplari superano i 30 metri d’altezza. Notevoli sono anche le dimensioni del noce nero americano (Juglans nigra) ormai centenario, dal tronco perfettamente diritto e dalla chioma imponente.

La grande star del parco è, tuttavia, un enorme e vecchio arbusto di Philadelphus coronarius ( Fior d’angelo), dalle dimensioni gigantesche, che raggiunge i sei metri d’altezza. Il tutto si conclude con la vasta area del giardino, chiamato già nel 1700 “giardino nuovo”, che da sempre era adibita a frutteto e che dal 2020 è stata trasformata in giardino all’inglese.

Ed è lì, dove la tartaruga si muove indisturbata avvicinando i visitatori con inattesa disinvoltura, che i fiori si manifestano in tutta la loro varietà cromatica, tra angoli di peonie, rose, camelie, deutzie, ortensie, fiori d’arancio e gli agapanti con il loro colore blu cielo, che consentono una fioritura completa per tutta l’estate.

Foto e video di Marco Beck Peccoz



Galleria Immagini

Castello di Celsa Sovicille – Siena

Castello di Celsa Sovicille – Siena


Il Castello di Celsa, baluardo difensivo della repubblica di Siena nel 1200, fu poi trasformato in residenza privata nel 1500 per iniziativa della famiglia Celsi. Nel 1600 passò alla famiglia senese De Vecchi ed è poi pervenuto, per via femminile, alla principessa Livia Aldobrandini Pediconi. Dunque appartiene alla stessa famiglia da più di quattro generazioni.

In questo luogo meraviglioso si può godere di un panorama unico che abbraccia Siena fino al Monte Amiata.
Prospiciente il Castello troviamo la Cappella circolare progettata da Baldassarre Peruzzi, nonché il giardino all’italiana, il bosco e il parco.

Il giardino è un esempio meraviglioso di cosa si intende per “ giardino all’italiana”. Questo infatti è uno dei più importanti stili di progettazione nella storia dell’architettura del paesaggio. Il suo aspetto è caratterizzato da un disegno simmetrico ed equilibrato, che definisce spazi prospettici e quinte scenografici. Un effetto ottenuto grazie a siepi sempreverdi tagliate con forme geometriche.

Nel giardino del Castello troviamo otto aiuole di bosso, che riproducono la stemma araldico degli Aldobrandini, composto da una stella e da un rastrello evidenziati.

Nel muro di fondo, in asse con la cancellata di ferro, è situata una grande peschiera semicircolare, circondata da una bassa balaustra, che funge anche da belvedere. Dalla vasca si può ammirare il panorama sulla valle incorniciato da due colonne laterali. A fianco della villa si apre un vasto prato attraversato da un viale di cipressi tagliati a siepi, che conduce a un parco nel quale si trova una grande peschiera con decorazioni a rocaille che rappresentano il Gange, il Nilo, il Danubio e il Mar della Plata.

Video e Foto di Marco Beck Peccoz



Galleria Immagini

Tenuta Pavesio 1843

Tenuta Pavesio 1843


 La bellissima Tenuta Pavesio si trova a Cocconato, in provincia di Asti, paese che nel 2019 è entrato a fare parte dei borghi più belli d’Italia. Qui Vanni e suo fratello Edoardo portano avanti la tradizione di famiglia: produrre un ottimo vino biologico, che arriva sulle tavole di molti luoghi del mondo con il nome di Poggio Ridente.

La tenuta è stata tramandata dal bisnonno Armando e dal nonno Giovanni agli attuali proprietari, che con diligenza e passione stanno creando in vigna un’unione tra i filari e il mondo bucolico.

Per far questo hanno recuperato, tra le usanze antiche, quella di mettere a inizio di ogni filare di vite cespugli di rose a sentinella, come si usava in tempi passati per controllare lo stato di salute dei vigneti.

La tenuta custodisce anche numerosi esemplari di orchidee e iris selvatici, che contribuiscono così a creare un ambiente particolarmente armonioso.

Prima di accedere al parco della Villa si incontrano sei alveari di biomonitoraggio, progettati dall’apicoltore Francesco Collura, e numerosi ulivi. Nel giardino della Villa diversi sono gli esemplari di piante ad alto fusto: ippocastani, cipressi, tigli e finanche una deodora molto antica.

I cespugli di lavanda, di peonie e di rose accompagnano il visitatore con il loro profumo, lungo un sentiero che conduce a un gazebo in ferro battuto ricoperto di glicine, dal quale si gode lo straordinario panorama del Monviso e delle valli del Monferrato.

Video e Foto di Marco Beck Peccoz



Galleria Immagini