Asuma Makoto: Flower Punk

di: Federica Tabbò
Arte e natura sono le due parole chiave che costituiscono il progetto Web Garden. Un progetto appassionato, ambizioso, poetico che tra le varie intenzioni, si pone anche quelle di provare ad indagare come arte e natura convivano in altre parti del mondo.
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E allora perché non condividere l’incredibile esperienza di Azuma Makoto?

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Azuma Makoto (1976, Fukuoka) è un artista giapponese che “lavorando i fiori” realizza sculture botaniche a cui fa fare spesso dei viaggi incredibili: le spedisce nello spazio o le spinge sul fondo dell’oceano. Un processo di lavorazione dei fiori, un percorso artistico quello di Makoto, che vale davvero la pena di approfondire.

Nel suo laboratorio di Tokyo, l’artista si interroga su quale possa essere una vera e profonda connessione emotiva tra i fiori e le persone, visto che per provare una bella sensazione basta uscire ed immergersi nella natura. Allora perché proprio i fiori? Perché sculture di fiori? Perché foto di queste opere dovrebbero suscitare l’interesse delle persone e magari far anche provare loro delle emozioni?

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It’s like chasing the game of life
è come inseguire il gioco della vita
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ci dice Makoto. Perché come gli esseri umani, anche i fiori attraversano le fasi evolutive, se pur in maniera molto più rapida: la fioritura in adolescenza e giovinezza, la freschezza dei vent’anni, la bellezza dei trenta. Così come l’appassire dell’invecchiamento e il mistero della morte.

L’essere umano non è forse parte della natura?

“Un giorno anche noi potremo morire, diventare polvere e tornare alla natura”, sostiene Makoto. Ed è in questo concetto che si fonda il senso profondo del suo processo artistico per cui il pensiero si concentra spesso sulla nascita e la morte dei fiori e su cosa accadrebbe se i fiori si trovassero in luoghi dove non nascono naturalmente.

Da qui la folle ma incredibile idea del lancio dei fiori nello spazio nel 2014: un fermo immagine che toglie il fiato. E qualche anno dopo, nel 2017, il secondo esperimento: quello di immergere i fiori nelle profondità dell’oceano. Testarne resistenza e capacità adattive, producendo visioni uniche al mondo.

Nel 2011, in seguito al drammatico terremoto che devasta Fukushima e che scuote indelebilmente il Giappone, l’artista si sente invaso dal dolore e dalla tristezza che segnano la sua terra e la sua gente. E come molti artisti, nei momenti in cui si presentano crisi profonde, decide di mettere i fiori, la sua arte al servizio del benessere collettivo portando fiori alle scuole, innestando nuove piante nei luoghi devastati dal terremoto: la forza della natura, che rinasce dove tutto è stato ucciso, diventa una spinta al coraggio, alla ripresa, al ritorno alla vita.

Ecco perché abbiamo scelto di raccontarvi questa storia, ecco perché arte e natura sono ciò a cui vogliamo dedicarci in questo difficile frangente storico. Ecco perché vi consigliamo di guardare Flower PunK, il breve documentario realizzato dalla filmaker americana Alison Klayman per il New Yorker che vi travolgerà e speriamo, toglierà il fiato com’è stato per noi. Offrendovi però la voglia di tornare a respirare, nella natura, con la natura.

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Dai sicomori dell’Antico Egitto, da cui la dea Nut versava sui defunti l’acqua dell’immortalità, al cipresso del mito greco di Ciparisso, giovane amante di Apollo trasformatosi in albero per aver causato la morte del suo cervo addomesticato: da allora e per sempre immagine di lutto e tristezza. E oggi? Dopo secoli di raffinati orti funerari, pensati con intelligenza e curati con sacralità, ci si affida al mercato, che sceglie le specie più durature o quelle a fioritura autunnale. Come gli splendidi crisantemi: in Asia sinonimo di matrimonio, in Italia di cimitero.

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