Hortus, alla scoperta delle serra aeroponiche

Hortus, alla scoperta delle serra aeroponiche

Nel secondo giorno di primavera Web Garden ha portato i propri soci in un luogo in cui semi germinano e piante crescono come se fosse sempre primavera. 

La serra aeroponica della Società Agricooltur di Carignano, nei fatti è questo: un ambiente artificiale nel quale la primavera si sussegue a se stessa, consentendo a erbe aromatiche, verdure e frutti di crescere sempre, indipendentemente dalle stagioni e dalle condizioni climatiche.

Una visita davvero interessante, in un ambiente che fa pensare a coltivazioni indoor su Marte o sulla Luna. Iniziata con la presentazione dell’azienda e della sua mission, è poi proseguita “sul campo” ovvero nei container/serra.

Anche questa scelta strizza l’occhio alla sostenibilità poiché i container utilizzati da Agricooltur per inserirvi le proprie serre sono cassoni navali destinati alla demolizione, che vengono recuperati e riutilizzati in maniera etica e sostenibile. Al loro interno una serra vera e propria. 

I soci nonché ideatori dell’azienda  ci hanno accompagnato e llustrato passo a passo la complessa tecnologia che rappresenta il cuore pulsante delle serre. Nel primo container, quello di germinazione, ci siamo aggirati fra moltitudini di piccoli vasetti compostabili – le capsule, create da un macchinario di loro progettazione che ricorda una trafila – dove dimorano i semi che, grazie all’acqua e alla luce artificiale, radicano e germogliano. In quello successivo avviene poi la coltivazione. Qui, un tripudio di erbe aromatiche, insalatine e invitanti verdure, oltre ad accoglierci con un profumo che fa pensare al migliore degli ortolani, porta a riflettere davvero sul futuro. 

Infatti quello della serra aeroponica ha tutte le carte in regola per essere uno dei metodi di coltivazione del futuro più prossimo, non solo per il pregio ambientale di cui si è detto, ma anche perché si tratta di un metodo assolutamente democratico. Infatti può variare nelle dimensioni poiché modulare, che significa che è adatto alla grande distribuzione – in cui per altro è già presente e dove il consumatore può acquistare a meno di 2 euro un prodotto vivo (1.500 punti vendita Carrefour in Italia oltre a diversi ristoranti tra Piemonte e Liguria)  – ma anche alla produzione privata, condominiale, consortile o comunque di prossimità. Un esempio di questo sarà presto visibile presso la mensa della Nuvola Lavazza dove verrà installato “Cube”, una serra espandibile, in lunghezza per adattarla al numero delle coltivazioni, e in altezza in modo da poter coltivare piante che si sviluppano verticalmente o che necessitano di tutori come, per esempio, in pomodori. Qui si può coltivare, gestendo anche da remoto, attraverso una app e in totale autonomia, un prodotto vegetale dal seme al raccolto, pronto in tre settimane. La vertical farm, infatti, permettendo di annullare la stagionalità e l’effetto del clima, consente più cicli produttivi in un anno, ottimizzando quindi l’investimento.

Terminata la visita, la giornata è proseguita poco lontano, al ristorante Il Granoturco, dove in allegria abbiamo gustato le prelibatezze del territorio, accompagnate da un ottimi vini bianchi come lo Chardonnay e rossi come il Nebbiolo.

Il primo evento del 2024 di Web Garden si è felicemente concluso con l’entusiasmo di avere scoperto una nuova frontiera dell’agricoltura e di avere passato una giornata  in un  clima di convivialità. 

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Una domenica nelle Langhe in treno

Una domenica nelle Langhe in treno

Domenica 29 ottobre, Web Garden ha portato i suoi soci a vivere un’esperienza unica e suggestiva attraverso il TrEno Enogastronomico che percorre le Langhe, il Roero e il Monferrato.

Un viaggio tra le vigne e le colline, oggi patrimonio dell’Unesco, su un trenino storico, dove nelle antiche carrozze Centoporte  delle Ferrovie Italiane – in servizio tra gli anni 1928 e gli anni ’80 – ti accolgono vagoni completamente ristrutturati, con gli ottoni lucidi delle maniglie, le panche in legno verniciate a nuovo, le belle  tendine di broccato alle finestre come un tempo passato.

Prima di addentrarci nel racconto della giornata tengo a ringraziare la persona che ha reso possibile vivere questa magia: Edoardo Vallarino Gancia. Spinto dal suo amore per il territorio delle Langhe- Monferrato, ha pensato che non ci fosse modo migliore per promuoverlo e valorizzarlo, che quello di fare rivivere la tratta voluta da Cavour: 45 km di binari lungo due storici tracciati che uniscono Asti, Castagnole delle Lanze, Nizza Monferrato, Canelli e Mortara. Quindi ha fondato, con l’aiuto di Gianluigi Barone, la società LMR Events, che consente di vivere un’esperienza emozionale, tra degustazioni e paesaggi da ammirare attraverso i finestrini delle carrozze. Ma non si è limitato a questo.

Una volta giunti a destinazione, ha ideato un percorso enogastronomico, organizzando delle visite guidate presso le famose “ cattedrali sotterranee “, una sosta presso un ristorante tipico di Canelli per assaggiare le varie prelibatezze piemontesi e infine la possibilità di accedere in esclusiva al giardino del Castello Gancia.

Mi sento di dire : missione compiuta.

Torniamo al nostro viaggio.

Saliti a bordo del treno storico alla stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova, ci siamo diretti verso Canelli godendo della vista delle colline ed dei vigneti, beneficiando dei colori del foillage autunnale. Nel frattempo eravamo intrattenuti dalla bravissima Elena, nostra guida per tutta la giornata, che ci ha parlato della storia dello spumante, raccontandoci anche simpatici aneddoti come quello del Tubiot: essere gnomesco che per millenni ha scavato senza sosta con il suo piccone le colline, creando così le famose “ cattedrali sotterranee “, oggi patrimonio dell’UNESCO.

Tra una narrazione e l’altra, degustando l’Asti Spumante, con lo sguardo oltre le tendine di broccato, continuavamo ad ammirare i paesaggi dolci e morbidi delle colline ricoperti da filari di vigne e di noccioleti.

Giunti a Canelli, capitale italiana dello Spumante, ci siamo addentrati per le sue stradine verso il Castello Gancia, non senza fermarci ad ammirare un meraviglioso esemplare di Platano al centro della piazzetta storica della città.

Per raggiungere il Castello bisogna inerpicarsi lungo una stradina chiamata la Via degli innamorati: un percorso pedonale ideato dall’artista francese Raymond Peynet dove, oltre a una sua opera, ci sono i lavori di artisti come Massimo Berruti, Antonio Catalano, Manuela Incorvaia.

Attraversato il cancello di ingresso del Castello siamo stati ricevuti dalle statue di Perseo, Prometeo, Melpomene, Zeus e da altre ancora, che ci hanno accompagnato all’interno di un meraviglioso giardino all’italiana, che pare ricondurre agli splendori del Seicento. Un’esplosione di natura sapientemente guidata dall’uomo, curatissimo in ogni dettaglio: dai bossi, potati con varie misure per creare una caratteristica rotonda che definisce gli spazi, al tripudio di cedri e ortensie fino ad arrivare al roseto, dove è piantata una speciale varietà di rosa dedicata dal vivaio Meilland a Emanuela Gancia.

Il nostro guardo scivolava dall’incredibile giardino alle colline ricolme di filari di vigne che si perdevano oltre l’orizzonte.
Terminata la visita ci siamo recati presso l’Osteria dei Meravigliati che si trova in un antico palazzo, anche sede dell’Enoteca Regionale di Canelli e dell’Astesana, dove abbiamo assaggiato piatti tipici piemontesi come la carne cruda, l’insalata russa, agnolotti, guancia di vitella e infine il dolce tipico “ bunet”, il tutto accompagnato da una eccellente degustazione di vini. Il clou della giornata lo abbiamo raggiunto con la visita a una delle cosiddette cosiddette “cattedrali sotterranee” di Canelli, strutture dal fascino unico destinate all’invecchiamento dei vini: capolavori di architettura e ingegneria enologica, dove milioni di bottiglie sono lasciate a fermentare alla temperatura costante di 12*-14* C assumendo gli aromi e i sapori tipici dello spumante e dei vini.

La visita alla Cantina Bosca è stata allietata dal privilegio di avere come guida Polina Bosca, che ci ha condotto con maestria nei vari spazi della “sua” cattedrale, magnifica per la sua imponenza e per l’abbinamento alla bellezza naturale del luogo di installazioni artistiche permanenti, come quelle dello scenografo Guglielminetti, il tutto reso ancora più grandioso dal gioco di luci e suoni. L’intensità e l’orgoglio di illustrarci la storia della sua famiglia e della sua azienda, che si tramanda di generazione in generazione, ha affascinato tutti noi riempiendoci di ammirazione verso questa giovane donna.

Terminata la visita, conclusasi con la degustazione degli spumanti Bosca, siamo ritornati in stazione, felici per l’incredibile giornata appena trascorsa e pronti per riprendere il trenino storico, consapevoli di avere ancora un paio d’ore prima di arrivare a Torino, per continuare a sognare.

Foto di Simone Bonzano – Just Goat

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Una domenica al Castello Solaro della Margarita

Una domenica al Castello Solaro della Margarita

Con Web Garden siamo andati alla scoperta di un parco suggestivo e nascosto che racconta la storia di una antica famiglia e dell’amore della sua proprietaria, discendente della casata Solaro della Margarita. 

Un giardino inaspettato che però sa di casa.

E’ il sorriso aperto, insieme ai modi cordiali ma informali, della contessa Lucia ad accoglierci all’ingresso del cortile del castello della Margarita, che da fuori sembra più che altro una villa. Una gran bella villa della seconda metà del 600 che cela il segreto di un romantico giardino di 30.000 mq.

Un giardino sorprendente, suddiviso in undici stanze una differente all’altra, che evoca romantiche storie d’amore – tra la formalità del giardino all’italiana – e amore incondizionato per la natura – attraverso spazi lasciati liberi di crescere, accuditi ma non costretti – in cui trovano dimora ricci, poiane, scoiattoli, picchi e ogni sorta di abitante di quelle zone.

La visita guidata dalla proprietaria che ha lasciato Torino per far rivivere l’antica dimora – è un crescendo di aneddoti sulla famiglia e sulla storia del castello, sul giardino di un tempo e sull’incessante lavoro che lei stessa, coadiuvata da alcune valide aiutanti, portano avanti per la cura del luogo della sua infanzia. 

E dai suoi racconti traspare tutta la passione per il verde, per gli animali, per la natura in generale che qui viene aiutata a crescere non solo per l’oggettiva bellezza del luogo, ma anche semplicemente per se stessa. 

E’ un giardino che si scopre un po’ per volta, che non si rivela tutto insieme alla vista; è stato pensato – ci spiega  – per essere nascosto, una stanza dentro l’altra e ancora oggi conserva l’impianto originale progettato dal conte Piossasco di Rivalba allievo di Le Notre, il progettista dei giardini di Versailles.

Il primo spazio che ci accoglie, oltre l’elegante ingresso sui cui muri sono dipinti gli araldi e gli stemmi delle casate e dove la contessa giardiniera illustra il complicato albero genealogico della famiglia, è un cortile nel centro del quale una fontana costituita da un fonte battesimale del 1400 guarnita da una corona di hedera helix.

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Alle spalle, dietro ad un ricco cancello con fregi dorati, la prima vera stanza del parco: un meraviglioso giardino all’italiana dove l’ars topiaria scolpisce antiche siepi di bosso sullo sfondo del bosco. Un bosco qui volutamente allontanato dall’abitazione per tenere lontani gli animali dalla casa, senza tuttavia impedire la spettacolare vista sulle montagne che si apre alla nostra sinistra. 

Ma il resto del giardino è precluso alla vista. Per scoprirlo bisogna procedere in direzione della seconda stanza, il cosiddetto “giardin dle tote”, ovvero il “giadino delle ragazze”, un cabinet de verzure su cui si affaccia un’ala del castello, dai piani alti della quale Clemente Solaro controllava le figlie, senza essere visto. Qui, così vicino al castello che pare sorreggerlo, svetta un immenso e centenario cedro del libano, così grande che ci vogliono sei persone per abbracciarne il tronco; tutto sotto l’occhio vigile di un Taxus Bacchata coevo del cedro, entrambi di circa trecento anni.

Scendiamo di un livello attraverso una scala  in pietra nascosta fra i bossi fino a raggiungere quello che un tempo era un teatro di verzura che ospitava, oltre alla buca dell’orchestra, anche un’ampia peschiera ormai coperta, oggi grande prato che costeggia un suggestivo canale irriguo del 1400.

Seguendo la passeggiata lungo il canale arriviamo nella seconda stanza, un vasto giardino all’inglese con vegetazione a basso fusto e fiori, per lo più bossi e hosta, insieme ad alberi di alto fusto come gli ippocastani che già regalano i primi frutti che la tradizione popolare vuole utili amuleti contro il raffreddore. 

Qui ben si comprende come l’altra grande protagonista di questo giardino sia l’acqua; del resto la zona di Margarita un tempo era paludosa, per questo nota con il nome piemontese di “pra mars”, “prati marci” cioè zuppi di acqua. 

Acqua che nel vasto giardino è stata addomesticata in forme diverse: il canale per l’irrigazione che offre scorci suggestivi, peschiere, fontane e un antico ninfeo alimentato da tre sorgenti cristalline.

In questo spazio un po’ segreto la contessa giardiniera, romantica e loquace, spiega con trasporto come il suo amato giardino sia luogo di storie d’amore talvolta insolite, come quella del vecchio carpino selvatico, nato e cresciuto in totale libertà, che abbraccia, appassionato, il muro del ninfeo, oppure quella fra una piccola sorgente e un albero: lei sgorga cristallina dai piedi del tronco dell’albero, dando vita ad un piccolo sottobosco privato di muschi e felci.

Seguendo la contessa e i suoi racconti di avi, alberi e animali, saliamo nel folto del bosco verso un’altra struggente storia d’amore: quella fra due aceri nati così vicini da sfregarsi fino a diventare uno solo.

Di stanza in stanza, di storia in storia, ci troviamo in un ampio spazio aperto, insospettabile fino a pochi metri prima, al cospetto di un altro gigantesco cedro in compagnia di una quindicina di arnie ad ulteriore testimonianza del concetto di giardinaggio della contessa giardiniera. Un giardinaggio libero  rispettoso della vita nelle sue diverse forme, un giardinaggio che accompagna le piante nel loro sviluppo, che taglia solo quando è necessario e che vive di stupore e gratitudine ad ogni stagione. 

Si succedono altri cabinet de verzure;  in uno un tempo era ospitato un labirinto di carpini, in un altro ancora oggi c’è una suggestiva cappella di verzura, una piccola stanza verde racchiusa da siepi che ospita la statua in pietra di una madonnina a testimonianza di antiche devozioni e accorate suppliche. 

Il percorso ci conduce quasi al punto di partenza, nuovamente nel giardino all’italiana ma con il controcampo visivo dell’ingresso che prima avevamo alle spalle e ci lascia ancora godere degli sorci sui monti.

La visita si conclude nella ghiacciaia del castello realizzata in quel che oggi resta della porzione più antica dell’edificio risalente al ‘500, già presente quando Antonio Solaro ottenne l’investitura dai Savoia e comprò queste terre. Si trova a lato del “giardin dle tote” dove dimora il grande cedro centenario che visto da qui sembra davvero che regga l’intera costruzione.

O forse è il contrario?

A chiudere la bella mattinata un aperitivo nel cortile principale e poi, per chiudere in bellezza, il pranzo tipico piemontese al ristorante Da Nona.

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Essenza d’Estate a Villa Cipresso

Essenza d’Estate a Villa Cipresso

Andare a naso in un parco storico accompagnati da una famosa creatrice di profumi, tra preziose architetture e alberi secolari. L’evento di web-garden di giugno a Villa Cipresso, sulla collina torinese, invito irrinunciabile nel bello e nel buono.

Che sei arrivato lo capisci subito, anche se la villa ancora non si vede. 

A dirtelo sono le sagome fastigiate dei grandi alberi che ornano il lungo viale che porta all’ingresso. Qui la cortese allegria del padrone di casa conduce gli ospiti di web-garden ad un secondo cancello, quello che dà accesso diretto all’ala privata della villa seicentesca che si adagia su un bel prato all’inglese contornato da rose, lavande, peonie ed hydrangee

Perfettamente in accordo con il tema della giornata, il senso che viene immediatamente colpito è proprio quello dell’olfatto, grazie alla generosa fioritura di una grande siepe di falso gelsomino (Trachelospermum jasminoides) che dal muro di cinta si arrampica con grazia su un leggero pergolato dedicato al relax, rendendo – con il suo profumo intenso e stordente – il respirare un atto consapevole. 

Lo scopo della giornata è una passeggiata nel parco di Villa Cipresso a Chieri, accompagnati da Roberta Conzato, Presidente dell’Associazione Per Fumum e “naso” di fama internazionale con il pallino dei profumi fin da bambina, quando giocava estasiata con quelli della nonna, alcuni dei quali ancora conserva come preziosi tesori. Un talento naturale il suo che la conduce in giro per il mondo tra mostre, conferenze e la ricerca di essenze. 

Web-garden però è riuscita a strapparla ai suoi impegni per un pomeriggio per condurci in un magico percorso olfattivo attraverso le essenze dello storico parco.

Quello che circonda la villa che deve molto del suo aspetto all’archistar del barocco italico Bernardino Antonio Vittone, è un giardino all’italiana, strutturato in terrazze e ornato dalle forme regolari dell’arte topiaria nel quale trovano posto anche spettinati arbusti di profumatissime lavande su cui si ergono le forme svettanti di secolari cipressi dai tronchi scultorei che danno il nome alla villa. 

Alberi che il mito vuole come simbolo di lutto ed eternità, come già Ovidio scrive nelle Metamorfosi circa la triste vicenda del bel Ciparisso, pupillo del dio Apollo che per errore uccise il cervo dalle corna d’oro, suo unico amico. Inconsolabile, Ciparisso dice ad Apollo che il suo unico conforto sarebbe stato vivere in eterno per poter piangere l’animale che tanto amava. E così ha inizio la metamorfosi: Apollo lo trasformò nell’albero che da lui prende il nome, il cipresso appunto. 

Originario della Siria, il cipresso è un albero che a seconda delle varietà – se ne contano fino a 100 specie – può raggiungere anche i 50 m. di altezza, ma tutte con un denominatore comune: il profumo che resta sulle dita dopo aver leggermente sfregato le foglie squamose. Motivo per cui è uno dei grandi classici della profumeria, soprattutto maschile.

Quello che la nostra guida d’eccezione ci fa fare, è anche un percorso fuori dai clichè, attraverso la storia vera dei profumi nati in realtà in Italia e non in Francia come si tende a pensare. A portarli alla corte francese, ci racconta Roberta Conzato, fu infatti la nostra Caterina de Medici che il gossip del tempo vuole svenuta in terra gallica pare non per l’emozione quanto per l’afrore dei cortigiani.

Nel secondo terrazzamento, attraverso formali siepi di bosso che abbracciano una scalinata, si raggiunge una suggestiva fontana un tempo alimentata ad acqua piovana, sormontata da un bellissimo putto del 500 proveniente da una villa toscana.

Da un terrazzamento all’altro, la visita prosegue lungo un bel muro di cinta in mattoni che abbraccia un lato del parco e dove inizia un percorso veramente olfattivo che dai cipressi alle lavande, in una sinfonia di indaffarate api, sfingidi e farfalle, ci porta in un angolo dedicato alle erbe officinali. Dai più solitamente utilizzate in cucina, sono state  – e sono tuttora – uno degli ingredienti base della profumeria. “L’Acqua di Colonia, famosa in tutto il Piemonte – ci spiega Roberta Conzato – all’inizio era nota come Aqua Mirabilis, aveva uno scopo curativo ed era proprio a base di erbe officinali”. 

Scendendo ancora, un grande terrazzamento si apre sulla vista delle campagne circostanti da un lato, mentre dall’altro è racchiuso da un romantico muro ad archi ricoperto da maestose rose sarmentose davanti al quale si ergono altri statuari cipressi dalle forme intricate.

Qui, sotto un fresco bosco di faggi, un grande tasso e un bosso agghindato in forma conica abbracciano un cuscino di edere da cui occhieggia, un po’ minaccioso, un satiro a guardia dei suoi tesori vegetali. 

Passaggi nascosti e un po’ misteriosi, tipici dei giardini all’italiana, ci conducono, attraverso una porta aperta sul muro di cinta, nuovamente all’ingresso principale. Qui fa bella mostra di sé una Sophora Japonica, aggraziata acacia giapponese che piega i suoi morbidi rami ad ombrello ma che, perse le foglie nella stagione fredda, svelerà la scultura dei suoi rami. 

Siamo quindi condotti nel cortile posteriore della villa dove, in una grande aiuola rialzata, ricchi cespugli di rosa centifolia – una delle regine della profumeria fanno da sfondo ad un giovane ulivo. 

La bella visita ha il suo epilogo in una ricca e gradita merenda sinoira sur l’herbe, come nella più genuina tradizione piemontese, fra battute di carne cruda, quiche alle erbe, formaggi locali e fresche verdure. Il tutto innaffiato da un immancabile buon vino che scioglie alle chiacchiere e al convivio. 

Un pomeriggio perfetto, che poteva solo chiudersi in bellezza, con la meravigliosa torta di panna e frutti di bosco, creata appositamente per web-garden, con il logo dell’Associazione, dall’artista torinese della pasticceria Federica Chiarmetta, cake deisgner di talento, fondatrice di CHE CHARME, azienda domestica di produzione di di alta pasticceria.

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Visita al Castello Cavour fra parco, tramonto e lumi di candela

Visita al Castello Cavour fra parco, tramonto e lumi di candela

C’è già l’aria frizzantina della sera quando i soci di Web Garden arrivano a Santena, a pochi chilometri da Torino. Qui, alle sette, la Fondazione Camillo Cavour apre i cancelli soltanto per noi, accolti all’ingresso niente-di-meno-che dal direttore Marco Fasano. Lui e Serena Rossi, instancabile braccio operativo (e fucina di idee) della Fondazione, hanno preparato per Web Garden una serata speciale.

Si inizia con una lunga passeggiata nel parco della tenuta, maestosa opera dell’architetto paesaggista prussiano Xavier Kurten, all’epoca direttore del parco di Racconigi, che nel 1830 dispone gli alberi, isolati o a gruppo, nella fascia attorno al prato centrale e lungo il perimetro esterno, per nascondere i muri di confine con folti boschetti, solo apparentemente spontanei. Nei 16 ettari di quello che, oggi, è uno straordinario parco all’inglese siamo accolti da platani, frassini, ippocastani, carpini, aceri e querce pluricentenarie.

La guida naturalistica che accompagna i soci di Web Garden ne illustra storia e curiosità; e così scopriamo che il nucleo originario risale ai primi del ‘700, quando fu edificato l’attuale castello, affacciato – al tempo – su un giardino organizzato in quattro parterre delimitati da siepi e bordure fiorite. Nella seconda metà del Settecento il giardino diventa prato, chiuso da filari di alberi disposti perpendicolarmente alla villa. Il resto è ancora spazio agricolo, perché a questo servivano le tenute di campagna della nobiltà piemontese. Poi l’intervento di Kurten trasforma ogni cosa: non più utilità e agricoltura, ma pace, ristoro e bellezza.

Il tramonto ci riaccompagna verso l’edificio principale, ma non ancora all’interno del Castello. Per una visita a lume di candela occorre il buio, e l’attesa è premiata da un light dinner preparato dal ristorante “Le Vecchie Credenze” dentro la Sala Diplomatica, impossibile da visitare altrimenti, con i suoi stucchi antichi, gli arredi e gli specchi. Lì, proprio accanto alla grande terrazza che, dall’alto, affaccia sul prato, si dà un’ultima occhiata al Parco, ma senza poterne cogliere i confini: un po’ per l’astuta sistemazione dei grandi alberi, un po’ perché la notte è iniziata. Sulle scale che, dalla terrazza, portano all’ingresso del Castello si accendono lumi e candele. È arrivata l’ora di immergerci nel passato, quando l’avvento dell’elettricità era lontano e la vita aderiva di più ai ritmi della natura.

Con curiosità e cautela si entra nel Castello. Qualcuno accende la torcia del telefonino: la storta è in agguato. Ma è una prudenza inutile. Le candele fanno il loro dovere e gli occhi si abituano all’oscurità, da cui – piano piano – emergono meraviglie. Ecco i saloni aulici del pianterreno, la sontuosa stanza da letto della marchesa Filippina de Sales, nonna paterna di Camillo Cavour, che riposava sotto un baldacchino di stoffe ricamate; la Sala delle Caccie, i salottini da cui spunta un preziosissimo tavolino del Piffetti; l’ancor più prezioso vaso di Sèvres, dono di Napoleone III a Camillo Cavour: memoria di quando l’Italia iniziò a unirsi con l’alleanza di Inglesi e Francesi.

Tra un “attenzione” e un “dove sei?”, il gruppo di Web Garden si immerge in un’epoca scomparsa; e non solo per la suggestiva visione di una certa, pur sabauda, sfarzosità. Salendo al mezzanino – allestito soltanto per Web Garden ed escluso dal normale percorso di visita – ecco la stanza della servitù e un appartamento più domestico e quotidiano. Non tutti i giorni dell’anno trascorrevano in uno scenario da “Downton Abbey”. Capitava di mangiare a una tavola più modesta, di dormire in un letto meno sontuoso, di ritrovarsi davanti a un caminetto per leggere a lume di candela o ricamare, chiacchierando di qualche sciocchezza o discutendo di conti e lavori da eseguire. Come qualunque famiglia, in ogni luogo e in ogni età.

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Viaggio in Sicilia

Viaggio in Sicilia

La bellissima città di Palermo ha accolto gli amici di Web Garden nel primo fine settimana di marzo con l’estro che le è consueto. La Sicilia è una regione magica, ma Palermo lo è di più, con i suoi colori e la sua atmosfera dove si fondono in modo naturale tre diverse culture: araba, normanna e spagnola.

Non si può non rimanere incantati dallo sfarzo e dall’unicità di Palazzo Reale, rinominato – con l’avvento della Repubblica – Palazzo dei Normanni, oggi sede dell’Assemblea Regionale. Di questa residenza reale, la più antica d’Europa, abbiamo potuto apprezzare appieno la bellezza grazie alla nostra bravissima guida, Daniela.

Abbiamo molto ammirato la stanza di re Ruggero I: a differenza della Cappella Palatina, reca mosaici che non celebrano un culto religioso ma affermano in modo importante il potere dei reali. Mosaici bizantini in oro zecchino raffiguranti leoni, pavoni, centauri e scene di caccia che danno conforto alla fusione esistente tra le culture diverse.

E che dire della Cappella Palatina, recentemente restaurata, anch’essa ricoperta di mosaici da terra fino al soffitto, realizzato con un legno particolare che si trova nella dorsale montuosa delle Madonìe? Non basta un’intera giornata per godersi tutta la meraviglia di questa basilica siculo-normanna, dal 2015 Patrimonio Unesco dell’Umanità, che il poeta e scrittore francese Guy de Maupassant definì «il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano».

Sobria ma non per questo meno bella, tanto da essere anch’essa Patrimonio dell’Umanità, è la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, cui si accede attraversando un giardino così rigoglioso che sembra inneggiare al paradiso, col suo chiostro abbellito da colonne con capitelli a foglie d’acanto e piante lussureggianti come in un libro di fiabe.

Daniela ha poi insistito per accompagnarci alla Cattedrale, lo straordinario Duomo cittadino con i suoi quattro campanili angolari in stile normanno-gotico: per lei non era pensabile che partissimo senza averla vista, e come darle torto.

Sabato mattina siamo andati a visitare la Valle dei Templi con il suo meraviglioso giardino di Kolymbethra e, poco distante, il Central Cultural Art di Favara. Kolymbethra è molto di più di quanto avevamo raccontato. È un luogo magico e senza tempo. Gli scorci unici che offre tolgono il fiato per la loro bellezza, resa ancora più dolce dai mandorli in fiore che li incorniciano.

Grazie al professor Lo Pilato e alla nostra guida, Gigi, abbiamo appreso che 2500 anni fa l’intera valle che faceva riferimento alla città di Akragas  venne trasformata in un lago per consentire ai 250-300mila abitanti di approvvigionarsi con quello che era – e ancora è – il bene più prezioso: l’acqua.
Kolymbethra in greco significa “piscina”, ed ecco spiegato il rinvenimento di 18 gallerie sotterranee attribuite all’architetto Feace nel 480 a.C. Oggi, grazie a questi tunnel sotterranei, si può godere di una natura florida e rigogliosa tutto l’anno, persino in estate, malgrado il caldo torrido che si registra in questa incredibile terra siciliana.

Anche il tempo è stato clemente. Per quanto le previsioni non fossero inizialmente buone, ci ha invece consentito di goderci il giardino di Kolymbethra e la meravigliosa Valle dei Templi con i suoi monumenti.
Particolare è stata anche la visita al paese di Favara, nel cui centro storico si trova il Central Cultural Farm: galleria d’arte en plein air e residenza per artisti; esempio di come si possa recuperare un territorio investendo sulla cultura.

L’iniziativa, assolutamente pregevole, nasce da una coppia di sposi che, nel 2010, ha acquistato alcune dimore ed edifici, disposti attorno a una corte principale e sette piccoli cortili. Così, nelle piccole vie del centro, oggi si possono trovare opere di artisti emergenti che vogliono trasmettere messaggi trasversali.
Anche l’idea di piantumare all’interno di un’antica dimora, Palazzo Miccichè, esemplari di piante ha l’intento di voler rivendicare la natura, soprattutto in un posto dove l’uomo – attraverso le sue costruzioni – ne ha distrutto, o almeno rovinato, il paesaggio.

Aggiungete a tutto ciò l’allegra compagnia e l’arte culinaria del luogo, che ci ha allietato con le sue prelibatezze (dai supplì alla pasta con le sarde, dagli involtini di pesce spada ai meravigliosi cannoli), gustate sorseggiando vini bianchi come il Catarratto e il Grillo o rossi come il Nero d’Avola, ed ecco che il primo evento 2023 di Web Garden si è felicemente compiuto in amicizia e curiosità, nello splendore della Storia, e naturalmente dell’Arte e dei Giardini.

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