Intervista a Aqua Aura

di: Ermanno Tedeschi
“Ogni componente reale del mondo costruisce la mia idea di immagine, un meta-mondo di sfera che contiene tutto il visibile. Mi occupo di arte visiva e quindi il terreno primo è ciò che noi vediamo e come lo vediamo.” Questa è la definizione della propria poetica artistica data da Aqua Aura, artista del sublime e dell'infinitamente piccolo e che vi vogliamo presentare oggi.
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“Ogni componente reale del mondo costruisce la mia idea di immagine, un meta-mondo di sfera che contiene tutto il visibile. Mi occupo di arte visiva e quindi il terreno primo è ciò che noi vediamo e come lo vediamo.”

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WebGarden: Aqua Aura, perché hai scelto uno pseudonimo?

La scelta del nome ha a che vedere con la mia storia personale e  con quella professionale. Avendo avuto una piccola storia da artista negli anni ’90 e avendo fatto altro per 12 anni, nel ritorno all’arte avevo bisogno di un nome che creasse una divergenza tra il passato e il presente. 

Aqua Aura è un quarzo modificato dall’uomo. Il suo nome mi piaceva per due ragioni: la prima perché ha quasi una simmetria, simmetria imperfetta perché negata da una lettera, ed è anche quello su cui lavoro, ordine e disordine. L’altra componente perché l’aqua aura subisce una modificazione da un agire umano: è un elemento che ha subito una mutazione, un po’ come me.

WebGarden: Siamo abituati a vedere la natura che ci circonda a occhio nudo. Le tue fotografie, opere d’arte, approfondiscono e ingrandiscono le immagini naturali manipolandole, fino a ottenere quel mix di poesia e scienza che caratterizza i tuoi lavori. Come vengono create le tue opere? Che tecnologie utilizzi per la loro realizzazione e stampa?

Le tecnologie sono quelle utilizzate oggi nel cinema e nella comunicazione in generale, tutti software relativi alla gestione delle immagini fotografiche e all’apparato 3d. 

I lavori seguono due linee contrapposte: nella prima le immagini si compongono nella mente in una sorta di rivelazione, un’annunciazione, nella seconda, invece, si entra in una modalità da laboratorio, si prova, si cercano le relazioni tra le immagini, nelle loro geometrie, nelle loro alchimie. Si testano, insomma, le possibilità degli oggetti e delle immagini di stare insieme e spesso è un lavoro lungo che può richiedere anche dei mesi. 

WebGarden: Web Garden è un progetto che guarda il bello e la natura: qual è il tuo rapporto con la natura? E quanto influisce sul tuo lavoro?

La natura in realtà è per me uno dei due paradigmi con cui mi trovo a relazionarmi. Il primo è il pensiero. Il secondo è la natura. Il primo in realtà è all’interno di ognuno di noi, è la meccanica della nostra mente.

La seconda è una forma alterata, quella che preferisco, perché ha a che fare con un senso di assoluto. Siccome questo senso di assoluto è in dissoluzione nel nostro momento storico, si preferisce la frammentazione.

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La natura in realtà è per me uno dei due paradigmi con cui mi trovo a relazionarmi.
Il primo è il pensiero. Il secondo è la natura. Il primo in realtà è all’interno di ognuno di noi, è la meccanica della nostra mente.
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Questo per me è un caposaldo di un’estrema autorità, dell’attività spirituale, che credo sia ancora uno degli elementi costitutivi dell’espressione artistica: è pervasiva, ma è anche è una cosa che sta svanendo. E quindi questa sensazione di sparizione è per me fondamentale: la ricerco nelle opere, la indago nelle opere. Pur essendo sempre alla ribalta per questioni di tipo ecologista, in realtà è una delle componenti del nostro mondo che si tende a dimenticare molto velocemente.

La mia radice è sempre scientifica e poi ricade su un territorio narrativo, di contemplazione.

WebGarden: In alcune tue serie accosti ingrandimenti esagerati di componenti del nostro corpo con elementi naturali di facile riconoscibilità come i fiori. Che cosa ti ha portato ad accostare insieme il mondo umano e quello vegetale?

Mi ci ha portato un’idea prettamente scientifica, cioè nell’infinitamente piccolo queste differenze non esistono. L’infinitamente piccolo di un corpo umano rispetto a quello di altri organismi è la stessa cosa, in cui la vera dinamica è la relazione tra le particelle. Sostanzialmente la costruzione di questo mondo e composizione universale è possibile nell’infinitamente piccolo.

La mia radice è sempre scientifica e poi ricade su un territorio narrativo, di contemplazione.

WebGarden: Come  nasce l’accostamento delle diverse componenti delle fotografie?

Nasce su percorsi di ricerca, non in senso scientifico, nel senso di provare e riprovare. La vicinanza tra un fiore, una pianta e gli elementi che fanno parte del corpo umano parte da un accumulo di immagini.

Parto dal presupposto che esiste un ritratto del mondo che contiene tutte queste componenti, noi siamo creatori di immagini del mondo, tutti quelli che caricano immagini sulla rete vanno in qualche modo a costituire una porzione di mosaico infinito, il racconto per immagini del mondo. Io sono un collezionista di immagini, che fanno parte sia del visibile, che dell’invisibile, dove per invisibile intendo quello documentato dalle macchine, che estendono la capacità del nostro occhio.

Tutto questo apparato, dall’infinitamente piccolo, all’universalmente grande, è privo di gerarchia.

WebGarden: Ci sono organismi che ancora non hai studiato e vorresti approfondire?

Non li definirei organismi, sono le particelle elementari: è molto tempo che sto riflettendo su come approcciare questo mondo dell’invisibile. Non sono ancora riuscito a focalizzare il metodo, ma non demordo. L’altra componente che vorrei indagare è l’energia che viaggia nello spazio e questa ricerca mi spinge ad accostarmi alla fisica teorica.

WebGarden: Che cosa rappresenta per te la scienza oggi? Che rapporto hai con gli scienziati?

n questo tempo la scienza è la vera protagonista del nostro universo. Ci siamo abituati alla scienza come a qualcuno che ci deve dare una verità assoluta in cui muoverci. In realtà io sono più attratto da quel mondo della scienza che è pura intuizione, quindi dalla fisica teorica, che poggia il suo fare su dati scientifici accertati, in realtà richiede un grande sforzo immaginativo, richiede la capacità di creare mondi puramente teorici, puramente immaginari.

Ora questa capacità, che è sempre stata appannaggio degli artisti, credo che oggi nelle frange delle teorie cosmologiche della materia venga posseduta completamente, come se ci fosse stato uno slittamento, oltre all’arte, lo scienziato teorico possiede queste capacità immaginativa, che poi a differenza dell’arte deve venire cercata e confermata. Ma questo infinito universo di ricreazione mentale del mondo è una componente di forte attrazione per me. Credo sia la forza che più importante della scienza. 

WebGarden:

Ti dividi tra Milano e l’Islanda: quanto ti ha influenzato la cultura nordica nei tuoi lavori? In Islanda il rapporto uomo natura è diverso da quello italiano?

Io sono un ricercatore del concetto di sublime, che è un concetto anacronistico. Ma questo elemento della totalità è naturale trovarlo nei luoghi del selvaggio estremo. Questa wilderness oggi più che alla giungla ottocentesca appartiene a questi mondi, nell’estremo nord e estremo sud del mondo. In questi luoghi la luce è una componente fondamentale, sopratutto per me che vengo dal mondo della fotografia: sono stati luoghi di attrazione totale ed è qui che ho trovato il materiale del mio racconto e che mi ha accompagnato nella mia ricerca artistica dal 2011 a oggi.

WebGarden: Hai mai pensato di trasformare le tue creazioni in opere tridimensionali?

Assolutamente sì e ci sono stati tentativi in passato con la tecnologia della prototipazione e con tecnologie più tradizionali come la scultura su alabastro. Mi sono però limitato ad alcune componenti del mio lavoro, come quelle molecolari, piuttosto quelle dell’estremamente piccolo.

Sono alla continua ricerca di una tecnologia che permetta un’opera che sia un concetto più esteso. Mi immagino una fisicità che porti un coinvolgimento fisico allo spettatore. Un elemento reale ius cui vivere come un’architettura. Quando avrò trovato la mia tecnologia, il mio meccanismo, saprò essere più preciso. O forse non ce ne sarà bisogno perché a quel punto ci sarà l’opera che parlerà per me.

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