Il Luogo Segreto

di: Anna Sartorio
Dedicarsi al giardinaggio come atto di vita: il giardino di cui dobbiamo avere cura rimanda sempre a un altrove: luogo privato dello spirito o spazio fisico destinato a pochi; talvolta, rifugio soltanto per noi stessi, che quell’angolo di bellezza dobbiamo scoprire e meritare, mantenendone intatta la meraviglia.
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Il giardino rimanda sempre a un altrove: un luogo privato dello spirito o spazio fisico che dobbiamo scoprire e meritare, mantenendone intatta la meraviglia.

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Si narra che nel Secolo dei Lumi, introducendo una sua opera teatrale in qualche corte d’Europa, Voltaire esortasse dame e damigelle a dedicarsi al giardinaggio. La frase che gli è attribuita – «Mesdames, Demoiselles, cultivez vôtre jardin!» – non si ferma a quanto, letteralmente, dice. Come il finale del suo racconto filosofico Candide, ou l’Optimisme («il faut cultiver nôtre jardin»), il giardino di cui dobbiamo avere cura rimanda sempre a un altrove: luogo privato dello spirito o spazio fisico destinato a pochi; talvolta, rifugio soltanto per noi stessi, che quell’angolo di bellezza dobbiamo scoprire e meritare, mantenendone intatta la meraviglia.

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L'Herbarium di Emily Dickinson
La sua prima opera e un interessante Erbario
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Il primo componimento d’arte della poetessa Emily Dickinson fu un Herbarium, che custodisce 424 piante e fiori essiccati, oggi conservato intatto e digitalizzato alla Harvard Library.

un erbario d'autore

Nel tempo in cui le signorine per bene erano schiacciate come i fiori nei pochi libri loro consentiti, senza il permesso di accedere a studi che instillassero idee pericolose – o anche soltanto idee – botanica e giardinaggio erano attività innocue e consentite; per molte, l’unico spiraglio per infrangere un destino di spose e di madri e passare, attraverso le Scienze naturali, a una formazione letteraria o scientifica – talvolta, universitaria.

Anche i grandi scrittori coltivavano i propri giardini. Letteralmente. Voltaire fu giardiniere dilettante nelle sue tenute di Les Délices e Ferney; Robert Louis Stevenson strappava erbe infestanti a Samoa; Victor Hugo piantava querce. Per il poeta italiano Camillo Sbarbaro, i licheni – di cui fu collezionista ed esperto di fama mondiale – erano l’essenza di quelle «esistenze in sordina» da lui predilette, con il loro «modo spoglio di esistere».

Ecco dove ci accompagna, questo mese, il Magazine di Web Garden: alla scoperta di quell’«oltre» fisico, intellettuale o spirituale che ogni giardino rivela.

Può essere il giardino nascosto di Casa Lajolo, dimora storica a Piossasco (Torino), da scovare attraverso un minuscolo passaggio in un’alta e fitta siepe di tasso. Oppure il Giardino Segreto di Cristiana Ruspa, che ha intitolato così il proprio studio di architetto-paesaggista: là dove non si limita a progettare spazi verdi, ma esprime l’empatia che ha con la Natura e con l’anima che questa racchiude.

Infine, un colpo d’ali intorno al mondo, dall’Europa all’Oriente, dalle Canarie agli Stati Uniti, per raccontare luoghi straordinari come i Giardini perduti di Heligan, Cornovaglia: 30 acri concepiti 400 anni fa, poi devastati dall’incuria, quindi recuperati con quella sapienza che va «oltre» la manualità e il mestiere per diventare devozione – e che sì, Voltaire approverebbe.

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Dai sicomori dell’Antico Egitto, da cui la dea Nut versava sui defunti l’acqua dell’immortalità, al cipresso del mito greco di Ciparisso, giovane amante di Apollo trasformatosi in albero per aver causato la morte del suo cervo addomesticato: da allora e per sempre immagine di lutto e tristezza. E oggi? Dopo secoli di raffinati orti funerari, pensati con intelligenza e curati con sacralità, ci si affida al mercato, che sceglie le specie più durature o quelle a fioritura autunnale. Come gli splendidi crisantemi: in Asia sinonimo di matrimonio, in Italia di cimitero.

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