Intervista a Gianluca Quaglia

di: Gwladys Martini
Gianluca Quaglia (Magenta, 1978) è un giovane artista che vive e lavora a Milano. Il suo lavoro indaga il rapporto tra l’ambiente e ciò che in esso accade, nella dimensione in cui il contesto e il soggetto si relazionano e si modificano tra loro. Utilizza diversi materiali sui quali agisce con un processo di riposizionamento degli elementi, generando una nuova dimensione ambientale e visiva. Lavora con diverse associazioni e ha progettato laboratori di arte per il sociale e le disabilità.
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Il rapporto uomo – natura è un tema molto dibattuto, anche in ambito artistico, e ciò che mi interessa sondare è un’esperienza visiva che trae origine da riflessioni di interazioni e comportamenti del mondo naturale con quello umano.

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WebGarden: In tutte le tue opere compaiono elementi dal mondo Res Naturae e i tuoi lavori nascono dalla curiosità di stabilire una relazione tra natura e cultura: che cosa ti ha spinto verso questa indagine? Come si è evoluta nel corso degli anni?

Il rapporto uomo – natura è un tema molto dibattuto, anche in ambito artistico, e ciò che mi interessa sondare è un’esperienza visiva che trae origine da riflessioni di interazioni e comportamenti del mondo naturale con quello umano.

L’obiettivo non è raccogliere informazioni, bensì fornire un nuovo punto di vista, una diversa modalità di fruizione di un rapporto tanto antico quanto da riequilibrare. Il mio approccio iniziale è sempre affidato all’osservazione di immagini ricavate da libri, manuali, volumi antichi, tavole botaniche o carte decorative, cercando di connettere elementi tra loro per proporre un nuovo e diverso equilibrio formale. In un pianeta in cui la tecnologia corre veloce io sono sempre più interessato a un andamento lento, alla low-tech.

A mio parere è molto più radicale scegliere di coltivare un pezzo di terra piuttosto che immaginare futuri digitali o passeggiate virtuali.

 

WebGarden: Parte della tua ricerca si basa su una sorta di dissezione di un elemento per traslarlo nello stesso contesto. Hai una pazienza e una precisione infinite: a cosa pensi quando intagli le figure o modelli la ceramica? L’idea di svuotamento e isolamento per ricomporre un nuovo ambiente che significato ha?

Gli aspetti della precisione e della pazienza è pur vero che sono quelli che immediatamente balzano all’occhio dello spettatore e destano curiosità, in realtà sono i meno intriganti del mio lavoro, in quanto alla radice c’è una scelta che è quella di indagare l’infinitamente piccolo in relazione al suo opposto.

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Sono un convinto sostenitore di tutte le mono manie e questa è la mia!
Colleziono e acquisto libri e tavole scientifiche ogni qual volta mi capita di trovare immagini di mio interesse.
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Ciò che è rilevante in questo scambio, imprevedibile e dinamico, non è lo strumento che utilizzo e le sue modalità d’impiego, bensì il risultato che cerco di ottenere. Mi soffermo sulle caratteristiche intrinseche delle immagini, analizzando contenuto, composizione, coerenza, per comprendere appieno quali possono essere le loro capacità di generare nuove forme. Ciò che mi interessa in maniera prioritaria, infatti, è la capacità che possiedono le immagini del mondo naturale di aprirsi a nuovi significati e di stimolare l’immaginazione di chi osserva.

Non ho voluto utilizzare i reperti storici per il mio lavoro, ma ho avuto comunque un proficuo scambio con chi se ne occupa

WebGarden: Come scegli le tavole che poi utilizzerai nei tuoi lavori? E dove le trovi? Che significato ha per te il riutilizzo di tavole ed erbari storici?

Sono un convinto sostenitore di tutte le mono manie e questa è la mia! Colleziono e acquisto libri e tavole scientifiche ogni qual volta mi capita di trovare immagini di mio interesse. Gli strumenti di ricerca che utilizzo per l’acquisto sono i più disparati, dai siti web dedicati ai mercati e negozi di antiquariato.

Al momento sono concentrato sui pollai: polli, galli e galline e sulle loro “case”. È un argomento molto interessante e allo stesso tempo molto battuto, chissà se ci farò qualcosa, vedremo…

Per quanto riguarda gli erbari storici, nel 2017, durante la residenza C.A.R.S. di Omegna, ho avuto la possibilità di lavorare all’interno dell’archivio del Collegio Rosmini di Domodossola.

È stata la mia prima esperienza a contatto diretto con un importante archivio che conserva reperti storici, rari e preziosi. È stato un momento di ricerca e scambio con i naturalisti che gestiscono l’archivio e ho avuto modo di vedere come trattano questa materia di studio e con quale cura e rispetto si occupano di ogni pianta.

Non ho voluto utilizzare i reperti storici per il mio lavoro, probabilmente sarebbe stato complicato averli in prestito, ma ho avuto comunque un proficuo scambio con chi se ne occupa ed è nata una collaborazione che si tradurrà in un’opera che sarà esposta nella mostra Cartografia sensibile a cura di Lorenza Boisi a Palazzo Tornielli ad Ameno (NO) a settembre 2021. 

 

WebGarden: Web Garden oggi si occupa di arte e natura, ma è nato dall’esigenza di visitare luoghi nascosti come i giardini meravigliosi non sempre accessibili al pubblico. Che rapporto hai con i giardini?

Il mio rapporto con i giardini è di assoluta ammirazione, conosco la teoria, ho studiato su libri che mi hanno permesso di entrare in questo vasto argomento affascinante. Ho approfondito i saggi di Gilles Clément, Michael Jakob, Michael Pollan, Wendel Berry e François Jullien. Diciamo dunque che conosco la teoria e meno la pratica del giardino. 

Nel mio lavoro ho scelto il giardino perché penso sia un perfetto esempio di collaborazione tra uomo e natura. Nel giardino risiedono la bellezza, l’armonia ma anche la filosofia e l’energia della natura. Se ci si dedica con cura al giardino, o anche all’orto, ci si può sentire all’interno del ciclo naturale ed è sorprendente. Il giardino è un argomento con secoli di tradizione e con grandi differenze tra occidente e oriente. È un tema meraviglioso e da scoprire.

 

WebGarden: I tuoi progetti sono molto spesso site-specific. Come consideri l’interazione tra ambiente e pubblico?

 

Nei miei ultimi progetti mi sono concentrato molto sulla relazione tra pubblico e opera, scegliendo di allestire i miei lavori in maniera tale da richiedere l’interazione con chi entra in contatto. È possibile trovare un mio lavoro posizionato molto basso che per osservarlo è necessario sedersi, altre volte invece si può trovare molto alto ed è necessaria una scaletta per guardarlo. Il punto di osservazione è fondamentale e cambia l’essenza dell’immagine. 

Ciò che mi interessa è provare a mettere in discussione le abitudini e i modi con cui normalmente ci relazioniamo con le immagini e gli ambienti naturali.

WebGarden: Sono molto incuriosita dalla serie “Possiamo sempre parlare del tempo”: ci vuoi spiegare come è nata l’idea e come realizzi queste microsculture?

L’opera è composta da piccole sculture realizzate con vari insetti morti tra cui mosche, api, vespe e farfalle. Tutti gli insetti sono stati trovati casualmente, per strada in diverse città d’Italia e d’Europa, in luoghi di montagna, in campagna e in abitazioni private. Con questi insetti sono state prodotte microfusioni in bronzo e argento.

È un lavoro che parte da un esercizio: osservare costantemente e con attenzione i luoghi in cui passo e in cui mi fermo, un allenamento utile a imparare a cogliere i piccoli dettagli, le piccole cose che accadono intorno a me, di cui non sempre mi accorgo, come ad esempio una mosca che cade a terra. Il titolo “possiamo sempre parlare del tempo” enfatizza la messa in discussione di ciò che consideriamo importante e degno della nostra attenzione.

WebGarden: Ci racconti i prossimi progetti?  Come quello che stai per inaugurare a Domodossola, per esempio…

Ho avuto la fortuna di poter contribuire alla riapertura dei Musei Civici Gian Giacomo Galletti di Domodossola in Palazzo San Francesco, che dopo 40 anni di chiusura riapriranno le porte al pubblico il 18 giugno 2021. Nell’ultimo anno ho lavorato con il progettista, l’architetto Paolo Carlo Rancati e con il direttore dei musei Antonio D’Amico per realizzare un lavoro di riequilibrio tra contenuto e contenitore, tra lo spazio museale e le collezioni, in particolare all’interno del Museo di scienze naturali. Si tratta di oltre 600 m² espositivi in cui sono presenti, tra le altre, preziose collezioni di tassidermia, geologia, malacologia e botanica. Ho realizzato una serie di interventi permanenti in stretto dialogo con i reperti esposti, scegliendo di raccontare la circolarità̀ e la ciclicità̀ della vita naturale, rappresentando con varie tecniche il più elementare dei cicli, ovvero, il passaggio dal giorno alla notte. 

Un altro progetto a cui tengo molto è il workshop a distanza dal titolo Nature, nato in collaborazione con un centro diurno di Milano che si occupa di disabilità dell’adulto. Anche in questo caso il tema del laboratorio è il rapporto tra l’uomo e la natura e l’interazione con il pubblico che è invitato a entrare sul sito web www.ideacopernico.it e seguire le istruzioni per partecipare. Navigando è possibile trovare video di presentazione, testi e istruzioni scaricabili, che invitano ad osservare la natura intorno a noi, come ad esempio le piante sui balconi, i fiori in giardino, gli alberi di un piccolo parco o anche la frutta che abbiamo in frigorifero. Una proposta didattica che invita a osservare i dettagli e a prendersi cura della natura che ci è più vicina. 

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