Fiori Magici

Fiori Magici

Questo articolo fa parte del numero 31 di Web Garden: I Giardini Magici

“io debbo colmar questo mio paniere di giunco con maligne erbe velenose e fioretti dai succhi balsamici. …
Oh, gran virtù è nelle piante, erbe, pietre, secondo le loro qualità native…”
(Romeo e Giulietta – Shakespeare)

La letteratura inglese, da Shakespeare a Rowling, ha un debole per le erbe, soprattutto quelle velenose – si pensi al generoso impiego di piante tossiche che Agatha Christe fa nei suoi romanzi o all’Erbologia, fra le materie di studio alla Scuola di Stregoneria di Hogwarts – ma l’impiego di fiori e piante per realizzare pozioni, filtri e antidoti risale alla notte dei tempi e va ben oltre i confini di Sua Maestà. 

Le proprietà di fiori e piante hanno attraversato secoli e culture, sono state tramandate come pratiche magiche, sapienze popolari e rimedi galenici. Fiori ritenuti magici accompagnavano i faraoni nel viaggio nell’aldilà, ornavano i giardini dei sultani e, dal VIII secolo, con la conquista della Spagna da parte degli arabi, anche quelli europei. In origine era il giardino in sé ad avere un significato magico e religioso poiché rappresentava la realizzazione tangibile di una aspirazione dell’uomo. Giardino come locus amoenus, luogo di meraviglie abitato dagli dei.

Ce n’è per tutti i gusti, basti pensare all’Eden degli ebrei, all’Eridu degli assiri, all’Ida-Varsha degli indù ed ai boschi sacri dei druidi e dei pagani, laddove fiori e piante abbracciano il mistero dei numeri in arcane simbologie.

A cover of an old book by Shakespeare on a vintage background, illlustration for English and world literature and education

Quella del numero sette, ad esempio che, secondo Ippocrate “per le sue virtù occulte, tende a realizzare tutte le cose; è il dispensatore di vita e fa parte di tutti i cambiamenti”. 

E così, nel Cinquecento si riteneva che il giardino dovesse ospitare sette piante perenni o un multiplo di sette. Un concetto legato probabilmente alla mistica dei numeri che ha nel sette il numero completo, perché è formato dal quattro che rappresenta la materia e dal tre che simboleggia lo spirito e corrisponde quindi alla somma magica dei due elementi. 

Anche Esiodo ci mette del suo, e ne “Le opere e i giorni” consiglia caldamente di mettere a dimora le piante e di seminare i fiori al settimo giorno della luna crescente, che pare fosse un giorno magico. 

Nell’ottocento era Hahnemann che usava erbe e piante nelle sue preparazioni ma solo recentemente viene riconosciuto a Edward Bach il merito di aver scoperto i trentotto rimedi floreali. 

Più indietro nel tempo la tradizione sciamanica dei nativi americani aveva nell’uso delle piante il suo fondamento. Gli sciamani -uomini e donne con particolari doti- comunicavano anche con il mondo vegetale curando, attraverso questa relazione, malanni fisici e ferite ma agivano soprattutto sugli smarrimenti dell’anima, poiché ritenevano che la salute del corpo fosse strettamente correlata a quella dello spirito e della mente.  

La magia del resto è metafora del rapporto dell’uomo con la natura, fa parte di ciò che da sempre l’essere umano crea per sé contro ciò che sfugge al suo controllo e alla sua comprensione, e quindi non è tanto superstizione o arretratezza quanto stimolo per conoscere e dominare tradizioni spesso basate sui reali poteri officinali o venefici delle piante.

Ancora oggi una vecchia leggenda sopravvissuta al tempo ha lasciato il suo strascico di tradizione nei paesi balcanici e vuole che si usi portate agli ammalati un ramo di artemisia, pianta dedicata alla dea Artemide, in segno di guarigione e gioia di vivere. Pare infatti che quando i tre giorni degli Inferi – cioé gli ultimi tre giorni del ciclo lunare – erano passati, la dea Artemide ricomparisse in giardino donando alle piante nuovo impulso di vita. 

Le piante, dunque, possono guarire o avvelenare: nella magia moderna si usano per cure, rituali di purificazione (bagni con sacchetti di erbe) incensi, oli e unguenti per uso cerimoniale e con gli inchiostri magici a base di colorazioni vegetali si scrivono le formule degli incantesimi; le erbe essiccate si indossano o si appendono in casa, vanno colte con la luna piena o crescente ma mai con la nebbia o con le nuvole e adeguatamente “consacrate” per l’occasione. Insomma, per chi vuole approfondire c’è l’imbarazzo della scelta.

E se molte sono le piante utilizzate anche nella magia moderna, tra tutte, la regina è la mandragora, pianta magica fra le magiche è cara a Ecate, dea delle tenebre ed è il simbolo dell’appagamento amoroso e della quiete profonda, tanto da rappresentare il sonno eterno. La troviamo protagonista di molta letteratura, in primis nell’omonima commedia di Machiavelli per le sue proprietà erotiche, ma anche in Shakespeare, nelle novelle di Boccaccio e nel Faust di Goethe. Anche la non meno nobile credenza popolare ne parla, così come più tardi il cinema o il teatro poiché dona il sonno ristoratore ma provoca anche la pazzia. In bilico fra vita e morte, meglio di qualsiasi altra, incarna incertezza ed ambiguità. Anche del nostro tempo.

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E qui un ulteriore aiuto ci arriva dalla Flower Teraphy, una tecnica che affina la capacità di utilizzare l’energia e i potenti effetti terapeutici dei fiori per affrontare i problemi emotivi e sviluppare le proprie abilità psichiche. Una tecnica che consente di lavorare con diverse piante, in base al loro aspetto, al profumo, ai colori e alle loro energie, per rispondere a bisogni e desideri specifici. Sacerdotessa di questa moderna disciplina nata negli USA è Doreen Virtue i cui libri sull’argomento sono stati tradotti in oltre 20 lingue.

Tema ricorrente nelle divinazioni, dalla notte dei tempi, è sicuramente l’amore. 

Il maggior consumo di piante e fiori per pozioni e incantesimi era destinato ad attrarre l’oggetto dei propri desideri. 

Streghe e alchimisti medievali impiegavano gradi quantità di petali di rosa nei loro filtri d’amore, così come gli antichi romani ne spargevano i petali sulle strade durante i matrimoni, non molto lontano da ciò che si fa ancora oggi. 

La lavanda nell’antico Egitto era utilizzata per favorire la pace e la serenità nei rapporti sentimentali, così come le streghe medievali la utilizzavano per favorire la felicità delle relazioni amorose.
La menta, insospettabile potente afrodisiaco, veniva usata nell’Europa medievale nei rituali magici per attirare l’attenzione degli amanti perduti e in pozioni magiche per accendere la passione.
Per suscitare sentimenti romantici e attirare gli amanti desiderati, nell’antica Persia gli alchimisti utilizzavano pozioni a base di gelsomino, fiore associato all’innamoramento e alla dolcezza.

Come in ogni epoca anche oggi sentiamo la necessità di fare parte di un Universo più complesso di quello che è la realtà razionale che riusciamo a definire con i soli nostri sensi, una realtà che percepiamo indistintamente e verso la quale tendiamo per lo più inconsciamente. Un fiore o un albero ne sono la diretta incarnazione

I fiori – La spesa dal fiorista

I fiori – La spesa dal fiorista

Questo articolo fa parte del numero 27 di Web Garden: Tartufo il tesoro nascosto

Di piante e di fiori, non solo piacere per gli occhi ma anche per il palato. 

Primule, viole e margherite sono tra i primi fiori ad annunciare la primavera, quel risveglio della natura che comporta anche un cambio di abitudini alimentari legato al mutare delle stagioni. Sono tutti commestibili, versatili e saporiti, in grado di rallegrare i piatti più tradizionali come di offrirsi a sperimentazioni da master chef. 

Delle primule – ideali per marmellate, insalate e per aromatizzare l’aceto di vino – non si utilizzano solo fiori e foglie, ma anche le radici. Un fiore dalle virtù analgesiche, antinfiammatorie e antireumatiche. 

Anche le cosiddette pratoline, cioè le margheritine dei prati, che simboleggiano la giovinezza e la libertà, fanno subito primavera ma si possono raccogliere fino a giugno e, se essiccate, si conservano in vaso per alcuni mesi. I fiori amarognoli si sposano bene con il tarassaco, la cicoria o l’ortica. 

Le dolci viole, invece, simbolo di umiltà e purezza, si raccolgono appena sbocciate. Ottime fritte in pastella, candite o utilizzate appena colte, passano dai risotti ai gelati con indiscussa disinvoltura. Hanno proprietà depurative, decongestionanti e calmanti della tosse.  

I fiori di calendula, infine, sono ottimi per la cura della pelle ma in cucina i boccioli si possono candire o conservare sottaceto e sono un ottimo sostituto dello zafferano.

Vediamo allora alcune ricette per utilizzarli al meglio.

RISOTTO CON LE VIOLE 

Ingredienti: 

350 gr di riso Carnaroli

1,2 litri di brodo vegetale

60 gr di burro

70 ml di Prosecco

1 scalogno

1 mazzo di viole non trattate

sale e pepe bianco

Iniziamo dallo scalogno: puliamolo e tritiamolo in una casseruola con una parte del burro. Aggiungiamo il riso e lo lasciamo tostare per un paio di minuti per poi sfumarlo con il Prosecco. Uniamo un mestolo di brodo e lasciamolo consumare quasi del tutto prima di aggiungerne un secondo e poi un terzo e così via fino al termine della cottura. Aggiustiamo di sale e di pepe. A questo punto dobbiamo togliere la pentola dal fuoco, aggiungere il burro rimasto e mantecare il risotto. Al momento di impiattare aggiungiamo i petali delle viole, mescoliamo e serviamo subito guarnendo i piatti con qualche violetta fresca.


ZUCCHINI RIPIENI DI SALSICCIA E CALEDULA 

Ingredienti:

 4 zucchini 

1 spicchio di aglio

150 gr di salsiccia 

fiori di calendula non trattati

80 gr di pecorino

40 gr di pangrattato

1 uovo

olio

sale 

pepe

Per prima cosa scottiamo in acqua salata gli zucchini per un paio di minuti, poi li rinfreschiamo subito in acqua fredda e li lasciamo scolare per bene. Quando si sono raffreddati li tagliamo in cilindri lunghi circa 5 cm e li svuotiamo della polpa in modo da creare piccoli contenitori cilindrici, facendo attenzione a lasciare una parte di polpa sul fondo a formare la base del “contenitore”.

A questo punto in una padella con un po’ di olio e aglio facciamo rosolare la salsiccia sbriciolata. Quando è cotta, mentre perde il vapore, in una ciotola mescoliamo il pecorino grattuggiato, l’uovo, il pangrattato, i petali di calendula e, a questo punto, la salsiccia. Regoliamo di sale e pepe e procediamo a riempire con l’impasto i nostri cilindri di zucchini. Terminata l’operazione li disponiamo in verticale su una teglia rivestita di carta forno e passiamo in forno caldo a 200 gradi per circa 10 minuti, fino a quando gli zucchini non sono ben gratinati. Al momento di servire diamo colore ai piatti con qualche fiore di calendula fresco.



INSALATA DI MARGHERITE 

Ingredienti: 

Un mazzetto di fiori di margheritine fresche non trattate

200 gr di foglie di malva

200 gr di misticanza

100 gr di ruchetta

100 gr di pancetta

qualche fetta di pane casereccio

2 cucchiai di aceto balsamico

olio evo

sale

Per preparare questo contorno fresco e semplice iniziamo lavando bene le foglie di malva, scoliamole ed asciughiamole. Facciamo la stessa cosa con la ruchetta, poi, in una insalatiera mescoliamo la malva, la ruchetta, la misticanza e le margheritine. In forno, intanto, facciamo tostare le fette di pane. A parte, in un tegame, rosoliamo la pancetta a dadini (non è necessario aggiungere olio poiché il grasso della pancetta con il calore si scioglierà), sfumiamo con l’aceto e, dopo pochi minuti, quando è ancora caldo ma non bollente, versiamo il condimento sull’insalata. Aggiungiamo un filo d’olio, mescoliamo bene e serviamo accompagnando con le fette di pane tostato.

Fresh medicinal roman chamomile flowers in bowl on rustic wooden background, square format

FRITTATA DI PRIMULE

Ingredienti: 

un mazzetto di primule non trattate

3 uova

olio

1 spicchio di aglio

3 cucchiai di latte

parmigiano

sale

Facile e veloce, questa frittata insolita può risolvere un pasto al volo o farci fare bella figura con gli amici. Iniziamo lavando e asciugando le primule. 

In una terrina sbattiamo le uova intere, il latte, il parmigiano, aggiungiamo le primule e aggiustiamo di sale

Poi in una pentola dai bordi bassi ma non troppo larga, facciamo scaldare l’olio con l’aglio che toglieremo appena inizia a sfrigolare. A questo punto uniamo il composto della frittata e facciamo cuocere su ambo i lati. Prima di servire asciughiamo la frittata su carta assorbente.


MOUSSE DI CIOCCOLATO, RUM, VIOLETTE E PRIMULE 

Ingredienti: 

60 gr di cioccolato extrafondente

80 gr di cioccolato al latte

2 uova

50 ml di acqua

1 mazzetto di violette non trattate

100 gr di zucchero al velo

150 ml di olio evo

1 cucchiaio di zucchero

2 cucchiai di RumPer decorare: violette fresche o cristallizzate

Hortus, alla scoperta delle serra aeroponiche

Hortus, alla scoperta delle serra aeroponiche

Nel secondo giorno di primavera Web Garden ha portato i propri soci in un luogo in cui semi germinano e piante crescono come se fosse sempre primavera. 

La serra aeroponica della Società Agricooltur di Carignano, nei fatti è questo: un ambiente artificiale nel quale la primavera si sussegue a se stessa, consentendo a erbe aromatiche, verdure e frutti di crescere sempre, indipendentemente dalle stagioni e dalle condizioni climatiche.

Una visita davvero interessante, in un ambiente che fa pensare a coltivazioni indoor su Marte o sulla Luna. Iniziata con la presentazione dell’azienda e della sua mission, è poi proseguita “sul campo” ovvero nei container/serra.

Anche questa scelta strizza l’occhio alla sostenibilità poiché i container utilizzati da Agricooltur per inserirvi le proprie serre sono cassoni navali destinati alla demolizione, che vengono recuperati e riutilizzati in maniera etica e sostenibile. Al loro interno una serra vera e propria. 

I soci nonché ideatori dell’azienda  ci hanno accompagnato e llustrato passo a passo la complessa tecnologia che rappresenta il cuore pulsante delle serre. Nel primo container, quello di germinazione, ci siamo aggirati fra moltitudini di piccoli vasetti compostabili – le capsule, create da un macchinario di loro progettazione che ricorda una trafila – dove dimorano i semi che, grazie all’acqua e alla luce artificiale, radicano e germogliano. In quello successivo avviene poi la coltivazione. Qui, un tripudio di erbe aromatiche, insalatine e invitanti verdure, oltre ad accoglierci con un profumo che fa pensare al migliore degli ortolani, porta a riflettere davvero sul futuro. 

Infatti quello della serra aeroponica ha tutte le carte in regola per essere uno dei metodi di coltivazione del futuro più prossimo, non solo per il pregio ambientale di cui si è detto, ma anche perché si tratta di un metodo assolutamente democratico. Infatti può variare nelle dimensioni poiché modulare, che significa che è adatto alla grande distribuzione – in cui per altro è già presente e dove il consumatore può acquistare a meno di 2 euro un prodotto vivo (1.500 punti vendita Carrefour in Italia oltre a diversi ristoranti tra Piemonte e Liguria)  – ma anche alla produzione privata, condominiale, consortile o comunque di prossimità. Un esempio di questo sarà presto visibile presso la mensa della Nuvola Lavazza dove verrà installato “Cube”, una serra espandibile, in lunghezza per adattarla al numero delle coltivazioni, e in altezza in modo da poter coltivare piante che si sviluppano verticalmente o che necessitano di tutori come, per esempio, in pomodori. Qui si può coltivare, gestendo anche da remoto, attraverso una app e in totale autonomia, un prodotto vegetale dal seme al raccolto, pronto in tre settimane. La vertical farm, infatti, permettendo di annullare la stagionalità e l’effetto del clima, consente più cicli produttivi in un anno, ottimizzando quindi l’investimento.

Terminata la visita, la giornata è proseguita poco lontano, al ristorante Il Granoturco, dove in allegria abbiamo gustato le prelibatezze del territorio, accompagnate da un ottimi vini bianchi come lo Chardonnay e rossi come il Nebbiolo.

Il primo evento del 2024 di Web Garden si è felicemente concluso con l’entusiasmo di avere scoperto una nuova frontiera dell’agricoltura e di avere passato una giornata  in un  clima di convivialità. 

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Mercatini di Natale, a ciascuno il suo

Mercatini di Natale, a ciascuno il suo

Questo articolo fa parte del numero 29 di Web Garden: Oh, albero

Belli sono belli e hanno la capacità di “fare Natale” a qualunque latitudine riportando ovunque il fascino del tempo passato e quelle ambientazioni incantate tipiche del Natale. Lo stile – praticamente un format esportato a livello culturale tanto da essere riprodotto in tutto il mondo dagli Stati Uniti al Giappone, fino all’India – è sempre lo stesso, casette di legno, lucine, cibo, musica natalizia di sottofondo e una miriade di oggettini in vendita, ideali per regali e pensierini.

L’atmosfera un po’ magica che si respira passeggiando fra le casette illuminate ha fatto dei mercatini di Natale una vera mania, tanto da sviluppare un turismo a sé; si calcola, infatti, che 40 milioni di italiani ne abbiano visitato uno almeno una volta, mentre 6 su 10 nostri connazionali sono degli habituè del genere. 

Tradizione secolare che ogni Natale si rinnova, i mercatini regalano ai visitatori un’esperienza sospesa fra storia e folklore, ma perché e quando sono nati? Le prime notizie relative a qualcosa di simile, per la necessità di fare provviste in vista dell’inverno, risalgono all’Alto Medioevo in alcune zone del Sacro Romano Impero.

Pare che il loro precursore sia il Dezembermarktmercato di dicembre – di Vienna, risalente al 1298 quando i commercianti, grazie ad un permesso dell’imperatore Albrecht, poterono organizzare un mercato per un paio di giorni all’inizio della stagione fredda in modo da consentire alla gente di fare scorte di cibo. Un esempio di marketing che si diffuse velocemente in tutta Europa e dagli alimenti si passò a vendere anche cesti, sculture in legno, tessuti. Erano per lo più prodotti realizzati dai Bauer, contadini di montagna delle zone di lingua tedesca, realizzati nelle lunghe giornate invernali.

L’usanza di rivenderli a valle nel periodo dell’Avvento, con il tempo ha dato vita a vere e proprie giornate di festa accompagnate da canti e balli.

Christmas markets in the north of Italy in a december evening

Curiosa è la virata imposta ai mercatini dalla Riforma Protestante che ne cambia data e festeggiato. Dal 6 dicembre, giorno dedicato tradizionalmente a San Nicola, si passa al giorno della nascita di Gesù con buona pace di tutti i santi ai quali la Riforma, è il caso di dirlo, “fece la festa”. Correva l’anno 1517 e con l’abbandono del culto dei santi voluto dal luteranesimo, il Mercatino divenne “di Natale” cambiando nome in ChrisKindlmarkt, ovvero Mercatino del Bambino Gesù. Nome che in buona parte viene mantenuto ancora oggi. 

Ai giorni nostri tra i mercatini di Natale più particolari in Italia c’è quello di Canale di Tenno, in Trentino. Le bancarelle sono allestite all’interno delle case, delle botteghe e delle stalle del villaggio. In Piemonte il bellissimo borgo di Santa Maria Maggiore, che vanta la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, si anima del suo rinomato Mercatino di Natale, riconosciuto tra i più grandi d’Europa. Di fatto un mercatino diffuso tra le Valli Vigezzo e Ossola che si può visitare con il comodo e suggestivo trenino Vigezzina-Centovalli di cui vi abbiamo parlato nello scorso numero del nostro magazine. 

Dopo le restrizioni luterane, il fascino dei mercatini di Natale trova nuovo slancio con la Rivoluzione Industriale che, grazie ad un maggiore agio economico della popolazione, ne ha alimentato sviluppo e diffusione. Ma i malumori dei proprietari dei grandi magazzini, per niente contenti della concorrenza dei mercatini si fecero sentire fino a farli spostare in periferia, dove rimasero per decenni. Negli anni Trenta del Novecento, con l’aiuto del Partito Nazista, i mercatini tornano nei centri cittadini ma solo con la vendita di oggetti e prodotti locali, in linea con l’ideologia autarchica del Terzo Reich, per sparire poi con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Ricompaiono negli anni ‘60 e ‘70 rinvigoriti dal boom economico del periodo. Corsi e ricorsi storici.

Da allora i mercatini di Natale si sono diffusi dall’arco alpino – principalmente da Germania, Austria e Francia – fino all’Italia ma in tempi molto più recenti di quanto si possa pensare. Il più vecchio mercatino di Natale italiano infatti è quello di Bolzano che però è decisamente giovane, poiché risale solo al 1990. Da lì al Piemonte e alla Valle d’Aosta e lungo tutto lo Stivale è stato un attimo.  

Beautiful young women enjoying Christmas on the Winter market.

Il più grande mercatino tirolese d’Italia è ad Arezzo, mentre a Verona la fiera di Santa Lucia è il mercatino di Natale più grande della città. A Genova il Natale si vive nelle botteghe storiche di via Zena. Le antiche pasticcerie, le cioccolaterie, le sartorie e le botteghe diventano lo scenario ideale per il Natale più dolce. A Torino il cuore del Natale si apre nell’Antico Borgo degli Stracci, tra botteghe di antiquariato, trattorie storiche, chalet e bancarelle che trovano posto in Piazza Borgo Dora e nel suggestivo Cortile del Maglio. Sempre in Piemonte, il paese di Govone a dicembre si trasforma nel Magico Paese del Natale dove la caratteristica principale è l’atmosfera. L’antico carosello è una giostra in stile Belle Epoque affiancata al Pastry Chef, un angolo di pasticceria dove gustare i dolci sabaudi di quell’epoca. 

Storico l’appuntamento a Napoli. Nella via degli artigiani del presepe, la mitica via San Gregorio Armeno, si respira il Natale più tradizionale e forse più sentito. Negozietti, bancarelle e botteghe vendono statue del presepe di ogni manifattura e per tutte le tasche, ma su tutti quelle del celeberrimo presepe napoletano

Nel beneventano un castello speciale ospita uno dei mercatini di Natale più belli d’Italia: 

Il castello guarda dall’alto il borgo medioevale di Limatola e ospita giullari, corte medievale, falconieri, stand gastronomici e, ovviamente, la casa di Babbo Natale. 

Nelle Marche, vicino a Pesaro, nel borgo collinare di Candelara si tieni uno dei mercatini più particolari e suggestivi e già il nome del borgo può dare un indizio sul tema: la candela di cera d’api. Ogni fine settimana l’illuminazione elettrica del borgo si spegne e il paese viene illuminato soltanto dalle fiammelle delle candele di cera. 

Insomma, quella dei mercatini è una magia che non stanca mai, allieta e scalda il nostro Natale, regalandoci atmosfere avvolgenti di addobbi, luci e profumi. Su tutti quelli nostalgici e un po’ evocativi del vin brulè e dei tradizionali dolcetti del nord.  


I MERCATINI NEL MONDO

I più grandi? Quello di Vienna sulla Rathausplatz con circa 200 bancarelle stile casette di legno, quello di Colonia con 160 bancarelle divise in sette mercati di cui uno a bordo di una imbarcazione sul Reno e quello inglese di Bath con 180 espositori. 

Il più scintillante?  Il Christmas Wonderland di Singapore che ogni anno ospita oltre 3 milioni di visitatori. Le strutture sono realizzate a mano da artigiani italiani con legno bianco toscano, il laboratorio di Babbo Natale è allestito all’interno di una palla di neve nella foresta e la Walk of Peace è un tunnel di 50 mt illuminato da 60.000 lampadine.

Il più alto? Quello sul Monte Pilatus in Svizzera.  Allestito a 2.132 mt di quota è considerato il più alto d’Europa.

I più famosi?  Quelli di Augusta, Norimberga, Dresda.

Signori, in carrozza! Il magico mondo del treno.

Signori, in carrozza! Il magico mondo del treno.

Questo articolo fa parte del numero 28 di Web Garden: Sì, viaggiare

Questo mese Web Garden vi parlerà di un turismo lento fatto di binari e vecchi vagoni ferroviari che riprendono vita, portandoci alla scoperta di paesaggi da favola e luoghi talvolta di complicato accesso. Con Anna Sartorio, poi, scopriremo curiose collezioni in tema.

Questo editoriale potrebbe iniziare con il titolo di un libro piuttosto interessante che tratta proprio l’argomento del nostro magazine di questo mese: “Storia meravigliosa dei viaggi in treno”. 

In Italia, terra di valichi e montagne che spesso aprono inaspettati scorci sul mare, viaggiare in treno può diventare un’esperienza affascinante soprattutto se ci si orienta su tratte storiche, come quelle di Binari senza Tempo, un progetto della Fondazione FS nato per ridare slancio a dieci linee ferroviarie, grazie alla legge nazionale del 2017 di tutela ed istituzione delle ferrovie turistiche in Italia. 

Si tratta di binari caduti in disuso ed ora restituiti al turismo per far conoscere luoghi incantevoli e nascosti, piccoli borghi, gioielli paesaggistici e traversate talvolta ardite, promuovendo un turismo lento e sostenibile. 

E’ il caso della Vigezzina-Centovalli, il Treno del Foliage, che da Domodossola attraversa appunto la Val Vigezzo fino alla Svizzera, inserita da Lonely Planet tra i dieci percorsi più belli d’Europa. 52 km da percorrere immersi in favolosi boschi vestiti dei colori autunnali dal verde al giallo al rosso, su fino al punto più alto della valle, Santa Maria Maggiore per proseguire, scegliendo le tappe o arrivandoci tutto d’un fiato, fino al confine, per discendere poi sul versante svizzero e raggiungere Locarno.

Old railway station with a train and a locomotive on the platform awaiting departure. Evening sunshine rays in smoke arches

Fra questi viaggi suggestivi c’è anche quello della Ferrovia Langhe, Roero e Monferrato  di cui vi abbiamo raccontato LINK e che  vi invitiamo a leggere.

Anche in Italia abbiamo i nostri Transiberiana, Oriente Express e non solo.

La Transiberiana d’Italia o Ferrovia dei Parchi, è il treno del Parco della Majella, la ferrovia più spettacolare d’Italia che attraversa 70 km di parchi e riserve naturali fra Abruzzo e Molise, mostrandoci alcuni magnifici paesaggi dello Stivale. E’ detta Ferrovia dei Parchi proprio perché antichi binari, ponti e gallerie della fine dell’800 attraversano le aree di quelli che oggi sono il Parco Nazionale della Majella, il Parco Nazionale d’Abuzzo, Lazio e Molise e della riserva Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise, sotto la tutela dell’UNESCO. 

C’è poi l’Oriente Express delle Tre Valli, una linea ferroviaria storica che da Genova sale verso la montagna lungo 25 km nelle valli dei torrenti Bisagno, Polcevera e Scrivia. E’ una piccola bomboniera, con alcune carrozze che risalgono al 1929, le sedute originali in legno e le rifiniture in ottone e bronzo. Un passato rievocato anche dai dettagli del vagone bar con le abat-jour sui tavolini e una macchina del caffè di carattere retrò.

Un piccolo Oriente Express che però garantisce vedute grandiose dall’alto degli imponenti costoni rocciosi delle valli fino giù alla baia di Portofino.

L’Italia custodisce anche una delle linee ferroviarie considerate fra le più suggestive al mondo e per questo tutelata dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità. E’ il Trenino rosso del Bernina che collega Tirano, in provincia di Sondrio, con St. Moriz in Svizzera. Più di tre ore di viaggio lungo dislivelli considerevoli, fino ad arrivare ad oltre 2.000 metri di quota, proprio sulla cima del Bernina, attraversando paesaggi fra i più vari, fiumi, laghi, campi, viadotti e ponti, fino alle montagne innevate.

Train exiting a tunnel. View from Cliff Walk Bray to Greystones with beautiful coastline, cliffs and sea, Ireland

Verde è invece il Trenino che collega i luoghi incontaminati dell’entroterra sardo che sarebbe piuttosto difficile raggiungere con altri mezzi di trasporto. Qui la presenza dell’uomo è quasi secondaria; ad avvolgere il viaggiatore è il fitto verde dei boschi. Un percorso quasi irreale fra foreste pietrificate, dolmen, boschi e siti archeologici, realizzato verso la fine dell’800 che si insinua nel paesaggio aggirando gli ostacoli ed in totale assenza di gallerie. Un modo di spostarsi realmente in armonia con l’ambiente.

Per attraversare il maestoso paesaggio delle Dolomiti, fra i paesini più nascosti del Sudtirolo, c’è invece il Trenino del Renon, che attraversa pascoli e masi, partendo da Bolzano. Un trenino perché sono soltanto 7 km ma conducono il viaggiatore davanti alle sculture naturali note come camini delle fate, pinnacoli di pietra creati in geologici tempi di lavorìo incessante degli elementi. Inaugurato all’inizio del 1900 venne considerato un piccolo miracolo, poiché costituiva la strada più sicura per trasportare merci e persone attraverso le impervie Dolomiti; oggi è una sorta di scatola del tempo.

Speriamo invece di riavere presto la linea Cuneo-Nizza-Ventimiglia nota come Treno delle Meraviglie, oltre 100 km che attraversano le Alpi Marittime fino al Mercantour, oggi purtroppo chiusa a causa di una frana.  

Circumetnea è invece il nome della linea ferroviaria che in Sicilia, da Catania arriva a Riposto, passando a lato dell’Etna. Un viaggio in una natura selvaggia e tanto incredibile da sembrare uscita dalla fantasia di una regista visionario: il treno, ad una altitudine che sfiora i 1000 metri, regala scorci su crateri vulcanici, agrumeti colorati e lava nerissima, tutto così vicino che sembra di toccarlo. 

Questi sono solo alcuni esempi, perché molte sono le possibilità in Italia come in Europa o nel resto del mondo di viaggiare in treno per raggiungere luoghi insoliti, impervi o del cuore. Ma soprattutto, dedicarsi alla pura e semplice contemplazione guardando dal finestrino il panorama in perenne cambiamento e potersi concedere momenti di lettura come anche un pisolino cullati dall’andatura del treno, rendono viaggio il viaggio stesso.