Fiori magici, storie di piante e magia fra storia e fantasia, da Cristiana Savio un interessante articolo sulla magia dei fiori

Questo articolo fa parte del numero 31 di Web Garden: I Giardini Magici

“io debbo colmar questo mio paniere di giunco con maligne erbe velenose e fioretti dai succhi balsamici. …
Oh, gran virtù è nelle piante, erbe, pietre, secondo le loro qualità native…”
(Romeo e Giulietta – Shakespeare)

La letteratura inglese, da Shakespeare a Rowling, ha un debole per le erbe, soprattutto quelle velenose – si pensi al generoso impiego di piante tossiche che Agatha Christe fa nei suoi romanzi o all’Erbologia, fra le materie di studio alla Scuola di Stregoneria di Hogwarts – ma l’impiego di fiori e piante per realizzare pozioni, filtri e antidoti risale alla notte dei tempi e va ben oltre i confini di Sua Maestà. 

Le proprietà di fiori e piante hanno attraversato secoli e culture, sono state tramandate come pratiche magiche, sapienze popolari e rimedi galenici. Fiori ritenuti magici accompagnavano i faraoni nel viaggio nell’aldilà, ornavano i giardini dei sultani e, dal VIII secolo, con la conquista della Spagna da parte degli arabi, anche quelli europei. In origine era il giardino in sé ad avere un significato magico e religioso poiché rappresentava la realizzazione tangibile di una aspirazione dell’uomo. Giardino come locus amoenus, luogo di meraviglie abitato dagli dei.

Ce n’è per tutti i gusti, basti pensare all’Eden degli ebrei, all’Eridu degli assiri, all’Ida-Varsha degli indù ed ai boschi sacri dei druidi e dei pagani, laddove fiori e piante abbracciano il mistero dei numeri in arcane simbologie.

A cover of an old book by Shakespeare on a vintage background, illlustration for English and world literature and education

Quella del numero sette, ad esempio che, secondo Ippocrate “per le sue virtù occulte, tende a realizzare tutte le cose; è il dispensatore di vita e fa parte di tutti i cambiamenti”. 

E così, nel Cinquecento si riteneva che il giardino dovesse ospitare sette piante perenni o un multiplo di sette. Un concetto legato probabilmente alla mistica dei numeri che ha nel sette il numero completo, perché è formato dal quattro che rappresenta la materia e dal tre che simboleggia lo spirito e corrisponde quindi alla somma magica dei due elementi. 

Anche Esiodo ci mette del suo, e ne “Le opere e i giorni” consiglia caldamente di mettere a dimora le piante e di seminare i fiori al settimo giorno della luna crescente, che pare fosse un giorno magico. 

Nell’ottocento era Hahnemann che usava erbe e piante nelle sue preparazioni ma solo recentemente viene riconosciuto a Edward Bach il merito di aver scoperto i trentotto rimedi floreali. 

Più indietro nel tempo la tradizione sciamanica dei nativi americani aveva nell’uso delle piante il suo fondamento. Gli sciamani -uomini e donne con particolari doti- comunicavano anche con il mondo vegetale curando, attraverso questa relazione, malanni fisici e ferite ma agivano soprattutto sugli smarrimenti dell’anima, poiché ritenevano che la salute del corpo fosse strettamente correlata a quella dello spirito e della mente.  

La magia del resto è metafora del rapporto dell’uomo con la natura, fa parte di ciò che da sempre l’essere umano crea per sé contro ciò che sfugge al suo controllo e alla sua comprensione, e quindi non è tanto superstizione o arretratezza quanto stimolo per conoscere e dominare tradizioni spesso basate sui reali poteri officinali o venefici delle piante.

Ancora oggi una vecchia leggenda sopravvissuta al tempo ha lasciato il suo strascico di tradizione nei paesi balcanici e vuole che si usi portate agli ammalati un ramo di artemisia, pianta dedicata alla dea Artemide, in segno di guarigione e gioia di vivere. Pare infatti che quando i tre giorni degli Inferi – cioé gli ultimi tre giorni del ciclo lunare – erano passati, la dea Artemide ricomparisse in giardino donando alle piante nuovo impulso di vita. 

Le piante, dunque, possono guarire o avvelenare: nella magia moderna si usano per cure, rituali di purificazione (bagni con sacchetti di erbe) incensi, oli e unguenti per uso cerimoniale e con gli inchiostri magici a base di colorazioni vegetali si scrivono le formule degli incantesimi; le erbe essiccate si indossano o si appendono in casa, vanno colte con la luna piena o crescente ma mai con la nebbia o con le nuvole e adeguatamente “consacrate” per l’occasione. Insomma, per chi vuole approfondire c’è l’imbarazzo della scelta.

E se molte sono le piante utilizzate anche nella magia moderna, tra tutte, la regina è la mandragora, pianta magica fra le magiche è cara a Ecate, dea delle tenebre ed è il simbolo dell’appagamento amoroso e della quiete profonda, tanto da rappresentare il sonno eterno. La troviamo protagonista di molta letteratura, in primis nell’omonima commedia di Machiavelli per le sue proprietà erotiche, ma anche in Shakespeare, nelle novelle di Boccaccio e nel Faust di Goethe. Anche la non meno nobile credenza popolare ne parla, così come più tardi il cinema o il teatro poiché dona il sonno ristoratore ma provoca anche la pazzia. In bilico fra vita e morte, meglio di qualsiasi altra, incarna incertezza ed ambiguità. Anche del nostro tempo.

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E qui un ulteriore aiuto ci arriva dalla Flower Teraphy, una tecnica che affina la capacità di utilizzare l’energia e i potenti effetti terapeutici dei fiori per affrontare i problemi emotivi e sviluppare le proprie abilità psichiche. Una tecnica che consente di lavorare con diverse piante, in base al loro aspetto, al profumo, ai colori e alle loro energie, per rispondere a bisogni e desideri specifici. Sacerdotessa di questa moderna disciplina nata negli USA è Doreen Virtue i cui libri sull’argomento sono stati tradotti in oltre 20 lingue.

Tema ricorrente nelle divinazioni, dalla notte dei tempi, è sicuramente l’amore. 

Il maggior consumo di piante e fiori per pozioni e incantesimi era destinato ad attrarre l’oggetto dei propri desideri. 

Streghe e alchimisti medievali impiegavano gradi quantità di petali di rosa nei loro filtri d’amore, così come gli antichi romani ne spargevano i petali sulle strade durante i matrimoni, non molto lontano da ciò che si fa ancora oggi. 

La lavanda nell’antico Egitto era utilizzata per favorire la pace e la serenità nei rapporti sentimentali, così come le streghe medievali la utilizzavano per favorire la felicità delle relazioni amorose.
La menta, insospettabile potente afrodisiaco, veniva usata nell’Europa medievale nei rituali magici per attirare l’attenzione degli amanti perduti e in pozioni magiche per accendere la passione.
Per suscitare sentimenti romantici e attirare gli amanti desiderati, nell’antica Persia gli alchimisti utilizzavano pozioni a base di gelsomino, fiore associato all’innamoramento e alla dolcezza.

Come in ogni epoca anche oggi sentiamo la necessità di fare parte di un Universo più complesso di quello che è la realtà razionale che riusciamo a definire con i soli nostri sensi, una realtà che percepiamo indistintamente e verso la quale tendiamo per lo più inconsciamente. Un fiore o un albero ne sono la diretta incarnazione