Conservare le forme e i canoni estetici o innovarli apportando ad essi i canoni della modernità: una risposta non semplice da dare.

Questo articolo fa parte del numero 10 di Web Garden: Creare e Conservare

Per concludere con il vecchio ed aprirsi al nuovo che avanza, il Magazine è dedicato alla costante tensione fra il creare ed il conservare in arte e in natura.


Innovare o conservare? Rispettare religiosamente i canoni estetici antichi, o apportare un tratto nuovo, il segno della modernità che avanza irrefrenabile, con il rischio di dissacrare le opere dei grandi che sono venuti prima di noi?

Questa è l’annosa questione che sempre si ripete quando si decide di mettere mano, in Italia e altrove, ad opere antiche per restaurarle, ampliarle o per renderle più funzionali all’uso di oggi. Nel nostro Paese la tendenza è decisamente quella di intervenire nel senso più conservativo possibile ed anche là dove si decide di apportare innesti contemporanei a strutture secolari, la scelta sembra ricadere su opere che si integrino nel modo meno invasivo possibile, che si fondano con l’architettura preesistente senza andarne a turbare l’idea originale. 

Un bellissimo esempio di questo tipo di intervento è quello dell’architetto Andrea Bruno, che tra la metà degli anni ’70 ed il 2000 ha sviluppato il progetto di ristrutturazione del Castello di Rivoli, antica roccaforte sabauda di origini medievali, che nei secoli ha vissuto alterne vicende fino a diventare oggi uno dei più importanti musei di arte contemporanea italiani.

Rimaneggiato nel XVII secolo con l’aggiunta della manica lunga, fu nuovamente rivisto da Filippo Juvarra nel 1715, all’interno dell’ambiziosa progettazione della “Corona di Delizie” per la nuova famiglia reale, ma il cantiere non venne completato e fu abbandonato nel 1734. Il Castello subì inoltre importanti danni durante la guerra. L’architetto Bruno ha “congelato” lo stato esistente del Castello ed ha ricostruito le parti danneggiate e mancanti con grandi volumi di vetro chiaramente riconoscibili, ma estremamente rispettosi del patrimonio ricevuto, riconosciuto anche dall’Unesco.

Altrove l’approccio è più audace: la Francia è uno dei paesi più all’avanguardia in questo senso. Come non ricordare per esempio la Piramide del Louvre, voluta dal presidente Mitterand all’interno del suo più ampio disegno delle Grandes óperations d’architecture et d’urbanisme, ed inaugurata nel 1988, fra esultazioni di giubilo e grida di orrore?

Eseguita dal celebre architetto cinese Ieoh Ming Pei per ampliare il museo e per progettarne l’atrio, la Piramide di vetro e ferro si staglia come un fulcro luminoso al centro dell’Esplanade du Louvre, in aperto contrasto con gli edifici seicenteschi circostanti. Anche se l’intervento è stato molto discusso e ha diviso e divide tutt’ora i sostenitori ed i detrattori di questo tipo di approccio, oggi la Piramide è considerata una delle icone di Parigi, al pari della Tour Eiffel, che fu anch’essa vittima a suo tempo di simili critiche.

Sempre a Parigi, ma del tutto contemporanea, è la ristrutturazione del Palazzo della Borsa per opera di Tadao Ando, volta a ospitare le opere del noto imprenditore, collezionista e mecenate François Pinault. La collaborazione fra Pinault e Tadao Ando aveva già prodotto risultati proficui nella ristrutturazione e conversione a museo di arte contemporanea del complesso di Palazzo Grassi e della Dogana a Venezia, i cui nuovi spazi espositivi erano stati inaugurati nel 2009. Aperto al pubblico solo dallo scorso maggio, questo edificio a pianta rotonda sormontato da una cupola affrescata, è stato ripensato dall’architetto attraverso la costruzione al suo interno di cerchi concentrici in calcestruzzo chiaro, con l’intento di rimandare proprio alla circolarità del tempo ed al dialogo fra antico e moderno.

Da alcuni considerato l’edificio più brutto del mondo, Il Royal Ontario Museum di Toronto, in Canada, vede la firma dell’archistar Daniel Libeskind. Il palazzo storico dei primi del ‘900 è stato rivisto ed ampliato nel 2007 con dei prismi di acciaio, alluminio e vetro che sembrano letteralmente esplodere dalla struttura, lasciando lo spettatore certamente colpito da così tanto estro. Il Castello di Moritzburg ad Halle, in Germania, ha invece ricevuto una sorte più dolce. Esempio di architettura militare gotica ridotto in rovina, è stato ristrutturato dallo studio spagnolo Nieto Sobejano Arquitectos, che ha realizzato la nuova copertura in vetro, che consente alla luce di inondare le sale del museo sottostanti. Ed un approccio simile è stato seguito nella ristrutturazione della magnifica Music School di Louviers, in Normandia. Una struttura del 1646 che nel tempo è stata monastero, tribunale, prigione, fino all’attuale scuola di musica, è stata ampliata dagli architetti di Opus 5. Qui l’intervento è al contempo moderno e del tutto integrato con l’opera preesistente ed il territorio: il nuovo edificio è realizzato sulle antiche mura come una grande scatola di vetro, che riflette i colori della pietra ed il cielo tutt’intorno.

Il dibattito fra il mantenere ciò che già esiste e l’intervenire con la creazione di qualcosa di nuovo che sia in qualche caso anche in forte contrasto con il passato resta aperto e molto acceso: ai posteri la sentenza definitiva.