I fiori – La spesa dal fiorista

I fiori – La spesa dal fiorista

Questo articolo fa parte del numero 27 di Web Garden: Tartufo il tesoro nascosto

Di piante e di fiori, non solo piacere per gli occhi ma anche per il palato. 

Primule, viole e margherite sono tra i primi fiori ad annunciare la primavera, quel risveglio della natura che comporta anche un cambio di abitudini alimentari legato al mutare delle stagioni. Sono tutti commestibili, versatili e saporiti, in grado di rallegrare i piatti più tradizionali come di offrirsi a sperimentazioni da master chef. 

Delle primule – ideali per marmellate, insalate e per aromatizzare l’aceto di vino – non si utilizzano solo fiori e foglie, ma anche le radici. Un fiore dalle virtù analgesiche, antinfiammatorie e antireumatiche. 

Anche le cosiddette pratoline, cioè le margheritine dei prati, che simboleggiano la giovinezza e la libertà, fanno subito primavera ma si possono raccogliere fino a giugno e, se essiccate, si conservano in vaso per alcuni mesi. I fiori amarognoli si sposano bene con il tarassaco, la cicoria o l’ortica. 

Le dolci viole, invece, simbolo di umiltà e purezza, si raccolgono appena sbocciate. Ottime fritte in pastella, candite o utilizzate appena colte, passano dai risotti ai gelati con indiscussa disinvoltura. Hanno proprietà depurative, decongestionanti e calmanti della tosse.  

I fiori di calendula, infine, sono ottimi per la cura della pelle ma in cucina i boccioli si possono candire o conservare sottaceto e sono un ottimo sostituto dello zafferano.

Vediamo allora alcune ricette per utilizzarli al meglio.

RISOTTO CON LE VIOLE 

Ingredienti: 

350 gr di riso Carnaroli

1,2 litri di brodo vegetale

60 gr di burro

70 ml di Prosecco

1 scalogno

1 mazzo di viole non trattate

sale e pepe bianco

Iniziamo dallo scalogno: puliamolo e tritiamolo in una casseruola con una parte del burro. Aggiungiamo il riso e lo lasciamo tostare per un paio di minuti per poi sfumarlo con il Prosecco. Uniamo un mestolo di brodo e lasciamolo consumare quasi del tutto prima di aggiungerne un secondo e poi un terzo e così via fino al termine della cottura. Aggiustiamo di sale e di pepe. A questo punto dobbiamo togliere la pentola dal fuoco, aggiungere il burro rimasto e mantecare il risotto. Al momento di impiattare aggiungiamo i petali delle viole, mescoliamo e serviamo subito guarnendo i piatti con qualche violetta fresca.


ZUCCHINI RIPIENI DI SALSICCIA E CALEDULA 

Ingredienti:

 4 zucchini 

1 spicchio di aglio

150 gr di salsiccia 

fiori di calendula non trattati

80 gr di pecorino

40 gr di pangrattato

1 uovo

olio

sale 

pepe

Per prima cosa scottiamo in acqua salata gli zucchini per un paio di minuti, poi li rinfreschiamo subito in acqua fredda e li lasciamo scolare per bene. Quando si sono raffreddati li tagliamo in cilindri lunghi circa 5 cm e li svuotiamo della polpa in modo da creare piccoli contenitori cilindrici, facendo attenzione a lasciare una parte di polpa sul fondo a formare la base del “contenitore”.

A questo punto in una padella con un po’ di olio e aglio facciamo rosolare la salsiccia sbriciolata. Quando è cotta, mentre perde il vapore, in una ciotola mescoliamo il pecorino grattuggiato, l’uovo, il pangrattato, i petali di calendula e, a questo punto, la salsiccia. Regoliamo di sale e pepe e procediamo a riempire con l’impasto i nostri cilindri di zucchini. Terminata l’operazione li disponiamo in verticale su una teglia rivestita di carta forno e passiamo in forno caldo a 200 gradi per circa 10 minuti, fino a quando gli zucchini non sono ben gratinati. Al momento di servire diamo colore ai piatti con qualche fiore di calendula fresco.



INSALATA DI MARGHERITE 

Ingredienti: 

Un mazzetto di fiori di margheritine fresche non trattate

200 gr di foglie di malva

200 gr di misticanza

100 gr di ruchetta

100 gr di pancetta

qualche fetta di pane casereccio

2 cucchiai di aceto balsamico

olio evo

sale

Per preparare questo contorno fresco e semplice iniziamo lavando bene le foglie di malva, scoliamole ed asciughiamole. Facciamo la stessa cosa con la ruchetta, poi, in una insalatiera mescoliamo la malva, la ruchetta, la misticanza e le margheritine. In forno, intanto, facciamo tostare le fette di pane. A parte, in un tegame, rosoliamo la pancetta a dadini (non è necessario aggiungere olio poiché il grasso della pancetta con il calore si scioglierà), sfumiamo con l’aceto e, dopo pochi minuti, quando è ancora caldo ma non bollente, versiamo il condimento sull’insalata. Aggiungiamo un filo d’olio, mescoliamo bene e serviamo accompagnando con le fette di pane tostato.

Fresh medicinal roman chamomile flowers in bowl on rustic wooden background, square format

FRITTATA DI PRIMULE

Ingredienti: 

un mazzetto di primule non trattate

3 uova

olio

1 spicchio di aglio

3 cucchiai di latte

parmigiano

sale

Facile e veloce, questa frittata insolita può risolvere un pasto al volo o farci fare bella figura con gli amici. Iniziamo lavando e asciugando le primule. 

In una terrina sbattiamo le uova intere, il latte, il parmigiano, aggiungiamo le primule e aggiustiamo di sale

Poi in una pentola dai bordi bassi ma non troppo larga, facciamo scaldare l’olio con l’aglio che toglieremo appena inizia a sfrigolare. A questo punto uniamo il composto della frittata e facciamo cuocere su ambo i lati. Prima di servire asciughiamo la frittata su carta assorbente.


MOUSSE DI CIOCCOLATO, RUM, VIOLETTE E PRIMULE 

Ingredienti: 

60 gr di cioccolato extrafondente

80 gr di cioccolato al latte

2 uova

50 ml di acqua

1 mazzetto di violette non trattate

100 gr di zucchero al velo

150 ml di olio evo

1 cucchiaio di zucchero

2 cucchiai di RumPer decorare: violette fresche o cristallizzate

L’orto in terrazzo

L’orto in terrazzo

Questo articolo fa parte del numero 30 di Web Garden: Incubatore di vita

L’orto in terrazzo è un’ottima soluzione per chi desidera coltivare le proprie verdure ed erbe aromatiche anche in spazi ristretti. Grazie alla tecnica del vaso, è possibile avere un orto rigoglioso e colorato anche sul balcone di casa. Vediamo insieme come fare un orto in terrazzo in modo semplice e efficace.

Prima di tutto, è importante scegliere la posizione giusta per l’orto. Il terrazzo deve ricevere almeno 4-6 ore di luce solare diretta al giorno per consentire alle piante di crescere in modo sano e rigoglioso. Assicurarsi che il terrazzo sia abbastanza resistente per sopportare il peso dei vasi e che sia ben drenato per evitare ristagni d’acqua.

Una volta individuata la posizione ideale, è il momento di scegliere i vasi e i contenitori adatti per le piante. È importante che i vasi abbiano dei fori di drenaggio sul fondo per evitare che le radici marciscano a causa dell’eccesso di acqua. Si possono utilizzare vasi di plastica, terracotta, ceramica o anche contenitori riciclati come vecchie bottiglie di plastica o cassette di legno.

Per quanto riguarda il terreno, è consigliabile utilizzare un terriccio specifico per ortaggi e piante aromatiche, ricco di sostanze nutritive e ben drenante. È possibile arricchirlo ulteriormente con del compost o dell’humus per garantire una migliore crescita delle piante.

Una volta sistemati i vasi sul terrazzo e riempiti con il terriccio, è il momento di scegliere le piante da coltivare. È possibile optare per ortaggi come pomodori, zucchine, peperoni, melanzane, insalata, rucola, carote e erbe aromatiche come basilico, prezzemolo, timo, salvia e rosmarino. È importante tenere conto delle dimensioni della pianta e del vaso scelto per garantire lo spazio necessario alla crescita.

Durante la fase di coltivazione, è importante seguire alcune semplici regole per garantire il successo dell’orto in terrazzo. Innanzitutto, è fondamentale annaffiare regolarmente le piante, evitando di bagnare le foglie per prevenire malattie fungine. Inoltre, è consigliabile concimare le piante con un concime organico una volta al mese per garantire loro tutti i nutrienti di cui hanno bisogno.

Infine, è importante tenere sotto controllo parassiti e malattie che possono colpire le piante dell’orto in terrazzo. In caso di presenza di afidi, ragni rossi o muffa, è possibile utilizzare rimedi naturali come l’acqua e il sapone nero, l’olio di neem o dei feromoni per attirare insetti predatori.

In conclusione, fare un orto in terrazzo è un’attività gratificante che permette di coltivare verdure fresche e aromatiche anche in spazi ristretti. Con un po’ di pazienza e dedizione, è possibile ottenere un orto colorato e rigoglioso che consentirà di preparare piatti gustosi e sani utilizzando ingredienti freschi e di prima qualità. Se siete appassionati di giardinaggio e volete sperimentare la coltivazione di ortaggi e erbe aromatiche, l’orto in terrazzo è sicuramente la soluzione che fa per voi.

Intervista a Bartolomeo Marco Divià, Agricooltur S.p.A.

Intervista a Bartolomeo Marco Divià, Agricooltur S.p.A.

Questo articolo fa parte del numero 30 di Web Garden: Incubatore di vita

Questo mese il Magazine di Web Garden approfondisce il tema delle coltivazioni fuori suolo, con particolare riguardo alla nuova frontiera solcata dalla startup Agricooltur, relativa alla creazione di serre aeroponiche. Abbiamo avuto la fortuna di intervistare l’imprenditore Bartolomeo Marco Divià, Presidente e Amministratore Delegato di questa geniale società.

Dottor Divià come è nata l’idea di creare una serra aeroponica?

“Arrivo dal settore dell’automazione industriale e lavoravo con il gruppo Auchan. Un giorno mi avevano contattato perché stavano ristrutturando un negozio in via Romania a Torino. In quella circostanza, ascoltando il discorso di due tecnici, mi è venuto in mente di proporre l’inserimento di una serra all’interno del negozio.

Il concetto che ho sviluppato, insieme ad Alessandro Boniforte e Stefano Ferrero, è stato quello di fornire un prodotto vivo al consumatore attraverso una tecnologia innovativa a basso impatto ambientale.

Se nelle colture idroponiche la terra è sostituita dall’acqua, nell’agricoltura aeroponica le piante nascono e crescono fuori dal terreno, senza alcun tipo di substrato di coltivazione, con le radici che fluttuano nell’aria, in un ambiente artificiale come una serra. Le piantine sono inserite in vasche in Pvc perforate per il loro sostegno e la loro crescita. Le radici sono libere e vengono nebulizzate con una soluzione composta da acqua e sostanze nutritive. Le vasche sono poste ad altezza uomo per agevolare le operazioni manuali la cui dimensione e forma varia a seconda delle caratteristiche della pianta coltivata. 

In questo modo, le piante riescono a svilupparsi senza terreno e viene risparmiato fino al 95% di acqua rispetto all’orto tradizionale e il 60% rispetto alla cultura idroponica.

L’assenza di trattamenti non incide sulla gamma. Direi che il sistema chiuso e monitorato riduce drasticamente l’impiego di trattamenti fitosanitari tipici delle colture in terra. Il risultato è quello di un prodotto sano e gustoso, senza trattamenti, che privilegia la sostenibilità, con un effetto positivo sotto vari aspetti, in primis la shelf life – cioè la sua durabilità.

Un ulteriore aspetto che tengo a sottolineare oltre al risparmio di acqua, all’assenza di trattamenti e alla limitata presenza di fertilizzanti, meno del 10%, è la scelta di una produzione capillare e di prossimità, andando a coltivare vicino ai luoghi di consumo, per ridurre gli sprechi e limitare gli spostamenti su gomma diminuendo di conseguenza le immissioni di gas serra nell’atmosfera”.

Quanta strada avete fatto dal primo negozio di via Romania?

“Agricooltur, è una startup nata nel 2018 e da allora a oggi posso dire che operiamo su vari livelli, dalla ristorazione alle soluzioni per il real estate fino alla moderna distribuzione: abbiamo avviato un progetto con Carrefour in 13 negozi di Milano e Torino, che vorremo sviluppare a livello nazionale. Sempre nel segno della sostenibilità.

Nei reparti ortofrutta dei punti vendita i clienti possono trovare le nostre piante di basilico e le insalate con le radici intatte, protetti da un packaging in carta waterproof 100% riciclabile; una volta a casa basta aggiungere poca acqua per avere un prodotto che resta fresco e vivo fino a 15 giorni fuori dal frigo. La nostra gamma di prodotti è molto ampia: spazia da erbe aromatiche come salvia ananas menta marocchina e menta bergamotto a coltivazioni speciali usate anche per guarnire i piatti (amaranto, kale green e red, mizuna green e red, nasturzio, pimpinella, tatsoi, vene cress)”.

E nei ristoranti?

“Oggi nei migliori ristoranti del mondo si lavora molto sulla sostenibilità, sul rispetto della natura e sulla freschezza dei prodotti. Quindi penso che gli chef abbiano tutto l’interesse a utilizzare ortaggi, micrortaggi ed erbe aromatiche per creare accostamenti gustativi e cromatici, e inserire così un elemento di sorpresa nel piatto. La coltura aeroponica offre loro la possibilità di avere sempre a portata di mano materie prime freschissime applicando un metodo agricolo virtuoso.Alla ristorazione e ai privati Agricooltur offre soluzioni personalizzate con diversi sistemi che permettono di coltivare in modo autonomo, di conservare le piante oppure di esporle a casa o nei locali. A catalogo abbiamo sistemi aeroponici indoor di dimensioni che variano dal mezzo metro fino ai due metri per soddisfare ogni esigenza di spazio per chi desidera avere la propria serra casalinga. Progettiamo inoltre sistemi aeroponici per produzioni più ampie ideali per i ristoranti e per il real estate.”

Come avviene la distribuzione?

“Agricooltur progetta, produce e installa i siti aeroponici, mentre la conduzione, la commercializzazione e la distribuzione dei prodotti avviene attraverso Urbancooltur società agricola da noi partecipata al 50% che si occupa della gestione operativa e della coltivazione nei nostri siti a Milano, Genova e Carignano (TO). Il nostro obbiettivo è espandere la rete in maniera capillare per coltivare il più possibile vicino al luogo del consumo”. 

La startup si chiama Agricooltur: perché questo nome?

“Il nome nasce da un gioco di parole. In piemontese l’agricoltore si chiama “agricoltur”; e così, limitandoci ad aggiungere una “o”, abbiamo dato un tocco di internazionalità rimanendo però legati al nostro territorio”.

Ho letto che recentemente avete ottenuto un finanziamento importante.

“La nostra realtà, diventata recentemente SpA, ha un’anima tecnologica e propone un format innovativo. Ciò ha suscitato l’interesse di Sinergia Venture Fund, fondo specializzato prevalentemente in startup e Pmi innovative, che ha creduto in noi aprendo un round di aumento di capitale da 5 milioni di euro”.

È un sogno che si realizza?

“Oggi siamo presenti oltre che a Carignano dove è iniziata la nostra avventura, nel cuore di Milano, nel complesso di CityLife, con una serra di 16×8 metri dotata di impianto elettrico, idraulico e di un sistema automatico di aerazione e di micro-climatizzazione; a Genova, dove abbiamo appena inaugurato una nuova serra nella Radura della Memoria, l’area sottostante il nuovo Ponte San Giorgio. In realtà, presso il Porto Antico di Genova, eravamo già presenti con Hortus. Un orto aeroponico trasportabile in cui è possibile coltivare a cm zero dando vita di fatto ad una coltivazione urbana partecipativa. Si tratta di un container di ultima vita che anziché andare in discarica viene da noi trasformato in una serra altamente tecnologica creando un piccolo polmone verde grazie all’installazione di elementi funzionali al recupero di acqua, trasformazione di energia e filtrazione dell’aria in entrata.Certamente ottenere la fiducia da parte di questo prestigioso fondo, oltre a farci molto piacere, fa onore al nostro motto che è “per cambiare il mondo partiamo dalle radici” e ci consentirà di evolverci sempre di più nel mercato nazionale e di iniziare a sviluppare quello internazionale”.

Le palme di Schönbrunn e i cetrioli dell’imperatore

Le palme di Schönbrunn e i cetrioli dell’imperatore

Questo articolo fa parte del numero 30 di Web Garden: Incubatore di vita

Con la primavera alle soglie, anche se in questi giorni non si direbbe, il Magazine di Web Garden torna a parlare di vita: quella delle piante. In tempi remoti, il rigore dei mesi invernali costringeva orti e giardini a dormicchiare sotto la neve. Finché, nel 30 d.C., l’imperatore Tiberio si ammalò e il medico gli prescrisse un cetriolo al giorno per via orale.

Come racconta Mark Crumpacker nel suo A Look Back at the Amazing History of Greenhouses, giardinieri e ingegneri di corte non si persero d’animo, inventando la prima coltivazione in ambiente artificiale della storia. Plinio il Vecchio la descrive come una struttura semovente, simile a una carriola, con un tetto in materiale traslucido e oliato, per far entrare la luce di giorno e non far uscire il calore di notte. Fu così che – un carretto via l’altro – Tiberio ebbe i suoi 365 cetrioli l’anno, e se pure morì dopo un totale di 2.555 somministrazioni, l’agricoltura aveva ormai compiuto un passo strategico.

Con un bel balzo in avanti, sempre a Roma, nel XIII secolo nacquero i primi giardini botanici al mondo, dotati di proto-serre per custodire le piante e gli ortaggi tropicali che gli esploratori portavano dai loro viaggi. Del più leggendario, che si trovava in Vaticano, oggi non esiste altro che materiale storiografico.

Due secoli dopo, nella Corea del 1450, il medico della famiglia reale Soon ui Jeon descrisse nel suo manoscritto Sangayorok una serra riscaldata grazie a un sistema artificiale – detto “ondol” – che, attraverso un tubo, convogliava nell’ambiente il calore prodotto da una caldaia sotto il pavimento. La modernità delle serre coreane stava nella possibilità di controllarne la temperatura, senza affidarsi alla casualità dell’energia solare. Fu così che, per tutto l’inverno 1438, la corte poté cibarsi di mandarini a sazietà.

In Europa, le cose non funzionavano altrettanto bene. Nei Paesi Bassi e nell’Inghilterra del XVII secolo il problema di fornire alle serre il giusto calore non era stato risolto. Solo nel 1681, al Chelsea Physic Garden, fu costruita la prima struttura riscaldata a stufa. Intanto, a Versailles, le dimensioni crescevano, fino a raggiungere i 150 metri di lunghezza.

Va però al nipote di Napoleone Bonaparte, il botanico francese Charles Lucien Bonaparte, figlio del fratello minore dell’imperatore, il merito di aver costruito in Olanda la prima serra moderna per coltivare piante tropicali medicinali. Da lì la strada fu tutta in discesa. Nell’Inghilterra vittoriana sorsero serre imponenti e altissime per contenere piante esotiche: uno spettacolo per celebrare la vastità dell’impero coloniale e intrattenere il pubblico. La moda dilagò. Nel 1882, a Vienna, nel parco del castello di Schönbrunn fu inaugurata la Palmenhaus – la casa delle palme: tre padiglioni per un totale di 2.500 metri quadrati che, assieme ai Kew Gardens di Londra, sono a tutt’oggi tra le più grandi serre in Europa di questo genere.

Belgio, Monaco, New York, Giappone. Ormai le serre avevano abbandonato il loro utilizzo originario di coltivazione in ambiente artificiale per diventare attrazioni. Il XX secolo portò la cupola geodetica, a forma di sfera, e le serre piramidali, come quella del Louvre: strutture dove la firma dell’architetto è più importante dell’ospitalità per le piante.

Parallelamente, le coltivazioni in ambiente artificiale non hanno mai smesso di evolversi e diversificarsi, sostenute più dalla tecnologia che da questioni estetiche. Oggi ci sono serre d’ogni tipo: fredde, temperate, calde, idroponiche; multiple, fisse, gemellate, mobili. Una delle ultime applicazioni la racconta Anna Chiusano nell’intervista della prossima settimana, alla scoperta della startup Agricooltur, nata a Carignano (Torino) nel 2018 e specializzata in serre aeroponiche, che permettono la coltivazione fuori suolo. Il video di Marco Beck Peccoz ci descrive per immagini questa nuova frontiera agricolo-industriale. Chi predilige il fai-da-te dovrà attendere i consigli di Ginevra Roselli Lorenzini sugli orti da terrazzo, per finire marzo con la rubrica di ricette di Cristiana Savio. Confidiamo nei cetrioli.