Emanuele Montagna al Teatro Juvarra con Natura!

Emanuele Montagna al Teatro Juvarra con Natura!

Questo articolo fa parte del numero 19 di Web Garden: Armonie autunnali

La voce di Emanuele Montagna, unita alla musica di Gabriel Yared, ci accompagna lungo un viaggio alla scoperta dei boschi incantati di George Bayron,  per poi farti proseguire nell’armonica natura di Emily Dickinson.

Emanuel, regalandoti quasi l’illusione di vedere lo scaiottolo il calabrone, il mare il grillo in quanto natura è paradiso, riesce a farti percepire il dialogo di Umberto Saba con la capra che stava sola e legata in un prato e belava e quel belato era fraterno al dolore, per poi farci giungere infine ad ammirare la graziosa Luna di Giacomo Leopardi che tutto vede della nostra travagliata vita .

Natura: Emanuele Montagna al Teatro Juvarra

Natura: Emanuele Montagna al Teatro Juvarra

Questo articolo fa parte del numero 20 di Web Garden: la Natura dell’arte

Il direttore del teatro Colli di Bologna tra Emily Dickinson e Gabriele D’Annunzio al teatro Juvarra .

Per concludere con il vecchio ed aprirsi al nuovo che avanza, il Magazine di dicembre è dedicato alla costante tensione fra il creare e il conservare in arte e in Natura

Un recital intitolato “Natura” e promosso da Web Garden per un evento di beneficienza a favore della Onlus “Fondazione Sistema Ollignan”, organizzazione non profit che opera in un contesto di natura prevalentemente agricola a favore di attività occupazionali e educative per persone disabili.

Martedì 6 dicembre, al teatro Juvarra di Torino, gioiello di architettura in puro stile liberty d’inizio ‘900, l’attore e regista Emanuele Montagna ha incantato il pubblico con un recital di testi letterari su musiche contemporanee, accompagnando lo spettatore in un percorso di pura poesia.

Un arcobaleno di autori che hanno celebrato la Natura in tutte le sue sfumature ha contribuito a rendere magica l’atmosfera: da Giorgio Caproni con il suo Inno alla Natura a I Fiori di Aldo Palazzeschi, da George Byron con Vi è un incanto nei boschi a Gianni Rodari con le sue poesie Vattene Natura e Il cielo è di tutti.

Montagna ha emozionato il pubblico anche con altre liriche: A Silvia e Alla luna di Giacomo Leopardi, La Capra di Umberto Saba e La pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio. Il culmine della pièce teatrale si è raggiunto con il Laudes Creaturarum di San Francesco, cui è seguita una performance dell’artista fuori programma in omaggio a Dante Alighieri.

Le musiche di Gabriel Yared, Cyrille Aufort e David Lang, premi Oscar per le loro celebri composizioni musicali cinematografiche, hanno trasportato lo spettatore in un viaggio senza tempo, dove unica stella polare era la voce incantatrice di Emanuele Montagna.

La bellezza del teatro Juvarra, unico e suggestivo nel suo genere, sede inoltre di un circolo dedicato alla magia, ha fatto da cornice all’evento e ha reso la rappresentazione ancor di più densa e emozionante.

La serata è stata resa possibile grazie al sostegno degli sponsor e alla partecipazione degli associati, che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa culturale e benefica promossa dall’associazione Web Garden.

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Una giornata nelle Langhe: Camo e Canelli

Una giornata nelle Langhe: Camo e Canelli

Questo articolo fa parte del numero 19 di Web Garden: Armonie autunnali…

Un piccolo borgo proprio al centro delle Langhe, che conta appena 180 abitanti, ospita un sorprendente museo a cielo aperto dove sono esposte più di 400 opere di artisti nazionali e internazionali. L’idea nasce nel 2012 quando Camo, fino ad allora Comune, diventa per referendum frazione di Santo Stefano Belbo. Per continuare a fare vivere il paese raccontato anche da Cesare Pavese ne La luna e i falò, l’ex sindaco e Claudio Lorenzini scelgono l’arte come strumento di valorizzazione del territorio. Così oggi, tra le vie e le case di Camo, si snoda MCA, il Museo a Cielo Aperto che si può visitare 365 giorni l’anno, 24 ore su 24.

Sabato 5 novembre, accarezzati da un tiepido sole autunnale, i soci di Web Garden si sono lasciati emozionare dalla visita di Camo, ammirando le opere dei numerosi street artist guidati dalla responsabile del museo Marinella Sacco, che con pazienza e garbata gentilezza ci ha illustrato la storia del paese e degli artisti che hanno donato le proprie opere, incantati dalla bellezza del luogo e dal progetto di questo piccolo borgo.

Camminando lungo le vie abbiamo incontrato, tra le tante, le opere di Sergio Padovani, Mr. Fijodor, RefreshInk, Bottura: alcuni degli artisti che hanno fatto di Camo la tela dei loro capolavori, spesso incastonati tra le vie del borgo e i suoi sentieri.

Allontanandosi un poco dal paese per arrampicarsi in mezzo ai filari di uva, sul bricco delle Allodole, siamo giunti allo straordinario murales dedicato a San Sebastiano di Andrà Ravo Mattoni. Da lì, seduti su una panchina, ecco una vista spettacolare sui paesaggi di Langhe, Roero e Monferrato – Patrimonio Unesco dell’Umanità. E, sullo sfondo, la limpidezza della giornata ci ha regalato la visione mozzafiato dell’intero arco alpino. La visita si è conclusa all’interno del Museo del Riciclo, dove l’artista Ann Stefani ha spiegato le sue creazioni realizzate grazie al recupero di tutti i materiali presenti in Natura, da lei ripensati per dare vita alle sue opere.

Prima di congedarci, Marinella Sacco ci ha indicato il luogo dove – nel 2014 – è stata sotterrata una capsula del tempo con lo scopo di raccontare la storia di Camo ai posteri e lasciare traccia del passaggio dei vari artisti che si sono lasciati incantare dalla magia del luogo. La capsula verrà aperta nel 2514.

Partiti con il cuore pieno di serenità e bellezza, siamo arrivati a Canelli presso le Cantine Bosca, per il secondo tour della giornata: la visita alla Cattedrale Sotterranea. A riceverci c’era Polina Bosca, testimone insieme ai suoi fratelli della sesta generazione dell’azienda vinicola, che ci ha narrato l’origine delle Cattedrali Sotterranee, anch’esse dal 2014 Patrimonio Unesco dell’Umanità assieme ai “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato”.

La visita si è snodata attraverso le lunghe gallerie, dove Polina ha illustrato le varie fasi di produzione dello spumante distribuito in tutto il mondo. Accompagnata da un gioco di luci e di musica, la voce di Polina ci ha guidato lungo un percorso sensoriale ed emozionante dove abbiamo capito l’importanza che questa famiglia attribuisce alla tradizione, all’amore per il territorio e alle sue origini. È questa la ragion d’essere della Riserva del Nonno, spumante metodo classico che la famiglia Bosca produce, seppur in quantità limitata, proprio per non perdere il contatto con una tradizione che risale al 1831.

Se l’obiettivo di questa giovane donna e dei suoi fratelli era quello di appassionare i visitatori e farli emozionare, non si può che fare loro i complimenti per il risultato raggiunto. La perfetta combinazione tra l’architettura della Cattedrale e le opere di Guglielminetti lì presenti, assieme ai giochi di luce che proiettano nell’ambiente colori accesi che passano dal verde al fucsia, hanno creato una magia unica. La visita si è conclusa con una degustazione di tre spumanti: Alta Langa DOCG, Rosé Esploro e Fragola Sparkletini.

Contenti e spensierati ci siamo poi recati presso l’osteria Ca’ Bazon, che si trova proprio di fronte alla cantina appena visitata. Qui Roberto, il gentilissimo proprietario, aveva preparato una lunga tavola allestita con acqua e vino: dopo pochi minuti, già ci deliziava con il suo prelibato menù.

L’evento si è concluso a pomeriggio avanzato, nella consapevolezza che la bellezza dei luoghi e la passione di chi ci ha fatto da guida hanno regalato a tutti i soci di Web Garden una giornata memorabile.

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Le “Cattedrali” di Canelli: intervista a Polina Bosca

Le “Cattedrali” di Canelli: intervista a Polina Bosca

Questo articolo fa parte del numero 19 di Web Garden: Armonie autunnali

Un’atmosfera surreale e magica ci accompagna durante l’intervista a Polina Bosca. Navate maestose e pareti di mattoni a vista arredate con opere di Eugenio Guglieminetti e di Paolo Spinoglio si legano e si confondono con le bottiglie della cantina Bosca, lasciando senza fiato per la loro imponenza e grandiosità: la grandiosità delle “Cattedrali” di Canelli.

Quello che colpisce di più, tuttavia, è sentir narrare con orgoglio e commozione la storia di questa cantina da una giovane donna, che esprime il sentimento unico che lega lei e i suoi fratelli all’azienda di famiglia. 

Web Garden: La tua cantina vanta un’antica storia, hai voglia di parlarcene?

Polina Bosca: Siamo un’azienda nata nel 1831, che attualmente è gestita da mia sorella, mio fratello e da me. Abbiamo l’onore di proseguire una lunga storia di famiglia. In questo momento ci troviamo in una delle quattro “cattedrali sotterranee”, riconosciute dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2014 assieme ai territori Langhe, Roero e Monferrato. La candidatura all’Unesco è nata proprio qui. Mio padre e il dottor Gancia volevano fare tornare Canelli agli splendori del passato.

Qui è nato lo spumante italiano, ricordiamolo sempre. Così, cercando di pensare che cosa potesse essere importante per la città, hanno tirato fuori l’idea di fare diventare le cantine Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Poiché il sito era troppo piccolo, si decise di estenderlo a tutti i territori della zona. Per noi è stato un traguardo davvero importante. Ci abbiamo messo dieci anni, ma è stato un bel percorso.

Perché le cantine si chiamano cattedrali?

Il nome “cattedrali sotterranee” arriva da mio padre. Quando lui scendeva nella parte centrale di questa cantina gli sembrava di essere nella navata centrale di una cattedrale. Ebbe l’idea di chiamarla “cattedrale” e da lì, poi, il nome diventò “cattedrali sotterranee”.

Quante cattedrali sotterranee ci sono a Canelli?

A Canelli ci sono quattro cattedrali sotterranee: quelle di Coppo, Contratto, Gancia e le nostre.Canelli è una groviera sotterranea: ha più di 25 km di cantine scavate sottoterra. Sono di roccia e tufo, e ovviamente anche di mattoni. Sono state costruite a partire dall’800 e la cosa bella, secondo me, è che ognuna è stata fatta con uno stile diverso.

È anche interessante dal punto di vista architettonico: ce ne sono di basse e larghe, ma anche di strette e alte. Ci sono tante varianti diverse e questo fatto è dovuto anche alla quantità forse di soldi che si avevano in quel momento. Si facevano un po’ più grandi o un po’ più contenute in base alla disponibilità economica. Anche da noi si vedono dimensioni diverse, che denotano anni e periodi diversi di costruzione.

Questa cantina è una tradizione di famiglia che porti avanti con i tuoi fratelli, è così?

È meraviglioso poterlo fare e noi lo facciamo con molto entusiasmo e voglia di emozionare. Per noi lo spumante è un modo di portare gioia ed emozione alle persone. Tutto quello che facciamo cerchiamo di farlo per emozionare e, quindi, per dare un’alternativa emozionante ai nostri consumatori.

Da quanti anni ti occupi della cantina e com’è cambiato, in questo periodo, il tuo mestiere?

Io sono in azienda da una ventina d’anni, ma mi occupo di marketing da poco. Storicamente, noi non abbiamo mai fatto marketing. Durante il Covid abbiamo deciso di dare una svolta alla nostra azienda e di evolverci anche sotto questo aspetto. Prova ne è il cambio del nostro logo, che nasce da un logo del 1900 trovato su un vecchio manifesto.

Lo abbiamo ripreso, abbiamo aperto la “O” di Bosca e ci abbiamo inserito tre stelline, che rappresentano noi tre fratelli che vogliamo uscire dalla “O” per esprimere la voglia e il desiderio di superare noi stessi. Desideriamo proporre al nostro consumatore qualcosa di diverso e alternativo rispetto a quello che possono trovare sul mercato, vuoi per prodotti diversi vuoi per un packaging non abitualmente associato a un prodotto del genere.

Indubbiamente c’è molta fantasia nelle etichette, per esempio all’interno delle scritte troviamo delle frasi: che cosa narrano?

Le nostre sono bottiglie che raccontano. Se si leggono le scritte riportate all’interno di queste lettere, si trova tutta la storia legata al prodotto, oltre a una serie di informazioni sulla bottiglia che si sta per acquistare.

Possiamo dire che il periodo nefasto del COVID vi ha portato a sviluppare la vostra creatività?

Certamente il COVIDci ha bloccato su tanti fronti. Per la sicurezza dei nostri collaboratori abbiamo deciso di chiudere, anche se – essendo una categoria alimentare – avremmo potuto restare in ufficio. Salvo per la parte produttiva, la scelta è stata di lavorare da casa. In quel momento abbiamo deciso di ristrutturare l’azienda da un punto di vista organizzativo ma soprattutto dal punto di vista dell’immagine. Abbiamo creato una nuova linea per il canale Horeca (hotel, ristoranti e bar, ndr), noi che storicamente siamo sempre stati produttori di spumanti per la grande distribuzione.

Inoltre abbiamo scelto di puntare nuovamente sull’Italia, nonostante negli ultimi anni circa l’85% del nostro fatturato fosse estero. Così abbiamo creato una linea specifica per il mercato domestico.

Voi proponete diversi tipi di degustazione, vero?

Ne abbiamo diversi. Per la visita della nostra cantina, Web Garden ha scelto quello di Alta Langa. Si tratta di un prodotto molto ambito e interessante. Inoltre ce n’è ancora poco in giro, poiché è una DOC contenuta.

Quante persone visitano la vostra cantina ogni anno?

Prima del Covid avevamo raggiunto i 14.000 visitatori l’anno e adesso stiamo superando questo numero. Solo lo scorso settembre abbiamo accolto più di 1.500 persone. Inoltre, prima della pandemia avevamo principalmente visitatori stranieri, mentre ora abbiamo tanti piemontesi che vengono a degustare i nostri spumanti e a vedere le nostre “cattedrali sotterranee”.

Qual è una tua ambizione o auspicio per il futuro aziendale?

Vorrei entrare di più nel mercato italiano, vorrei che in Italia ci conoscessero meglio. Siamo un’azienda storica e, oltretutto, queste cantine sono davvero belle. Produciamo spumante da quasi duecento anni. Rispetto al mercato dello spumante in Italia, che – Canelli a parte – nel complesso è relativamente giovane, noi abbiamo un passato molto strutturato e antico che vorrei diffondere sempre di più.

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Una domenica di ottobre a Villa Anelli

Una domenica di ottobre a Villa Anelli

Questo articolo fa parte del numero 18 di Web Garden: C’era una volta…

Una coppia giovane e carina ci ha accolti quando abbiamo varcato i cancelli di Villa Anelli: luogo pieno di fascino e segreti sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, tra Verbania e il confine svizzero. Impossibile non rimanere incantati dall’abbondanza delle specie di conifere, palme, camelie, azalee, felci che avvolgono il visitatore in un’atmosfera lussureggiante.

La pioggia incessante ha contribuito a rendere ancor più misterioso il parco della villa e, sebbene non ci abbia consentito di visitarlo come avrebbe meritato, ci ha concesso il privilegio di essere intrattenuti dai padroni di casa, con le loro storie sul giardino e sulla passione di una famiglia che – di generazione in generazione – ha creato questo luogo spettacolare.

I trenta ospiti provenienti da Torino, Milano, Bologna ed anche da Barcellona e Zurigo hanno potuto assistere alla bellissima conferenza di Andrea Corneo, il padrone di casa, che ci ha introdotti nel meraviglioso mondo delle camelie e ci ha descritto la preziosa collezione di camelie che ospita il suo giardino. A partire dalla scorsa estate il parco è diventato un museo a cielo aperto, in modo da consentire a tutti gli appassionati di visitarlo ogni ultima domenica del mese.

Orsola Poggi Corneo, moglie attenta e creativa, ha allestito il nostro piccolo banchetto con un centrotavola composto da un lato di frutti rossi (fragole, uva rossa, mirtilli) e dall’altro di frutti sulle tonalità del giallo-verde (banane e pere), in modo da agevolare il nostro viaggio degustativo negli aromi e nei profumi dei vini di loro produzione, che hanno accompagnato il lunch.

Il menù era ispirato ai prodotti dell’orto di casa, con un delizioso pinzimonio da abbinare a una varietà di salse, una più squisita dell’altra, tra cui quella di maionese e arancia. La crema di zucca e mela, cui andava aggiunta una sbriciolata di pane croccante e olio piccante, è stata la squisitezza che ha segnato il punto più goloso di una domenica armoniosa, che altrove sarebbe stata uggiosa: e qui, invece, no.

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“Versi in Vigna”: un’esperienza da custodire nel cuore

“Versi in Vigna”: un’esperienza da custodire nel cuore

Questo articolo fa parte del numero 13 di Web Garden: in nome della Rosa

Fra le vigne di Cocconato d’Asti accompagnati dai versi di Pasolini e i testi di Fenoglio con un sottofondo jazz a farci compagnia: Versi in Vigna, l’evento di Web Garden di giugno 2022.

Il sole cominciava a splendere sempre più obliquo sulle vigne di Cocconato, quando Vanni ed Edoardo Pavesio hanno accolto gli ospiti di Web Garden nella loro tenuta vitivinicola, alla quale si accede attraverso un vialetto di ulivi e piante da frutta. E mentre il caldo torrido della giornata lasciava il posto alla brezza della sera, ed il paesaggio tutto intorno si tingeva d’oro, l’attrice Silvia Perosino ci ha dolcemente condotti alla memoria di Pier Paolo Pasolini, alla sua Roma trasteverina. Un omaggio al grande artista ricco dei suoi versi ora accorati e quasi violenti, ora melanconici e struggenti. 

Un piccolo intermezzo del padrone di casa, che ci ha declamato una poesia dal sapore salino del mare, per tenere fede alla grande passione di famiglia delle regate, ha introdotto l’intervento dello scrittore Paolo Ferrero, che ci ha intrattenuto con brani, commenti ed aneddoti tratti dal suo libro “La salsa del diavolo – Beppe Fenoglio e la cucina della sua Langa”, condividendo con noi il suo amore per la letteratura e per il cibo.

La serata è proseguita con una merenda sinoira innaffiata dai vini prodotti dalla Tenuta Pavesio: un Pinot Noir rosé biologico ed i rossi Albarossa e Ruché anch’essi rigorosamente biologici, come per credo, etica e tradizione dei due fratelli vignaioli e marinai. Le note jazz del sassofonista turco Fuat Sunay hanno accompagnato l’evento, che si è concluso con allegre danze sotto le fronde di un imponente ippocastano, che dalla sua altezza domina tutta la tenuta. 

Poesia, vino, cibo, musica ed un’ospitalità piena di calore, la splendida vista della campagna astigiana all’imbrunire: una di quelle serate perfette da custodire nella memoria.

egalato due delle sue incantevoli bambine di terracotta all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino.