Le “Cattedrali” di Canelli: intervista a Polina Bosca

Un’atmosfera surreale e magica ci accompagna durate l’intervista a Polina Bosca è quella delle "Cattedrali" Bosca di Canelli.

Questo articolo fa parte del numero 19 di Web Garden: Armonie autunnali

Un’atmosfera surreale e magica ci accompagna durante l’intervista a Polina Bosca. Navate maestose e pareti di mattoni a vista arredate con opere di Eugenio Guglieminetti e di Paolo Spinoglio si legano e si confondono con le bottiglie della cantina Bosca, lasciando senza fiato per la loro imponenza e grandiosità: la grandiosità delle “Cattedrali” di Canelli.

Quello che colpisce di più, tuttavia, è sentir narrare con orgoglio e commozione la storia di questa cantina da una giovane donna, che esprime il sentimento unico che lega lei e i suoi fratelli all’azienda di famiglia. 

Web Garden: La tua cantina vanta un’antica storia, hai voglia di parlarcene?

Polina Bosca: Siamo un’azienda nata nel 1831, che attualmente è gestita da mia sorella, mio fratello e da me. Abbiamo l’onore di proseguire una lunga storia di famiglia. In questo momento ci troviamo in una delle quattro “cattedrali sotterranee”, riconosciute dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2014 assieme ai territori Langhe, Roero e Monferrato. La candidatura all’Unesco è nata proprio qui. Mio padre e il dottor Gancia volevano fare tornare Canelli agli splendori del passato.

Qui è nato lo spumante italiano, ricordiamolo sempre. Così, cercando di pensare che cosa potesse essere importante per la città, hanno tirato fuori l’idea di fare diventare le cantine Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Poiché il sito era troppo piccolo, si decise di estenderlo a tutti i territori della zona. Per noi è stato un traguardo davvero importante. Ci abbiamo messo dieci anni, ma è stato un bel percorso.

Perché le cantine si chiamano cattedrali?

Il nome “cattedrali sotterranee” arriva da mio padre. Quando lui scendeva nella parte centrale di questa cantina gli sembrava di essere nella navata centrale di una cattedrale. Ebbe l’idea di chiamarla “cattedrale” e da lì, poi, il nome diventò “cattedrali sotterranee”.

Quante cattedrali sotterranee ci sono a Canelli?

A Canelli ci sono quattro cattedrali sotterranee: quelle di Coppo, Contratto, Gancia e le nostre.Canelli è una groviera sotterranea: ha più di 25 km di cantine scavate sottoterra. Sono di roccia e tufo, e ovviamente anche di mattoni. Sono state costruite a partire dall’800 e la cosa bella, secondo me, è che ognuna è stata fatta con uno stile diverso.

È anche interessante dal punto di vista architettonico: ce ne sono di basse e larghe, ma anche di strette e alte. Ci sono tante varianti diverse e questo fatto è dovuto anche alla quantità forse di soldi che si avevano in quel momento. Si facevano un po’ più grandi o un po’ più contenute in base alla disponibilità economica. Anche da noi si vedono dimensioni diverse, che denotano anni e periodi diversi di costruzione.

Questa cantina è una tradizione di famiglia che porti avanti con i tuoi fratelli, è così?

È meraviglioso poterlo fare e noi lo facciamo con molto entusiasmo e voglia di emozionare. Per noi lo spumante è un modo di portare gioia ed emozione alle persone. Tutto quello che facciamo cerchiamo di farlo per emozionare e, quindi, per dare un’alternativa emozionante ai nostri consumatori.

Da quanti anni ti occupi della cantina e com’è cambiato, in questo periodo, il tuo mestiere?

Io sono in azienda da una ventina d’anni, ma mi occupo di marketing da poco. Storicamente, noi non abbiamo mai fatto marketing. Durante il Covid abbiamo deciso di dare una svolta alla nostra azienda e di evolverci anche sotto questo aspetto. Prova ne è il cambio del nostro logo, che nasce da un logo del 1900 trovato su un vecchio manifesto.

Lo abbiamo ripreso, abbiamo aperto la “O” di Bosca e ci abbiamo inserito tre stelline, che rappresentano noi tre fratelli che vogliamo uscire dalla “O” per esprimere la voglia e il desiderio di superare noi stessi. Desideriamo proporre al nostro consumatore qualcosa di diverso e alternativo rispetto a quello che possono trovare sul mercato, vuoi per prodotti diversi vuoi per un packaging non abitualmente associato a un prodotto del genere.

Indubbiamente c’è molta fantasia nelle etichette, per esempio all’interno delle scritte troviamo delle frasi: che cosa narrano?

Le nostre sono bottiglie che raccontano. Se si leggono le scritte riportate all’interno di queste lettere, si trova tutta la storia legata al prodotto, oltre a una serie di informazioni sulla bottiglia che si sta per acquistare.

Possiamo dire che il periodo nefasto del COVID vi ha portato a sviluppare la vostra creatività?

Certamente il COVIDci ha bloccato su tanti fronti. Per la sicurezza dei nostri collaboratori abbiamo deciso di chiudere, anche se – essendo una categoria alimentare – avremmo potuto restare in ufficio. Salvo per la parte produttiva, la scelta è stata di lavorare da casa. In quel momento abbiamo deciso di ristrutturare l’azienda da un punto di vista organizzativo ma soprattutto dal punto di vista dell’immagine. Abbiamo creato una nuova linea per il canale Horeca (hotel, ristoranti e bar, ndr), noi che storicamente siamo sempre stati produttori di spumanti per la grande distribuzione.

Inoltre abbiamo scelto di puntare nuovamente sull’Italia, nonostante negli ultimi anni circa l’85% del nostro fatturato fosse estero. Così abbiamo creato una linea specifica per il mercato domestico.

Voi proponete diversi tipi di degustazione, vero?

Ne abbiamo diversi. Per la visita della nostra cantina, Web Garden ha scelto quello di Alta Langa. Si tratta di un prodotto molto ambito e interessante. Inoltre ce n’è ancora poco in giro, poiché è una DOC contenuta.

Quante persone visitano la vostra cantina ogni anno?

Prima del Covid avevamo raggiunto i 14.000 visitatori l’anno e adesso stiamo superando questo numero. Solo lo scorso settembre abbiamo accolto più di 1.500 persone. Inoltre, prima della pandemia avevamo principalmente visitatori stranieri, mentre ora abbiamo tanti piemontesi che vengono a degustare i nostri spumanti e a vedere le nostre “cattedrali sotterranee”.

Qual è una tua ambizione o auspicio per il futuro aziendale?

Vorrei entrare di più nel mercato italiano, vorrei che in Italia ci conoscessero meglio. Siamo un’azienda storica e, oltretutto, queste cantine sono davvero belle. Produciamo spumante da quasi duecento anni. Rispetto al mercato dello spumante in Italia, che – Canelli a parte – nel complesso è relativamente giovane, noi abbiamo un passato molto strutturato e antico che vorrei diffondere sempre di più.

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